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 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

L’Europa pensa già a scongelare i beni - Mentre di Gheddafi non c’è traccia, e dal governo provvisorio dei bengasini si invita a non considerare già vinta la guerra di Libia, le Cancellerie occidentali affrontano i dilemmi del post-Gheddafi

L’Europa pensa già a scongelare i beni - Mentre di Gheddafi non c’è traccia, e dal governo provvisorio dei bengasini si invita a non considerare già vinta la guerra di Libia, le Cancellerie occidentali affrontano i dilemmi del post-Gheddafi. Una ridda di incontri, vertici, contatti. Gli ambasciatori presso la Nato si sono riuniti a Bruxelles per definire il ruolo dell’Alleanza nella fase due: Rasmussen aveva già fatto sapere che si continuerà - comunque - a mantenere la no fly zone e l’embargo navale alle armi. Lady Ashton, che ha annunciato una prossima missione dell’Unione Europea a Tripoli «appena le condizioni sul terreno lo consentiranno», considera strategico scongelare i beni libici oggetto della risoluzione Onu 1970, «la Libia non è certo un Paese povero». L’Onu riunirà il cosiddetto «Cairo Group», con l’Unione Africana, la Lega Araba e la Ue per mettere a punto «una collaborazione unitaria per la fase successiva al conflitto» e Ban Ki-Moon ha rivolto ai libici un nuovo appello per la coesione nazionale. E’ naturalmente sull’asse Bruxelles-New York che avverrà lo scongelamento di beni che, per stare a un rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali ammonterebbero a 62 miliardi di dollari, sono indispensabili al percorso verso la democrazia. Ma sono i Paesi del Mediterraneo, a cominciare dall’Italia, quelli coinvolti negli aiuti umanitari, e nell’accompagnare il processo di democratizzazione. Per ora, gli Stati Uniti hanno avviato la procedura per sbloccare un miliardo e mezzo di dollari «di cui i libici hanno bisogno, e per aiutarli a costruire un governo sicuro e stabile», ha detto la portavoce di Hillary Clinton. Quando il regime sarà veramente caduto, occorrerà stabilizzare la Libia e garantire la sicurezza. La Nato e gli Stati Uniti sono in contatto con il Cnt per mettere in sicurezza gli arsenali chimici del regime di Tripoli. La Nato, coerentemente con la risoluzione 1973 dell’Onu, ha ribadito che non invierà truppe di terra. Ma a terra, nonostante il Cnt di Bengasi abbia fatto sapere che non accetterà basi dell’Alleanza atlantica, ci sono già alcune centinaia di «consiglieri militari»: adesso, il premier Cameron s’è detto disposto a mandare vere e proprie forze di peace-keeping, «se dovesse rendersi necessario, e chiedendo alle nazioni africane di aprire la via». La preoccupazione è «evitare alla Libia il caos del dopo-Iraq». Una telefonata ObamaSarkozy ha riportato in agenda una conferenza internazionale di sostegno a Parigi, «al più presto»: è la riedizione, in pompa magna, di una vecchia proposta dell’Eliseo, quella di un gruppo «degli amici del popolo libico», che potrebbe essere anche la nuova forma con la quale continuerebbe ad operare, a guerra finita, il «gruppo di contatto» nato come guida politica delle operazioni militari dell’Alleanza (e fortissimamente voluto, anche quello, da Parigi). Ignazio La Russa ha parlato invece con l’omologo inglese Liam Fox, con il canadese Peter MacKaye e col francese Gerard Longuet della necessità, al momento, di mantenere la pressione militare, e per la fase post-bellica di una nuova risoluzione dell’Onu, anche in vista dell’eventuale invio di Caschi Blu di supporto per la sicurezza. Tutti, da Obama in giù, hanno ribadito anche ieri di considerare «inevitabile e prossima» la caduta del regime e di Gheddafi, e altrettanto inevitabile al momento la prosecuzione dello «sforzo militare finché Gheddafi e il suo clan non avranno deposto le armi», come ha riferito Sarkozy. Ma intanto occorrerà anche capire cosa fare di Gheddafi, quando lo si troverà. La posizione dell’Unione Europea, con la quale l’Italia è perfettamente allineata attraverso le parole di Franco Frattini, è che il Colonnello debba essere giudicato dalla Corte penale internazionale dell’Aja che ha spiccato mandato di cattura nei suoi confronti, come per buona parte del suo clan familiare, per crimini contro l’umanità, ma la questione - ufficialmente - non è ancora stata affrontata con il Cnt, che ha manifestato una volontà contraria, e preferirebbe un processo in patria, stile Saddam Hussein. E sarà questo il problema numero uno della fase post bellica.