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 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

In pensione ci vadano gli altri Aznavour si scatena a 87 anni - Puntuale. Preciso. A 87 anni tondi tondi

In pensione ci vadano gli altri Aznavour si scatena a 87 anni - Puntuale. Preciso. A 87 anni tondi tondi. Tra pochi giorni Charles Azna­vour pubblica il suo cinquantaseiesi­mo album in francese (ma se ci aggiun­giamo quelli in inglese, tedesco, spa­gnolo e italiano andiamo oltre i cento). Una forza della natura. L’anno scorso, di questi tempi,passeggiando tra i quat­trocento uli­vi della sua villa L’Aigo Cla­ro in Alta Provenza aveva detto che «ho già venti canzoni pronte, ma so già che nel prossimo disco ne userò al massi­mo dodici ». Detto, fatto, ça va sans di­re. Dodici. A proposito, il primo brano si intitola proprio Va ed è tipico Azna­vour e, insieme con L’istinct du chas­seur e La vie est faite de hasard , ossia L’istinto del cacciatore e La vita è fatta di possibilità, spiega bene perché nel 1946 Edith Piaf rimase senza fiato ascol­tandolo cantare. Da allora non si è più fermato, dischi e dischi e dischi e poi concerti e film e, già che c’eravamo, nel 1998 Time l’ha consacrato miglior can­tante del secolo. Una maratona che va avanti senza sosta da 65 anni filati. Per capirci, i Red Hot Chili Peppers (età me­dia sotto i 50) tornano ora con un disco nuovo dopo due anni di vacanza per­ché, dice il bassista Flea, «ne avevamo molto bisogno». Invece Aznavour, che l’anno scorso si è esibito anche all’Acro­p­oli di Atene e nella Piazza Rossa di Mo­sca, per festeggiare le nuove canzoni si concede dal sette settembre nienteme­no che un mesetto di recital all’Olym­pia di Parigi. Piccolo particolare: la pri­ma volta è salito su quel palco 55 anni fa, quando all’Eliseo c’era René Coty e de Gaulle era ancora di là da venire. «Se non oso, non canto», ha detto. Osa, osa. Ha cantato di perfide donne tradi­trici in Io fra di voi . Ha anticipato, allo­ra!, ciò che oggi si chiama orgoglio gay in Quello che si dice . È stato così globale che la sua Com’è triste Venezia glie­l’hanno cantata anche gli operai in una fabbrica di sigari a Cuba, mica dietro l’angolo. E a 87 anni, ancora in carica come ambasciatore dell’Armenia a Gi­nevra, sorride pensando ai nuovi can­tanti che «hanno paura delle parole e di essere criticati». Invece lui no. Difatti non si imbarazza ad accenna­re lucidamente a Berlusconi di cui «non posso parlare che bene» anche se naturalmente «la diplomazia mi appar­tiene, la politica no», facendo spalluc­ce se qualcuno in Italia malignamente ci sghignazza su, naturalmente per questioni politiche. Pensate, sul sito del Fatto hanno appena scritto che il Cav lo avrebbe pure pagato per canta­re una sera a casa sua. Tutto può essere ma per favore quel cachet no: duecen­t­ocinquantamila euro è ormai un com­penso da pesi medi, persino i Rolling Stones, che al suo confronto sono pivel­­li, per concerti privati chiedono due mi­lioni sull’unghia.Insomma, Aznavour è piccolino, educato come solo può es­sere chi ha avuto paura di non esserlo abbastanza, e i suoi occhioni nerissimi hanno visto dolore prima ancora di aprirsi perché i suoi genitori erano orfa­ni dell’Armenia insanguinata. Però è tosto. E nell’album Toujours , che aggiun­ge dodici canzoni alle mille che ha già composto, canta l’amore che è più fu­rente quando finisce ( Tu ne m’aimes plus ), i viali del tramonto ( Ce printem­ps- là ), i rimpianti che, se non sfumano nelle frustrazioni, alla fine diventano fedeli compagni di vecchiaia ( J’ai con­nu ). E lo fa con la sua voce di eleganza innata, quasi misteriosa tanto è ancora precisa,ambrata dall’età ma più anco­ra dall’incredibile esperienza di chi canta da quando aveva nove anni, era il 1933, ristorantino dei suoi genitori in rue de la Huchette a due passi da Notre Dame. Se oggi passate dal suo profilo di Facebook, già pure Facebook, trove­rete commenti entusiasti, ma scritti da ragazzini perché, come conferma lo stesso Aznavour, «la gente impara a co­noscermi quando inizia a conoscere l’amore». E il suo viso in copertina sul­l’ultimo numero di Paris Match è quel­lo di un uomo felice con la nipotina in braccio. «In famiglia con Charles Azna­vour nella sua casa in Provenza». Tra­scorre lì almeno quattro mesi all’anno, ha arredato quella enorme casa bianca con un (presunto) stile toscano perché piace a Ulla, che da quarantaquattro anni è la sua terza moglie, e appena può, cioè dall’alba al tramonto, si pre­occupa dei suoi ulivi. Per il resto, cioè al­la sera, scrive canzoni, magari con un po’ di Dom Perignon sul tavolone di le­gno. O sbriga faccende da ambasciato­re, con serenità, mai affannato, sapen­do di aver imparato, in questi brevissi­mi 87 anni, tutte le parole giuste per po­terle dire fino in fondo.