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 2007  luglio 26 Giovedì calendario

Ma è tutta colpa di zar vladimir? Panorama 26 luglio 2007. L’accordo per la riduzione degli armamenti in Europa, di cui Vladimir Putin ha sospeso l’applicazione, risale al 1999 ed è figlio di un trattato che venne solennemente firmato a Parigi il 19 novembre 1990 da George Bush sr, Mikhail Gorbaciov, François Mitterrand e gli altri primi ministri o ministri degli Esteri dei paesi dell’Alleanza atlantica

Ma è tutta colpa di zar vladimir? Panorama 26 luglio 2007. L’accordo per la riduzione degli armamenti in Europa, di cui Vladimir Putin ha sospeso l’applicazione, risale al 1999 ed è figlio di un trattato che venne solennemente firmato a Parigi il 19 novembre 1990 da George Bush sr, Mikhail Gorbaciov, François Mitterrand e gli altri primi ministri o ministri degli Esteri dei paesi dell’Alleanza atlantica. Il primo decise la drastica riduzione degli arsenali dei due blocchi (esisteva ancora il Patto di Varsavia); mentre il secondo, firmato a Istanbul con la partecipazione di alcuni stati ex sovietici, prevede un altro taglio, pari al 10 per cento degli armamenti permessi dall’accordo precedente. Il decreto firmato da Putin negli scorsi giorni, quindi, avrebbe rimesso in discussione l’insieme delle intese con cui venne solennemente celebrata la fine della guerra fredda. I suoi critici in Europa e negli Usa non hanno dubbi. La sospensione del trattato non sarebbe che l’ultimo ruggito di una dirigenza russa divenuta in questi ultimi tempi sempre più repressiva sul piano interno e sempre più aggressiva sul piano internazionale. Putin ha deciso di rispettare la costituzione (che vieta il terzo mandato) e non si presenterà alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Ma si prepara a governare la Russia per procura e non perde occasione per abbellire il suo ritratto di uomo forte, necessario al destino della nazione, con mosse energiche e nazionaliste. Ha debellato gli oligarchi, ha "pacificato" la Cecenia, ha restituito allo stato il controllo delle maggiori risorse nazionali, ha messo a tacere i dissidenti, si è impadronito dei maggiori organi d’informazione. E approfitta della debolezza di George W. Bush, impegolato nella guerra irachena, per sferrare un attacco contro la presenza americana in Europa. Questa tesi non è del tutto falsa, ma trascura parecchi elementi. L’accordo del 1999 è stato ratificato soltanto da Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Ucraina. I paesi della Nato non lo hanno ratificato perché la Russia non ha mantenuto l’impegno di ritirare le proprie truppe dalla Transdnistria (una regione moldava abitata in buona parte da russi e ucraini) e da alcune province secessioniste della Georgia (Abkhazia e Ossezia del sud). vero, ma è altrettanto vero che la Nato si è allargata in questi anni sino a comprendere gli ex satelliti del blocco sovietico e tre repubbliche ex sovietiche. Mentre la Russia mantiene alcune posizioni militari in territori della vecchia Urss, gli Stati Uniti hanno creato basi militari in Bulgaria, Romania, Macedonia, Kosovo, Uzbekistan (da cui si sono recentemente ritirati), Afghanistan, Tagikistan; e si preparano a raddoppiare la base di Vicenza. In una intervista a Ennio Caretto (Corriere della sera del 15 luglio) Jack Matlock, ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca dal 1987 al 1991, ricorda che al momento dell’unificazione tedesca "noi promettemmo al leader sovietico Mikhail Gorbaciov (io ero presente) che se la nuova Germania fosse entrata nella Nato non avremmo allargato l’alleanza agli ex stati satelliti dell’Urss nell’Europa dell’Est". In quell’occasione gli Usa promisero che la Nato sarebbe intervenuta solo in difesa di uno stato membro. Ma questo non le impedì di bombardare la Serbia e conquistare il Kosovo. La crisi non sarebbe scoppiata, probabilmente, se Bush, nel 2001, non avesse denunciato l’accordo degli anni Settanta con cui Usa e Urss si erano accordati per limitare il numero dei missili antimissile che ciascuno dei due paesi avrebbe avuto il diritto di costruire. La denuncia dell’accordo ha permesso agli Usa di programmare la costruzione di uno scudo antimissilistico in Polonia e di una stazione radar nella Repubblica Ceca. Lo scopo dichiarato è quello d’intercettare missili iraniani che oggi non esistono. davvero indispensabile collocare queste armi a breve distanza dalla frontiera russa? stato opportuno lasciar cadere la proposta avanzata da Putin per l’uso congiunto di una stazione russa in Azerbaigian? davvero sorprendente che la politica americana susciti a Mosca reazioni nazionaliste? SERGIO ROMANO