Robert Fisk, il Fatto Quotidiano 24/8/2011, 24 agosto 2011
LO SPETTRO DEL CAOS - È
stata la seconda notte insonne per i dittatori e i satrapi ancora al potere nel mondo arabo. Quanto ci vorrà perché i liberatori di Tripoli si trasformino per incanto nei liberatori di Damasco, di Aleppo e di Homs? O di Amman? O di Gerusalemme? O del Bahrain? O di Riad? Ovviamente si tratta di situazioni diverse e non assimilabili.
La primavera-estate-autunno dei Paesi arabi ha dimostrato non solo che le vecchie frontiere coloniali restano inviolate quale tremendo tributo all’imperialismo, ma che ogni rivoluzione ha le sue caratteristiche. Tutte le rivolte arabe hanno i loro martiri e le loro vittime, ma alcune ribellioni sono più violente di altre. Come ebbe a dire Saif al-Islam, figlio di Gheddafi, all’inizio della sua parabola discendente: “La Libia non è la Tunisia né l’Egitto… Qui ci sarà una guerra civile. Scorrerà il sangue per le strade”. E così è stato. Non ci resta che scrutare la sfera di cristallo.
La Libia sarà una superpotenza del Medio Oriente – a meno di imporre una sorta di occupazione economica in cambio dei bombardamenti della Nato che hanno contribuito a “liberare” il Paese e, svanita l’ossessione di Gheddafi per l’Africa centrale e meridionale, sarà un Paese meno africano e più arabo. Le sue libertà potrebbero contagiare il Marocco e l’Algeria. Entro certi limiti gli Stati del Golfo saranno contenti visto che hanno sempre considerato Gheddafi mentalmente instabile oltre che malvagio . Ma rovesciare i tiranni arabi è un gioco pericoloso quando il loro posto viene preso da governanti arabi non eletti dal popolo. Chi ricorda la guerra dimenticata del 1977 durante la quale Anwar Sadat inviò i suoi bombardieri per distruggere le basi aeree di Gheddafi – le stesse basi che la Nato ha bombardato negli ultimi mesi – dopo che Israele aveva avvertito il presidente egiziano che Gheddafi stava progettando il suo assassinio? Ma la dittatura di Gheddafi è stata di 30 anni più longeva di Sadat. Ma, non diversamente dagli altri, la Libia ha sofferto le conseguenze
del cancro del mondo arabo: la corruzione finanziaria e morale. Il futuro sarà diverso? Abbiamo passato troppo tempo a lodare il coraggio dei “combattenti della libertà” libici che scorrazzavano per il deserto e troppo poco tempo ad esaminare la natura del mostro, dell’ambiguo Consiglio nazionale di transizione il cui presunto capo, Mustafa Abdul Jalil, non ci ha ancora spiegato se i suoi sono coinvolti nell’assassinio, avvenuto il mese scorso, del comandante militare delle forze ribelli.
Chi prenderà
le mazzette?
L’OCCIDENTE ha già cominciatoadarelezionididemocrazia alla Nuova Libia dicendo con supponenza alla leadership politica libica, non eletta dalla popolazione, come evitare il caos che noistessiabbiamoinflittoagliiracheni dopo averli “liberati” otto anni fa. Chi prenderà le mazzette nel nuovo regime – democratico o meno – una volta che si sarà insediatonellastanzadeibottoni?E così come tutti i nuovi regimi hanno nel loro seno personaggi oscuri del passato – la Germania di Adenauer quanto l’Iraq di Maliki – la Libia dovrà trovare una sistemazione per le tribù di Gheddafi. Le scene della Piazza Verde eranodolorosamentesimilialdelirio delle folle di adoratori che appenaqualchesettimanaprima inneggiavano a Gheddafi. Nel 1944dopolaliberazionediParigi un aiutante di campo fece notare al generale De Gaulle che il numero di quelli che lo applaudivano era simile al numero di coloro che qualche settimana prima avevano applaudito Petain. Come è possibile? “Semplice” – rispose De Gaulle – “Ils sont les memes” (sono gli stessi), sembra abbia risposto il generale De Gaulle. Non tutti. Quanto tempo passerà prima che qualcuno bussi alla porta del sedicente moribondo Abdulbaset al-Megrahi, l’attentatore di Lockerbie – sempre che sia veramente colpevole – per scoprire il segreto della sua longevità e per capire che ruolo ha ricoperto nei servizi segreti di Gheddafi?
Quantocimetterannoiliberatori di Tripoli a mettere le mani sugli archivi del ministro del Petrolio e del ministro degli Esteri di Gheddafiperscoprireisegretidelleromantiche storie d’amore del terzetto Blair-Sarkozy-Berlusconi con l’autore del Libro Verde? O saranno le spie britanniche e francesi a mettere le mani sui documentisegreti?Equantotempo passerà prima che gli europei chiedano di sapere perché, se la Nato è stata così decisiva in Libia –comedichiaranoaiquattroventi Cameron e i suoi alleati – non la si impiega contro le legioni di Assad in Siria servendosi di Cipro come base aerea allo scopo di distruggere gli 8mila carri armati e blindati del regime che assedianolecittàsiriane ?Obisognapensarmale,pensarecioècheIsraele si augura ancora segretamente (come aveva fatto vergognosa-mente nel caso dell’Egitto) che il dittatore siriano rimanga in sella per poter firmare con lui la pace riguardante le alture del Golan? Israele, che ha reagito al risveglio arabo con ambiguità e immaturità – ma perché diamine i politici israeliani non hanno accolto con gioia la rivoluzione araba, accogliendo a braccia aperte popoli che dicevano di volere la democrazia che Israele ha sempre auspicato e ha invece ucciso cinque soldati egiziani in occasione dell’ultimo scontro a fuoco a Gaza? Deve riflettere a lungo. Ben Ali liquidato. Mubarak liquidato. Saleh più o meno liquidato. Gheddafirovesciato.Assadinpericolo. Abdullah di Giordania ancora alle prese con una combattiva opposizione. La monarchia sunnita che, da una posizione di minoranza governa il Bahrain, continua autolesionisticamente a pensare di poter conservare il potere in eterno.
A questi cataclismi della storia gli israelianihannorispostoconuna sorta di sgomenta, ostile apatia. Nel momento stesso in cui Israele dovrebbe dichiarare pubblicamente che i suoi vicini arabi vogliono solamente le libertà che Israele già ha – che c’è una fratellanzademocraticachenonconosce frontiere – di fatto continua a costruire insediamenti in terra araba e ad auto-delegittimarsi accusandoilmondoditentaredidistruggere lo Stato israeliano. Ma in un’ora così critica non possiamo dimenticare l’Impero Ottomano.
Masse apatiche
in Arabia Saudita
ALL’APICE del suo potere si poteva viaggiare dal Marocco a Costantinopoli senza passaporto. Se anche Siria e Giordania conquistassero la libertà, potremmo viaggiare dall’Algeria alla Turchia e poi in Europa senza nemmeno il visto. L’Impero Ottomano rinato! Non vale per gli arabi, ovviamente. Loro debbono sempre avere bisogno del visto. Ma non siamo ancora a quel punto. Quanto ci metteranno gli sciiti del Bahrain e le apatiche masse saudite sdraiate sopra montagne di denaro, a chiedere perchè non possono controllare il loro Paese e a scendere in piazzaperrovesciareilorogovernanti ormai vestigia di un tempo che fu? Immaginiamo la tristezza con cui Maher al-Assad, fratello di Bashar e comandante della famigerata Quarta Brigata siriana, deve aver ascoltato l’ultima telefonata di Mohammed Gheddafi ad Al Jazeera.“Cisonomancatesaggezza elungimiranza”,dicevacontono lamentoso Mohammed prima che la sua voce fosse sovrastata dal crepitio delle armi da fuoco. “Sono qui in casa!”. Poi: “Dio è grande”. E la linea è caduta. Ogni leaderarabononelettodalpopolo – o ogni leader musulmano “eletto” con elezioni farsa – avrà riflettuto ascoltando la voce di Mohammed Gheddafi. La saggezza è senza dubbio alcuno una qualità che scarseggia in Medio Oriente e la lungimiranza è una dote trascurata sia dagli arabi che dagli occidentali. Est e Ovest – ammesso che li si possa dividere così grossolanamente – hanno perso la capacità di pensare al futuro.
Contano solo le prossime 24 ore. Domani ci saranno delle manifestazioni di protesta a Hama? Che dirà Obama domani sera in televisione nell’ora di massimo ascolto? E Cameron cosa dirà al mondo? La teoria del domino è uninganno.Laprimaveraarabaè destinata a durare anni. Meglio checipensiamoeciprepariamo. Non esiste la “fine della storia”.
© The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto