Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 26 Giovedì calendario

Lussana Massimiliano

• Bergamo 9 gennaio 1969. Giornalista. Del Giornale • «Gallidellaloggiamente parlando, Massimiliano Max Lussi Lussana, o Ma.Lu., che dir si voglia, non è solo uno stralunato bergamasco [...] immigrato a Roma, no. Gallidellaloggiamente parlando - per esempio - potrebbe essere il Curzio Maltese del giornalismo politicamente assai scorretto. E infatti, Massimiliano Lussana, è un cronista del Giornale, bravissimo e seguitissimo, ma siccome gli capita di trovarsi accanto una donna bellissima alla messa della domenica mattina, siccome si addormenta ogni santa notte sognando le tette di Barbara, una sua amica a cui dona amore, ”platonico amor degno di Onan il Barbaro” come dice lui, è un uomo fatto fumetto. Una bella signora dei salotti romani che un pensierino su Massimiliano l’ha fatto, ha detto: ”Mi piace da impazzire, sembra un fumetto”. Tutto perché incontrandosi, essendo stati presentati, lui disse a lei nel suo borboglìo bergamotto un lungo e strabuzzato ”eeh aaascooltaa”. Che vuol dire: ”Ascolta”. Lei si innamorò, lui non ci vuole ancora credere. E potrebbe dirsi che non saprebbe a chi dare i resti di se stesso perché nel frattempo ne incontra un’altra, magari una ballerina del Bagaglino e allora quel frastuono di gonne che gli avanza da dietro le stanghe dei suoi occhiali, oltre la corona dei capelli tipo spaghetti spezzati, lo sovrasta come metafisica della figa. Metafisica, salvo vederlo poi, negarsi agli appuntamenti di fine serata, ”no grazie, vado a casa”, perché Max - bravo figlio appunto - va a letto appena possibile, si alza presto [...] mangia alle undici ”come i mastri muratori della Val Brembana” e arriva in redazione dove comincia la sua giornata di giornalista, spesso andando in giro, ma sempre divorando quotidiani, agenzie e tv, e ovviamente tante telefonate, quelle del pissi pissi comunicativo. E allora, gallidellaloggiamente parlando, il Max, non essendo Curzio Maltese, essendo un navigatore di scompartimenti in seconda classe, nemico dei tassisti, curioso pencolante pendolare di tutte le linee ferrotranviarie da dove ruba facce e personaggi, è veramente un fumetto, è il trionfante Paperoga del giornalismo italiano perché del cugino di Paperino ha doti più che surreali, pasticcione forse, pratico di tutte le stramberie ai limiti del metalinguaggio, come il beccuto eroe di Disney, vive dentro lo starnazzante mondo dell’io-tunoi- tutti, con un surplus dedicato ai bislacchi, agli sfortunelli, ai magnifici pazzi, e anche a quelli che ci marciano, sicché gli capita di essere amico di Michele Serra, di Erminio Boso, o di trovarsi in macchina con Enrico Brizzi e altri, e a lui - bravo figlio appunto - non gli riesce di capire perché, avvistando una volante della polizia, i finestrini si abbassano all’improvviso e saltano via rotolini di carta stagnola. Polentone, è molto polentone. Un aneddoto che lo riguarda, per esempio, rivelerebbe la necessità della secessione. Quello di quando facendo coppia con un siciliano sordo a cui capitò di dover fare un’intervista telefonica a Tatarella gli chiese soccorso proponendogli di separare da bravi fratellini, l’incombenza: ”Dato che non ci sento, io faccio le domande e tu ti ascolti le risposte”. Una scena degna della tradizione dei carabinieri, tipo ”uno parla, l’altro ascolta”, ”scemo e più scemo”, oppure Totò e Peppino. Ebbene, andò a finire che a conversazione conclusa Max che avrebbe dovuto ascoltare e decrittare Tatarella aveva segnato le domande, e non le risposte, lasciando l’altro a strepitare in una pubblica piazza su quanto meglio erano i Borboni. In verità i due sono collaudati per l’avanspettacolo trash, sono contesi da Giorgio Gori da un lato e Carlo Freccero dall’altro e, gallidellaloggiamente parlando, faranno un figurone però questa è un’altra storia anche se il pensiero di Max è quello ”che in video arriva la figa” e quindi, yeah!, proprio un’altra storia. E poi Massimiliano è certamente polentone, però non è affatto un pirla, e quando dice di preferire ”la nebbia padana ai faraglioni di Capri”, quando scruta sospettoso il cielo di Roma che nevica il fuoco del sole, riesce convincente perché ci mette la poesia di Andy Warhol quando colloca Marilyn al posto della Venere di Milo e giustamente, camicia verde onoraria qual è, rimbrotta: ”Ma voi terroni come fate a portare i regali ai bambini il due novembre?”. Sarebbe anche ciellino Massimiliano - ma di ciò, proprio perché è un fumetto, trionfante Paperoga - se ne scorda sempre più spesso, e di ciò, ahi! ahi!, se ne disperano i custodi della sua anima, ma c’è quella bellissima che va alla stessa messa…» (Pietrangelo Buttafuoco, ”Il Foglio” 9/4/1997).