Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 24 Mercoledì calendario

I Paperoni di Francia in campo Appello a Sarkozy: «Tassaci» - Fra ricchi ci si intende meglio. Forse

I Paperoni di Francia in campo Appello a Sarkozy: «Tassaci» - Fra ricchi ci si intende meglio. Forse. O forse il risveglio d’orgoglio dei ricchi francesi, quantomeno di una formazio­ne illustre di essi, adesso potrà venire in­terpretato da noi, cugini d’Oltralpe, co­me una versione aggiornata della Marsi­gliese. È pur vero, d’altra parte, che le pa­role dell’incipit, Allons enfants de la Pa­trie, Le jour de gloire est arrivé! , si attaglia­no perfettamente alla gravità della con­giuntura economica che ha spinto un nutrito gruppo di paperoni francesi a sot­toscrivere un manifesto impegnativo dal titolo: « Taxez-nous! », «Tassaci!». Un appello in cui chiedono pubblica­mente a Sarkozy l’introduzione di un contributo eccezionale sui propri reddi­ti. E le adesioni fioccano. Al manifesto, pubblicato sul settimanale Le Nouvel Observateur stanno infatti aderendo im­prenditori e finanzieri notissimi, noti e meno noti. Ma tutti con almeno una co­sa in comune: un portafoglio piuttosto affollato di banconote. Tra i primi Lilia­ne Bettencourt, ereditiera dell’impero dell’Oreal, i patron della Total, Cri­stophe de Margerie e di Società General, Frederic Oudea, il presidente di Air Fran­ce, Jean-Cyril Spinetta. Ma anche, fra gli altri, Denis Hennequin, amministrato­re delegato di Accor; Marc de Ladreit La­charriere, presidente del Fimalac; Mau­rice Levy, Ceo di Publicis; Franck Ri­boud, amministratore delegato di Dano­ne; Stephane Richard, Ceo di Orange; Louis Schweitzer, presidente di Volvo e AstraZeneca; Marc Simoncini, presiden­te di Meetic, il fondatore della Jaina Capi­tale; Philippe Varin, Ceo di PSA Peugeot Citroen. Un successone, dunque, che manda­to in orbita dalle prime, autorevoli, sedi­ci firme, è stato rilanciato dai quotidiani francesi proprio alla vigilia del vertice convocato dal presidente Nicolas Sarkozy con i ministri economici per va­rare una nuova serie di misure anti-crisi ed evitare alla Francia il rischio della re­trocessione dalla «3 A» da parte delle agenzie di rating. «Noi, i presidenti, am­ministratori delegati, uomini e donne del mondo degli affari, finanzieri, profes­sionisti e cittadini ricchi- si legge nel ma­nifesto - sosteniamo la creazione di un contributo eccezionale che andrà ad in­­teressare i contribuenti francesi più fa­coltosi. Questo contributo sarà calcola­to in proporzione ragionevole, al fine di evitare effetti economici negativi, come la fuga di capitali e una maggiore evasio­ne fiscale! Siamo consapevoli - prose­guono i firmatari - di aver pienamente beneficiato del modello di sviluppo fran­cese e dell’ambiente economico euro­peo, ai quali noi siamo fedeli e che ci sia­mo impegnati a preservare. Tale contri­buto non è una soluzione in sé ma deve far parte di un più ampio sforzo di rifor­ma, sia sul fronte delle spese, sia su quel­lo delle entrate. Nel momento in cui il de­fici­t di bilancio e le prospettive di peggio­ramento del debito pubblico minaccia­no il futuro della Francia e dell’Europa, nel momento in cui il governo chiede a tutti uno sforzo di solidarietà - conclude il manifesto - ci sembra necessario con­tribuire ». A seguire, le firme che, come accennavamo, dopo le sedici iniziali, stanno diventando sempre più numero­se. Resto il fatto che il risveglio d’orgoglio dei ricconi francesi non si discosta poi di molto dalla proposta avanzata l’altro giorno nella sua «manovra» alternativa da Luca Cordero di Montezemolo. Quel­la di abolire il «contributo di solidarietà» e di mettere un’imposta patrimoniale permanente sui patrimoni superiori a 10 milioni.Un’imposta,basata sull’auto­dichiarazione di patrimoni mobiliari e immobiliari, che garantirebbe un getti­to di oltre un miliardo. Anche la sua filo­sofia sembra essere stata fonte di ispira­zione per i suoi colleghi transalpini pari reddito. «È giusto che chi ha di più deve pagare di più - ha sottolineato infatti il presidente di Ferrari e leader di Italia Fu­tura- e io, ricco, sono pronto a pagare più tasse. Per ragioni di equità e solida­rietà ». Ha parlato così chiaro Monteze­molo che, evidentemente, lo hanno ca­pito anche in Francia. Vedete che fra ric­chi ci si intende meglio?