Dario Di Vico, Corriere della Sera 24/8/2011, 24 agosto 2011
IL TUFFO INUTILE NEL PASSATO REMOTO
Pier Luigi Bersani presentando i dieci punti che compongono la sua contromanovra non aveva pensato di trovarsi la concorrenza vicino casa. La decisione della Cgil di indire uno sciopero di 8 ore per il 6 settembre, infatti, si sovrappone brutalmente al certosino lavoro degli esperti di casa Pd per tentare di emendare la manovra in Parlamento. In qualche misura lo sciopero cannibalizza la contromanovra e costringe Bersani a giocare di rimessa, a doversi posizionare in riferimento alla scelta della Cgil e non al merito dei problemi aperti. Ma Susanna Camusso optando per la linea dura non ha solo messo in difficoltà il leader del Pd, ha anche contraddetto lo spirito del discorso « nazionale » di Rimini del capo dello Stato. Eppure Giorgio Napolitano in un momento di obiettiva difficoltà della Cgil, solo qualche mese fa, aveva speso tutta la sua autorevolezza per auspicare una ritrovata unità sindacale. Purtroppo non c’è niente da fare, è un errore nutrire illusioni sulla cultura politica della dirigenza Cgil. Alla fine per il segretario Camusso la logica del pas d’ennemi à gauche vince sempre. Per decidere i guarda alla Fiom e non al Paese. È la stessa cultura che ha portato Guglielmo Epifani a sprecare gli otto anni della sua segreteria congelando il sistema delle relazioni industriali e isolando la Cgil. La Camusso si sta avviando a fare copia/ incolla in uno scenario 6 economico e sociale, però, assai differente da quelli degli anni addietro. Stavolta siamo dentro un tunnel di cui non vediamo l’uscita e non c’è spazio per coltivare le proprie inclinazioni ideologiche. Oggi la domanda inevitabilmente diventa una sola: e a uno sciopero di 8 ore nel mezzo della prima settimana di settembre a chi e a cosa serve? Alle imprese che si battono sui mercati internazionali per salvaguardare investimenti e occupazione sicuramente no, ma non serve nemmeno ai lavoratori che dovranno rinunciare a una giornata di salario solo perché la dirigenza Cgil non riesce a fare i conti con Maurizio Landini e Giorgio Cremaschi. Se Camusso voleva regalare un assist a quello che considera l’avversario giurato della sua confederazione, il ministro Maurizio Sacconi, non poteva far di meglio. Eppure Raffaele Bonanni suggerendo di mobilitare i lavoratori al sabato, per di più unitariamente tra le tre confederazioni, aveva buttato là un’ipotesi di mediazione. In estate i leader politici e sindacali hanno il tempo e l’opportunità per leggere libri e ricerche. Chissà se Susanna Camusso ha avuto l’occasione di sfogliare durante le giornate di riposo un’indagine sulla condizione operaia che il Pd aveva commissionato di recente a Roberto Weber della Swg ( e che in verità ha avuto nel partito la circolazione di un samizdat). Solo il 33% degli operai interpellati pensa che il sindacato abbia saputo rispondere con efficacia alla crisi, mentre il 67% lo boccia. Le imprese, invece, escono dal test di Weber promosse: per il 72% hanno reagito molto bene o abbastanza bene alla recessione. A Cgil- Cisl Uil i nuovi operai aziendalisti e apolitici chiedono più unità per il 43%, più ragionevolezza per il 19% e solo l’ 8% chiede più conflittualità. Ora so bene che se la Cgil vuole ha i mezzi economici e organizzativi per far riuscire la prova del 6 settembre ma si tratta comunque di una scelta minoritaria perché privilegia quell’ 8% e condanna la confederazione a camminare da sola.