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 2007  luglio 26 Giovedì calendario

C’è un corsaro a Palazzo Chigi. Panorama 26 luglio 2007. DA BANKITALIA A D’ALEMA. Clemente Mastella e Massimo D’Alema, che non sono proprio Cip & Ciop, gli hanno detto sì

C’è un corsaro a Palazzo Chigi. Panorama 26 luglio 2007. DA BANKITALIA A D’ALEMA. Clemente Mastella e Massimo D’Alema, che non sono proprio Cip & Ciop, gli hanno detto sì. In autunno siederanno vicini, al tavolo istituzionale con i rappresentanti americani che Mauro Masi, grand commis e gran pr dal baffo malandrino, delegato italiano per la proprietà intellettuale, sta mettendo su per dimostrare agli Stati Uniti che l’Italia non è la patria della pirateria.
La lobby Masi è corsara, trasversale come una diagonale. Nato in Banca d’Italia, collaboratore di Gianni Letta, segretario generale di Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi ed ex portavoce del governo di Lamberto Dini, Masi ora è capo di gabinetto di D’Alema a Palazzo Chigi. Naviga di qua e di là. Stefano Passigli, storico antiberlusconiano e presidente dell’Istituto Luce, lo ha nominato capo della vigilanza dell’istituto. Insegna all’Università San Raffaele, è di casa dai fraticelli d’Assisi, ma se vuole rivolta chiunque come un calzino: è campione di thai boxe. Lobby Masi, lobby che continua.

SANTA ALLEANZA DEI DEBITI. Com’è che Flavia Perina, direttore del Secolo d’Italia, quando le annunciano la telefonata di Giorgio Poidomani, amministratore dell’Unità, molla tutto e si mette a tubare con lui? Cosa c’è in ballo? Un malloppo di circa 31 milioni di euro: i contributi statali ai giornali nelle mani di Ricky Levi, sottosegretario all’Editoria di Palazzo Chigi, che ha annunciato una legge di riordino. Perina con Poidomani, ma anche con Stefano Stefani, tesoriere della Lega e della Padania. E così Europa (Margherita) e Liberazione (Rifondazione): compatti perché la scure non si abbatta sui magri bilanci di giornali di partito. Tanto da sottoscrivere per la prima volta un appello comune e organizzare una riunione per decidere la linea quando la legge comincerà il suo iter parlamentare. Quando l’allarme è rosso, le lobby diventano multicolor.
Denise Pardo