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 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

IL CULT DI BERTOLUCCI MANDATO AL ROGO

Bertolucci non si aspettava tutto quel clamore quando vide la prima copia di Ultimo tango a Parigi, il cui soggetto era stato romanticamente scritto in una stanza d’albergo a New York la sera della prima del Conformista. Chi potrà voler vedere la storia di una disperazione, due solitudini che s’incontrano ma non si alleano, si chiedeva il regista. In 14 milioni disobbedirono solo in Italia, 5 miliardi nel salvadanaio e un calvario processuale senza fine che privò l’autore dei diritti civili per cinque anni e mandò al rogo il film, unico caso nella storia. La riabilitazione avvenne nell’ 87 in nome di Sade, Bataille e Céline, indi ricomparsa nelle sale, ma la versione integrale è in dvd. Grimaldi, il produttore che aveva sotto contratto Brando da Queimada, aveva fiutato l’affare e il salto in avanti che questo prensile, poetico film d’amore negato avrebbe fatto fare al nostro pubblico che nel ’ 73 sbirciava ancora le gambe della Antonelli in Malizia. Un americano sradicato, com’è noto, a Parigi fa sesso con una ragazza sconosciuta, laMaria Schneider ( foto con Brando) che rimase imprigionata nel ruolo: quando i due si presentano iniziano guai seri: orrore, orrore ha pensato Brando prima di giungere in Apocalypse now. Ultimo tango ha fatto epoca, dal film non si prescinde ad alcun livello e ancora oggi ha una suggestione impressionante: la musica jazz di Barbieri ogni volta entra in vena. Ma soprattutto è stata la prima, colta psicanalisi di gruppo con Bacon nei titoli di testa, quel monologo antifamiglia peggio di Strindberg e la scena cult del burro, che Brando confessò finta: ma era una proposta che non si poteva rifiutare, per dirla col Padrino dal cui set arrivava. L’attore, col suo cappotto cammello non di prima mano ( lo stesso di Delon nella Prima notte di quiete?) rimasto a lungo in rapporto di odio amore con Bertolucci, non girò una scena di nudo perché il freddo aveva frenato le virtù virili. L’inconscio americano, ben allevato all’Actor’s Studio, ebbe però modo sul set di trionfare in confessioni autobiografiche che deliziarono Pauline Kael sul New Yorker e NormanMailer. Dopo, Bertolucci, non poteva che tornare a casa in 900.
Maurizio Porro