Massimo Sideri, Corriere della Sera 24/08/2011, 24 agosto 2011
ERRORI E GAFFE NEI RATING. SALTANO I VERTICI DI
S& P’S - Come si dice in gergo poliziesco tre indizi fanno una prova. E gli indizi che indicano una bufera in corso sull’agenzia di rating Standard & Poor’s sono ben più numerosi. Ufficialmente non c’è nessun legame tra l’uscita del presidente 55enne, Deven Sharma, e il downgrade del debito Usa con tanto di « refuso » da 2milamiliardi di dollari. E nemmeno con l’apertura dell’inchiesta pochi giorni fa da parte del Dipartimento Usa su quei pieni voti di solvibilità, AAA, dati fino all’ultima ora ai titoli « tossici » che hanno scatenato la crisi del 2008. Meno che mai con l’ennesimo scivolone di lunedì quando l’agenzia ha deciso di ripromuovere il titolo Google che aveva subito il downgrade, in occasione dell’acquisto di Motorola, solo sette giorni prima. McGraw- Hill, la società di servizi finanziari ed editoria specializzata che controlla S& P, ha parlato della necessità di una riorganizzazione. In effetti da tempo si parlava dello spin- off dell’agenzia dal resto della società, richiesto anche ieri dall’hedge attivista Jana Partners e dal fondo pensionistico dei professori dell’Ontario. Ma il fatto che al suo posto sia stato chiamato Douglas Peterson, un city banker 53enne nemmeno troppo noto, cioè un banchiere di lungo corso che dall’MBA alla Wharton School nell’ 85 aveva sempre lavorato in Citigroup— una banca molto vicina al Tesoro Usa— non è passato inosservato. All’indomani del declassamento Usa, Sharma era dovuto scendere in campo con la sua faccia per difendere la scelta. Ma non era stato convincente. Il mercato dà e il mercato toglie. E S& P per recuperare almeno in termini di immagine sembra ora volersi affidare allo spirito di « Wall Street » . La lista degli scandali, delle critiche e dei processi che le agenzie stanno inanellando negli ultimi anni è lunga. In Italia ne è arrivata più di un’eco. Come quando le obbligazioni Lehman, a causa della tripla A, erano consigliate come titoli adatti ai risparmiatori prudenti ancora il giorno del crac da Patti Chiari. La stessa Parmalat è riuscita ad ottenere dal tribunale di Milano una sentenza che ha costretto S& P a ripagare almeno le parcelle incassate prima del crac del 2003 visto che il declassamento arrivò quando la notizia del fallimento era pubblica. Mentre la procura di Trani ha in mano un’indagine sul giudizio dato al debito italiano. Non c’è nessun legame con questi eventi ma ieri la Consob non ha potuto esprimere il parere preliminare positivo necessario alla registrazione delle due agenzie Usa ( oltre S& P, Moody’s) all’Esma, European Securities and Markets Authority, in sostanza l’autorità europea. Il parere di uniformità alle norme introdotte nel 2009 è un percorso ampio che sta avvenendo anche negli altri Paesi. Per adesso l’operatività delle due agenzie non subisce nessun rallentamento ma la Consob ha già presentato la richiesta di adeguamento delle procedure, atteso in tempi stretti durante l’autunno. Insomma, per i signori del rating non è un momento di grande popolarità. Toccherà a Peterson, al timone dal 12 settembre, recuperarla.
Massimo Sideri