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 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

Nelle stanze di Gheddafi tra rovine e simboli del potere - È stato un momento come nessun altro in una guerra disperata contro un tiranno senza eguali

Nelle stanze di Gheddafi tra rovine e simboli del potere - È stato un momento come nessun altro in una guerra disperata contro un tiranno senza eguali. I libici in festa hanno invaso Bab al Aziziya, la roccaforte del colonnello Gheddafi, mettendo simbolicamente fine alla sua lunga e folle dittatura e strappando via, letteralmente, gli ornamenti del suo potere. Al termine di una giornata di battaglia e pochi minuti dopo aver forzato i cancelli d’accesso al vasto complesso, i soldati ribelli, eccitati dalla vittoria, hanno rivendicato gli insoliti trofei di questo scontro. Uno si è messo a guidare la macchina da golf del colonnello in mezzo a una folla in estasi. Un altro si è impossessato di quello che sembrava il cappello militare pieno di decorazioni del dittatore, insieme a varie catenine d’oro, e ha sfilato orgoglioso, come in una parata. Altri ancora si sono precipitati a prendere a calci la faccia di una statua di bronzo dell’uomo che, non appena il regime è entrato nella sua fase morente, hanno cominciato a prendere in giro chiamandolo «Capelli Crespi». La bandiera tricolore del movimento di opposizione è stata piazzata sopra una delle più celebri statue di Gheddafi: un gigantesco pugno chiuso che stritola un caccia americano. Bab al Aziziya era un mistero minaccioso per il popolo che ha sopportato questa dittatura brutale ed erratica. Ora non più. «Provo una grande soddisfazione. Alla fine siamo finalmente liberi da questo dittatore. La Libia finalmente è libera: basta Gheddafi»: parola di Wael Abu Khris, 35 anni, un agente di spedizioni di Tripoli diventato un combattente ribelle. «È l’ora di una nuova Libia che splenderà e guarderà avanti». La folla è cresciuta rapidamente nel bunker, ma il premio che volevano veramente non si è materializzato. È rimasto il mistero su dove si trovi Gheddafi, anche dopo che i suoi difensori si sono defilati al termine dei violenti assalti da parte dei ribelli. Per replicare alle pretese del regime di averli fatti finire in una trappola, entrando troppo rapidamente a Tripoli, hanno utilizzato le armi più pesanti a loro disposizione. Gli obici, i tank e pezzi d’artiglieria navale hanno colpito a ripetizione il bunker. Colonne di fumo nero si sono levate nel cielo nel momento in cui è arrivata la spallata finale. Ore dopo che la fortezza era stata conquistata, nella capitale sono ricomparse le luci dopo due giorni di blackout energetico. I ribelli si sono mossi in fretta per prendere il controllo della capitale dopo il loro ingresso in città domenica. Per dare un segno della loro sicurezza, un convoglio di oltre 200 macchine ha fatto il giro dei viali esterni al centro poco prima mezzogiorno. Unità più piccole dello stesso convoglio hanno imboccato le stesse strade subito dopo, a intervalli regolari. «C’erano un gran numero di posti di blocco - ha raccontato un residente di Tripoli - da attraversare in poche miglia. Li ho avvicinati e ogni volta gridavo “Allahu Akbar” (Allah è grande), il grido di battaglia dei ribelli, e mi hanno sempre lasciato passare». Le truppe leali a Gheddafi hanno lanciato attacchi devastanti, a loro volta con l’artiglieria pesante, sulle postazioni dei ribelli nella zona occidentale della città. L’offensiva per conquistare il bastione di Gheddafi ha ridotto Tripoli sull’orlo del collasso. L’Ospedale centrale della città ha avvertito lunedì sera che i combattimenti stanno per provocare il cedimento catastrofico di tutti i servizi medici cittadini. «I medici piangono e si battono il petto - ha riferito un residente della zona ovest, Abdul Ghader - dicono che finiranno l’ossigeno per gli interventi chirurgici e non hanno più gasolio per il generatore. Chiedono aiuto, ma non arriva da nessuna parte. La situazione è pessima, ci sono auto e ambulanze che arrivano ogni due minuti con feriti di ogni genere. Si sente odore di morti da centinaia di metri di distanza». L’ultimo tentativo di resistenza da parte del regime sembra avere impedito l’arrivo dei rifornimenti promessi da Onu e Nato. L’esile apparato medico è già stato esteso fino al punto di rottura da migliaia di feriti dei bombardamenti. Il comportamento di alcune delle forze appena entrate in città ha aggravato tutto. Alcune unità sembrano impegnate solo in un’opera di appropriazione dei beni privati con la forza. Un albergo del centro ha ricevuto ripetute visite da parte dei comandanti ribelli in cerca di denaro, carburante e auto. Il portiere, armato solo di una una chiave inglese, ogni volta deve negoziare nervosamente per proteggere le proprietà.