Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
A Tripoli, verso la metà del pomeriggio di ieri, n immenso pennacchio di fumo nero s’è alzato verso il cielo dal complesso di Bab al-Azizia, il cosiddetto compound di Gheddafi. Poco dopo è arrivato l’annuncio che i ribelli erano entrati e che il bunker era nelle loro mani. I liberatori della Libia stavano cercando il colonnello stanza per stanza, però senza trovarlo. Per terra alcuni cadaveri di soldati del raìs, la televisione mostrava intanto un neo-libico con una testa in bronzo di Gheddafi agitata a mo’ di trofeo. Questo bunker ha trenta chilometri di gallerie sotterranee, che sbucano infine al mare. Quindi Gheddafi potrebbe essere già scappato nella sua villa polacca (per esempio) dove si dice si sia rifugiata la figlia Aisha. L’uomo ha comunque un centinaio di miliardi, personali, sparsi nelle banche di mezzo mondo. La stranezza è che mentre i ribelli annunciavano la conquista del bunker, il figlio di Gheddafi, che secondo le fonti dei prossimi vincitori era stato arrestato, cioè Saif al-Islam, si faceva riprendere dalle telecamere davanti a Bab al Azizia (maglietta verde militare, gran sorriso e dita a V) lasciando che tre giornalisti lo ingtervistassero dentro al bunker non ancora caduto nelle mani dei ribelli. Saif, a bordo di un blindato, è poi andato all’hotel Rixos a farsi una chiacchierata con un collega della Bbc. A tutti ha detto di star bene, sta bene anche il padre, il quale comanda la battaglia, «abbiamo vinto», «visto come il popolo ci ha aiutato?». Quasi nello stesso momento sui nostri computer arrivavano le immagini del bombardamento Nato sul luogo dal quale Saif stava parlando. Ma il figlio non è morto, e a quanto pare non è stato arrestato, oppure è stato arrestato ma poi i lealisti lo hanno liberato. Sapremo la vera verità su questa guerra di Libia tra una cinquantina d’anni. Forse.
• Tecnicamente
la vittoria non è però ancora stata conseguita.
Tecnicamente, no. Vari esponenti del fronte neo-libico
dicono che è questione di 72 ore. Siccome hanno parlato ieri sera, diciamo che
la previsione è: fine di tutto entro domani-dopodomani. Quelli della Nato hanno
detto di non avere alcun interesse alla cattura di Gheddafi. Che è
un’esagerazione. La guerra fuori da Tripoli per ora continua. Ieri sono stati
sparati tre razzi da Misurata. Si combatte ancora per la conquista di Ras
Lanuf, importante centro petrolifero.Le intenzioni del raìs sono oscure. Il presidente della Federazione
scacchistica russa, Kirsan Ilyumzhinovha, gli ha parlato e lo ha sentito dire:
«Combatterò fino alla fine». L’ex presidente croato Mesic, altro grande amico
(un fratello) del colonnello, gli ha parlato pure lui e dice che Gheddafi «è
pronto a ritirarsi completamente dalla vita politica e pubblica» purché cessino
i bombardamenti. In realtà non abbiamo la minima idea delle sue intenzioni. Un
Gheddafi libero potrebbe alimentare la guerriglia. Una Libia senza pace, una
Libia somalizzata – per dir così – sarebbe una tragedia. Ci sono però alcune
notizie che ho sottolineato, glielo dico prima che lei faccia altre domande.
• Quali?
Prima di tutto il fatto che il leader dei ribelli,
Jalil, dovrebbe essere a Milano domani per incontrare Berlusconi. Poi Sarkozy e
Obama starebbero organizzando una grande conferenza sulla Libia da tenersi a
Parigi. Si cominciano a vedere i movimenti delle potenze, interessati alla
spartizione delle spoglie.
• Lei ieri ha
detto che bisogna tener conto della Cina.
E infatti, tra le notizie sottolineate c’è questa: la Cina ha chiesto al
governo di transizione di garantire i propri investimenti. Un funzionario della
Agoco, l’altro giorno, aveva detto che Russia e Cina, non avendo appoggiato i
prossimi vincitori, potrebbero perdere i contratti. Lei capisce quale tensione
questo potrebbe provocare nell’area. Un’altra notizia che ho sottolineato
riguarda la Nato.
• Avrebbero
preso parte a operazioni a terra.
Solo negli ultimi giorni e solo per dare consigli
ai ribelli, cioè in un ruolo – se bisogna crederci – didattico. In una
dichiarazione di ieri i generali dell’Alleanza atlantica hanno detto però che
dopo la guerra non vogliono mettere loro truppe sul territorio libico.
• Forse però
sarebbe saggio mantenere sul territorio forze indipendenti.
Può pensarci l’Onu, adoperando soldati africani,
senza ricorrere cioè a milizie europee. Altre notizie che ho sottolineat si
sono schierati con i ribelli, riconoscendo il governo del Cnt, sia gli
israeliani che Hamas e anche gli iraniani: «Teheran sostiene la rivoluzione in
Libia e si augura che il popolo libico possa decidere in modo indipendente sul
proprio futuro». C’è poi tutto il capitolo dei fondi libici da sbloccare,
operazione a cui si accingono più o meno tutti i paesi a partire dalla
Svizzera, con i suoi 650 milioni di franchi. Si stima che i capitali congelati
ammontino a 40 miliardi di euro. Circa 22 miliardi sono bloccati negli Stati
Uniti, 7,2 miliardi in Germania e 1,2 miliardi in Austria
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 24 agosto 2011]
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