Greta Privitera, Vanity Fair n.34 24/8/2011, 24 agosto 2011
SCUSAMI MAMMA STO LAVORANDO
Chiusa nella sua stanza verde, accanto a quella dei genitori, con i libri di scuola e la collezione dei puffi di quando aveva 7 anni, Lucy, 22 anni, webcam girl, si spoglia a pagamento su Internet. È una delle 75 mila ragazze italiane che si pagano da vivere (o solo gli extra) usando il proprio corpo. Armata di computer e telecamera offre show erotici a clienti di ogni età. Detto così è pura teoria. Per provare a capire di cosa si tratta bisogna esserci: nascosta dalla webcam, accanto a Lucy, questa sera ci sono io. Sono le 21, si è appena fatto buio nella periferia sud di Milano, la mamma, una maestra d’asilo in pensione, lava i piatti della cena, mentre il padre, ex impiegato anche lui in pensione, sonnecchia sul divano davanti alla Tv.
«Buonasera, vuole un caffè?», mi aveva chiesto la madre.
Lucy: «No, andiamo in cameretta, dobbiamo iniziare la lezione di tedesco».
«Le ho dovuto mentire», si giustifica. «Mamma sa del mio lavoro e ne soffre. Papà, invece, non sa nulla, o forse preferisce far finta di non sapere. A lei, comunque, ho detto che sei un’amica e che ti serviva una mano in tedesco». In effetti, Lucy ha fatto il liceo classico, era tra le più brave della classe e ha imparato il tedesco da sola perché ama la Germania. Sperava che i genitori non venissero a conoscenza del suo lavoro, «ma è difficile quando si vive sotto lo stesso tetto, appena avrò guadagnato abbastanza scappo».
L’appartamento è al quarto piano di un palazzone milanese anni ’70. Ci sono le foto dei nipoti (i figli del fratello più grande) alle pareti del corridoio, che si alternano a quelle del matrimonio dei genitori. L’ultima stanza in fondo è la cameretta di Lucy, solo un muro la divide da quella di mamma e papà. «Non fare caso a tutte le immagini di Gesù intorno alla porta, è il modo di mia madre di scacciare Satana che, secondo lei, mi ha portato a fare questo lavoro». Ride.
La stanza sembra quella di una ragazza qualunque: i dizionari di latino e greco sulla mensola, le foto delle amiche e i peluche sul letto. «Nella mia prossima vita farò la veterinaria, lo giuro».
«Siediti, mi infilo il corpetto nero e sono pronta». Lucy si toglie i jeans e il maglione e si stringe dentro un top con i lacci che le sottolinea le curve. È quasi nuda.
Ci mettiamo davanti al pc, posiziona la webcam verso il suo viso, accende la lucina sulla scrivania e apre quattro chat diverse. «Ora dobbiamo solo aspettare che qualcuno mi contatti», mi spiega. Non passa molto dal primo trillo di chat. È Luk70, quello del «C6». Trentacinque anni, dice, un libero professionista sposato, dice, di sicuro un suo «affezionato».
«Solo una cosa: puoi aspettare 20 minuti? Il tempo che mia moglie esca».
«Ok, tu inizia a pagare».
«Luk70 è uno di cui ci si può fidare», dice Lucy. Spesso le webcam girl vengono contattate dai «perditempo», che non pagano: «Nei nostri forum, su Internet, scriviamo i nickname dei “furbetti” così da avvertire le altre girl. Sono sempre i soliti».
cosa vuoi? il solito
Luk70: «Pagato. Sono pronto».
«Cosa vuoi?».
«Il solito».
Lucy si alza e sbuffa.
«Vengono da me perché sono stanchi della classica “posizione del missionario” con la fidanzata. Ma alla fine anche nelle perversioni sono abitudinari», dice Lucy sistemandosi (troppo) rossetto davanti allo specchio. Poi va verso l’armadio e prende un bicchiere di plastica. Lo show non è ancora iniziato e la webcam è spenta.
«Perché un bicchiere?».
«Lui vuole il pissing».
Luk70 paga per vederla fare pipì. Perfetto: sono incastrata tra una ventiduenne in corpetto e tanga nero e un muro col poster dei Nirvana. Vorrei scappare, ma per farlo dovrei salutare Luk70.
Intanto, di là, si sentono i passi della madre che riordina la cucina. «Non ti preoccupare», mi tranquillizza Lucy, capendo almeno la mia paura di vedere aprirsi la porta, «mamma non entra mai in camera. Ti chiedo solo di spostarti verso il muro, il cliente non ti deve vedere o potrebbe arrabbiarsi». Appunto: in trappola.
Ci siamo. Lucetta rossa della webcam accesa. Lucy cambia espressione: gli occhi si socchiudono e la bocca si apre un po’. Luk70 si fa vedere, alcuni clienti preferiscono solo guardare e non accendere la loro webcam. È moro, occhi scuri, un bel sorriso. Dura pochissimo: Lucy fa pipì, Luk70 guarda in cam e si tocca, poi qualche battuta spinta e lo show finisce con un clic sulla cornetta rossa della chat.
«Non te lo aspettavi, eh?», mi dice Lucy ridendo. «Povera moglie!», continua, «se mio marito “frequentasse” due volte alla settimana una webcam girl lo ammazzerei. È tradimento!».
«Vado un attimo in bagno e torno», si mette la felpa dei Radiohead ed esce.
un regalo perché sei nuovo
Lucy ha iniziato nel 2008, aveva 19 anni. Cento/centesimi alla maturità e la sua prima carta di credito in regalo: «Ho esagerato, ho speso troppo in vestiti e serate pazze. E così, nel giro di qualche mese, ero piena di debiti». Verso la fine di quell’estate conosce Lola, una webcam girl di 30 anni, oggi la sua migliore amica. «Mi raccontò che si può guadagnare bene e che non è così difficile perché è tutto virtuale: nessuno ti tocca. Ci ho pensato su e poi ho aperto un profilo su un sito e ho iniziato. Dopo un anno ho deciso di mettere annunci in proprio su Internet. Prima facevo anche la segretaria oggi sono solo una webcam girl e guadagno il doppio».
La nostra conversazione si interrompe. Un altro cliente.
«Ciao, mi ha dato il tuo nome un amico», scrive Marchino. Solito rito: richiesta – soldi – show. Marchino sembra un buon cliente, ha pagato subito. Lucy si mette le autoreggenti, una giarrettiera nera e scarpe col tacco. «È per avere qualcosa da togliermi», mi dice, perché Marchino vuole uno striptease.
Niente musica, niente ammiccamenti particolari, solo lei in piedi davanti all’armadio bianco in cui tiene i pigiami e le lenzuola del suo letto a una piazza. Prima le scarpe, poi le autoreggenti e la giarrettiera. Passa a corpetto nero, reggiseno e slip. Dall’altra parte Marchino non si vede. Ma si sente. Lo show dura qualche minuto e «siccome è uno nuovo», mi spiega più tardi Lucy, decide di fargli un regalo.
«Un regalo?».
Si abbassa e apre l’ultimo cassetto della scrivania. Ecco il vibratore. Io chiudo gli occhi, Marchino no. «Ciao Marchino, spero di sentirti presto», saluta Lucy.
«Loro credono che io provi veramente piacere, ma la maggior parte delle volte è solo questione di recitazione. È puro lavoro: niente coinvolgimento sentimentale, né fisico. A volte sono loro a farmi gli show. Le loro richieste sono spassose: ti rendi conto che mi pagano per fare pipì?».
ciao schifoso! sì padrona
Squilla un cellulare.
«Ti ho detto della mia linea 899?», mi chiede. Lucy mette il vivavoce. Sono le dieci passate.
«Ciao Schifoso».
«Salve padrona».
E Lucy parte con una valanga di insulti, mentre dall’altra parte della cornetta si sentono solo scuse e «Sì padrona». La chiamata dura 5 minuti, nel frattempo Lucy si è messa lo smalto e ha aggiornato il suo profilo su Facebook: «Che fame! La dieta è un incubo». Se lo «Schifoso» lo sapesse proverebbe ancora più piacere.
Sembra di essere nel film di Robert Altman, America Oggi, quando una mamma simula un orgasmo al telefono mentre allatta. Il cliente, anche lui uno degli habitué, è uno slave, «uno schiavo», una di quelle persone che prova piacere nell’essere insultato, mentre lei fa la mistress, «la dominatrice». Lucy ha un 899, un numero telefonico a pagamento, dove riceve solo chiamate erotiche da cui guadagna circa 70 centesimi al minuto.
«Semplice, non trovi?», mi chiede.
«Quando si entra nel giro delle chat erotiche si scoprono tantissime altre fonti di guadagno. Ci sono delle mie amiche che vendono su Internet mutandine e reggiseni usati. Io preferisco non farlo». Racconta di una ragazza che, dopo aver venduto un tanga a uno sconosciuto, si è trovata lo sconosciuto sotto casa. L’uomo lavorava alle poste ed era riuscito a rintracciare l’indirizzo. «Preferisco non rischiare, non sai mai chi c’è dall’altra parte».
«Perché nelle chat ti fai vedere in viso?».
«Non lo so, non riesco a fare show con la testa mozzata».
«Anche questo è rischioso», le dico, «potrebbero registrare o farti delle foto e ...».
«Non mi ci far pensare».
strip senza rimpianti
Koala78: «Ci sei».
Lucy: «Sì».
Koala78 è la terza volta che la contatta, secondo Lucy è un suo ex fidanzato ancora innamorato di lei. «Era troppo geloso, non sopportavo più la sua oppressione».
Koala78: «Strip e ti tocchi?».
Altro giro.
«Non sono certa sia lui ma alcune cose che mi ha scritto l’ultima volta mi hanno fatto pensare… Ci siamo lasciati 6 mesi fa, colpa del mio lavoro, un po’ mi manca».
Lucy sembra triste.
«Sono stanca, per stasera ho finito».
Spegne le quattro chat. Va in bagno, si lava la faccia. Ritorna in felpa e jeans.
«Non rimpiangi nulla della tua vita “normale”?», le chiedo prima di andarmene.
«Ero una segretaria precaria da 900 euro al mese. Oggi sono una webcam girl libera da 2.000 euro al mese. Lavoro da dove voglio e quante ore voglio. L’unica cosa che mi spiace è far soffrire mia madre».
Un anno fa Lucy è tornata a casa dal lavoro e ha trovato la madre che l’aspettava in cucina, in lacrime. Sul tavolo c’era una scatola, «la mia scatola, blu, quella con dentro tutti gli strumenti del mestiere».
«È stato un brutto colpo per lei. È una donna “vecchio stile”, molto cattolica. Ha paura che i nostri parenti lo vengano a sapere. Ci prova ogni giorno a farmi smettere, trovo annunci di “lavori normali” ovunque per casa. Ma io, per ora, continuo. Duemila euro sono sempre duemila euro. Tu, scusa, quanto prendi?».