Panorama 26/07/2007, Pietro Calabrese, 26 luglio 2007
Un bonus che vale 100 mila voti. Panorama 26 luglio 2007. Lo confesso subito a scanso di equivoci: questo articolo è scritto in palese conflitto di interessi perché riguarda una materia nella quale sono direttamente coinvolto
Un bonus che vale 100 mila voti. Panorama 26 luglio 2007. Lo confesso subito a scanso di equivoci: questo articolo è scritto in palese conflitto di interessi perché riguarda una materia nella quale sono direttamente coinvolto. Si tratta del cosiddetto bonus Maroni che aumenta di un terzo lo stipendio ad alcune categorie di lavoratori, fra cui il sottoscritto. Il meccanismo è semplice. Tutti coloro che hanno raggiunto l’età pensionabile e il numero di contributi richiesti, se decidono di rimanere al lavoro, possono continuare a versare mese dopo mese al loro istituto previdenziale quanto prescritto, oppure hanno facoltà di godersi tale somma subito e farsela accreditare sullo stipendio. chiaro che in questo secondo caso la loro pensione si «blocca» al momento della scelta, e quindi quando smetteranno di lavorare godranno di un reddito inferiore. In compenso avranno potuto disporre, mese dopo mese, di uno stipendio maggiorato del 33 per cento lordo, esentasse. Non è poco, e fa molto comodo. Significa che ogni 1.000 euro di stipendio se ne incassano 330 (netti) in più. Questo meccanismo inventato dall’allora ministro del Welfare Roberto Maroni (a destra) costa qualcosa allo Stato? Neanche un centesimo di euro. Costa qualcosa agli altri cittadini? Neanche mezzo centesimo di euro. Costa allora alle aziende? Nemmeno, perché queste si limitano a versare sullo stipendio la stessa cifra che prima davano agli istituti di previdenza. Costa qualcosa a questi ultimi? Nulla di nulla. Insomma, per farla breve, non costa niente a nessuno e fa contenti tutti coloro che ne usufruiscono per libera scelta. Anzi, se vogliamo dirla tutta, farà risparmiare negli anni a venire sul costo totale della previdenza, perché chi in questi anni ha usufruito del bonus percepirà una pensione inferiore, con sollievo di chi continuando a lavorare dovrà pagarla a quelli che di andare in ufficio o in fabbrica avranno smesso. Il bonus Maroni, in vigore dal gennaio 2005, finirà questo 31 dicembre e il governo Prodi ha già fatto sapere, per bocca di quel genio del consenso politico che è il ministro Cesare Damiano (a sinistra), che non verrà riproposto. Motivo? «Non ha fatto risparmiare un euro e ha favorito solo quelli che hanno qualifiche molto alte. E comunque neanche Maroni lo voleva più». Falso: Maroni ha già smentito affermando che lui lo avrebbe rinnovato, eccome. E non è vero neppure che ha favorito solo coloro che già avevano stipendi alti: solo il 31 per cento di quelli che ne hanno usufruito aveva uno stipendio annuo superiore ai 100 mila euro, tutti gli altri avevano buste paga a partire da 2 mila euro. L’atteggiamento punitivo di questo governo («è stato solo un regalo» ha detto con tribale soddisfazione il solito Damiano) andrà così a colpire circa 90 mila persone che percepivano il bonus. Stando alle statistiche, e volendo largheggiare, diciamo che il 50 per cento di questi ha votato per Romano Prodi alle elezioni dell’anno scorso: dopo che a costoro, per punizione ideologica, sarà stato tolto il bonus voluto dall’odiato governo Berlusconi, possiamo calcolare che almeno 50 mila voti non andranno più alla sinistra. E siccome ognuna di queste persone avrà uno o più congiunti che a vario titolo di questo bonus hanno goduto anche loro, non è sbagliato azzardare che con questa bella pensata la sinistra regalerà per stolta arroganza 100 mila e più voti al centrodestra. Le ultime elezioni sono state vinte e perse per appena 24 mila voti. Si vede che dalle parti dell’Unione ci si sente sicuri di poterne regalare 100 mila agli avversari, altrimenti non commetterebbero una simile bestialità politica. Del tutto gratuitamente. Pietro Calabrese