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 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

A Tripoli, verso la metà del pomeriggio di ieri, n immenso pennacchio di fumo nero s’è alzato verso il cielo dal complesso di Bab al-Azizia, il cosiddetto compound di Gheddafi

A Tripoli, verso la metà del pomeriggio di ieri, n immenso pennacchio di fumo nero s’è alzato verso il cielo dal complesso di Bab al-Azizia, il cosiddetto compound di Gheddafi. Poco dopo è arrivato l’annuncio che i ribelli erano entrati e che il bunker era nelle loro mani. I liberatori della Libia stavano cercando il colonnello stanza per stanza, però senza trovarlo. Per terra alcuni cadaveri di soldati del raìs, la televisione mostrava intanto un neo-libico con una testa in bronzo di Gheddafi agitata a mo’ di trofeo. Questo bunker ha trenta chilometri di gallerie sotterranee, che sbucano infine al mare. Quindi Gheddafi potrebbe essere già scappato nella sua villa polacca (per esempio) dove si dice si sia rifugiata la figlia Aisha. L’uomo ha comunque un centinaio di miliardi, personali, sparsi nelle banche di mezzo mondo. La stranezza è che mentre i ribelli annunciavano la conquista del bunker, il figlio di Gheddafi, che secondo le fonti dei prossimi vincitori era stato arrestato, cioè Saif al-Islam, si faceva riprendere dalle telecamere davanti a Bab al Azizia (maglietta verde militare, gran sorriso e dita a V) lasciando che tre giornalisti lo ingtervistassero dentro al bunker non ancora caduto nelle mani dei ribelli. Saif, a bordo di un blindato, è poi andato all’hotel Rixos a farsi una chiacchierata con un collega della Bbc. A tutti ha detto di star bene, sta bene anche il padre, il quale comanda la battaglia, «abbiamo vinto», «visto come il popolo ci ha aiutato?». Quasi nello stesso momento sui nostri computer arrivavano le immagini del bombardamento Nato sul luogo dal quale Saif stava parlando. Ma il figlio non è morto, e a quanto pare non è stato arrestato, oppure è stato arrestato ma poi i lealisti lo hanno liberato. Sapremo la vera verità su questa guerra di Libia tra una cinquantina d’anni. Forse.

• Tecnicamente la vittoria non è però ancora stata conseguita.
Tecnicamente, no. Vari esponenti del fronte neo-libico dicono che è questione di 72 ore. Siccome hanno parlato ieri sera, diciamo che la previsione è: fine di tutto entro domani-dopodomani. Quelli della Nato hanno detto di non avere alcun interesse alla cattura di Gheddafi. Che è un’esagerazione. La guerra fuori da Tripoli per ora continua. Ieri sono stati sparati tre razzi da Misurata. Si combatte ancora per la conquista di Ras Lanuf, importante centro petrolifero.Le intenzioni del raìs sono oscure. Il presidente della Federazione scacchistica russa, Kirsan Ilyumzhinovha, gli ha parlato e lo ha sentito dire: «Combatterò fino alla fine». L’ex presidente croato Mesic, altro grande amico (un fratello) del colonnello, gli ha parlato pure lui e dice che Gheddafi «è pronto a ritirarsi completamente dalla vita politica e pubblica» purché cessino i bombardamenti. In realtà non abbiamo la minima idea delle sue intenzioni. Un Gheddafi libero potrebbe alimentare la guerriglia. Una Libia senza pace, una Libia somalizzata – per dir così – sarebbe una tragedia. Ci sono però alcune notizie che ho sottolineato, glielo dico prima che lei faccia altre domande.

• Quali?
Prima di tutto il fatto che il leader dei ribelli, Jalil, dovrebbe essere a Milano domani per incontrare Berlusconi. Poi Sarkozy e Obama starebbero organizzando una grande conferenza sulla Libia da tenersi a Parigi. Si cominciano a vedere i movimenti delle potenze, interessati alla spartizione delle spoglie.

• Lei ieri ha detto che bisogna tener conto della Cina.
E infatti, tra le notizie sottolineate c’è questa: la Cina ha chiesto al governo di transizione di garantire i propri investimenti. Un funzionario della Agoco, l’altro giorno, aveva detto che Russia e Cina, non avendo appoggiato i prossimi vincitori, potrebbero perdere i contratti. Lei capisce quale tensione questo potrebbe provocare nell’area. Un’altra notizia che ho sottolineato riguarda la Nato.

• Avrebbero preso parte a operazioni a terra.
Solo negli ultimi giorni e solo per dare consigli ai ribelli, cioè in un ruolo – se bisogna crederci – didattico. In una dichiarazione di ieri i generali dell’Alleanza atlantica hanno detto però che dopo la guerra non vogliono mettere loro truppe sul territorio libico.

• Forse però sarebbe saggio mantenere sul territorio forze indipendenti.
Può pensarci l’Onu, adoperando soldati africani, senza ricorrere cioè a milizie europee. Altre notizie che ho sottolineat si sono schierati con i ribelli, riconoscendo il governo del Cnt, sia gli israeliani che Hamas e anche gli iraniani: «Teheran sostiene la rivoluzione in Libia e si augura che il popolo libico possa decidere in modo indipendente sul proprio futuro». C’è poi tutto il capitolo dei fondi libici da sbloccare, operazione a cui si accingono più o meno tutti i paesi a partire dalla Svizzera, con i suoi 650 milioni di franchi. Si stima che i capitali congelati ammontino a 40 miliardi di euro. Circa 22 miliardi sono bloccati negli Stati Uniti, 7,2 miliardi in Germania e 1,2 miliardi in Austria

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 24 agosto 2011]