Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Nel decreto Monti c’erano due disposizioni anti-casta (chiamiamole così per capirci): una prevedeva la riduzione delle province a mere scatole amministrative, con pallide funzioni di coordinamento delle attività poste a mezzo tra Regione e Comune, dieci consiglieri scelti dagli stessi Comuni, via le Giunte e relativi stipendi e prestazione gratuita per gli eletti nelle assemblee non previste dalla Costituzione (per esempio le Comunità montane). Tutta questa roba è sparita, per intervento (pare) dello stesso Napolitano che ha consigliato il rinvio di tutta la materia a un disegno di legge da presentare al Parlamento. Sapendo come vanno queste cose, possiamo dire che questo risparmio (un 500 milioni almeno, all’inizio) non ci sarà più. La seconda norma era contenuta nel comma 7 dell’articolo 23: «Se la commissione per il livellamento retributivo Italia-Europa non provvederà entro il 31 dicembre 2011 all´individuazione della media dei trattamenti economici europei dei titolari di cariche elettive, il governo provvederà con provvedimento d´urgenza».
• Cioè, esiste una «commissione per il livellamento
retributivo» eccetera?
Sì, l’ha istituita Tremonti, sempre con un intento
anti-casta. La presiede il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Questa
commissione doveva studiare gli stipendi dei parlamentari dei sei principali
paesi europei e fare una media. Successivamente il Parlamento italiano avrebbe
varato una legge per adeguare i propri compensi a quelli della media europea.
Certo, se Giovannini non ci dà i numeri, deputati e senatori hanno buon gioco a
far melina. L’altro giorno c’è stata la rivolta contro questo comma 7: Monti,
avendo capito che la commissione Istat, per ragioni che magari avrà la bontà di
farci sapere, al 31 dicembre non consegnerà niente, voleva stabilire che, in
questo caso, il governo sarebbe intervenuto direttamente con un decreto
(«provvedimento d’urgenza»). Apriti cielo.
• Deputati e senatori si sono ribellati.
Già, in nome dell’autonomia di Camera e Senato. «Il
governo non può intervenire su materie che sono di esclusiva competenza del
Parlamento», hanno dichiarato più o meno tutti. Il punto è: chi dice che queste
materie sono di esclusiva competenza del Parlamento? Non la Costituzione, che
all’articolo 69 recita: «I membri del Parlamento ricevono un’indennità
stabilita dalla legge». Quindi ci vuole di sicuro una legge. È anche vero che
poi la legge deve essere votata dal Parlamento, e quindi siamo da capo.
Senonché la pretesa autonomia di Montecitorio e di Palazzo Madama cozza contro
un’altra verità: i soldi per pagarsi gli stipendi (e il resto) glieli dà, con
un trasferimento, il ministero del Tesoro. Quindi come si può parlare con tanta
sicumera di «autonomia», se la vita delle due camere dipende in tutto e per
tutto dal governo?
• Vuol dire che deputati e senatori, in un
caso come questo, sono in conflitto d’interesse?
Sì, esattamente come gli eletti nelle assemblee
locali – specialmente nelle assemblee regionali (specialmente nell’assemblea
regionale siciliana) – che troppe volte si assegnano emolumenti e privilegi
faraonici. È chiaro che sono in conflitto di interessi: si dànno i soldi da
soli! Bisognerebbe forse istituire una terza camera, magari di scelti a vita
dal presidente della Repubblica, a cui affidare il governo, anche giudiziario,
di tutti gli eletti dal popolo, dai comuni al Quirinale. Stipendi, regolamenti
e quant’altro. Il guaio è che la legge istitutiva di questa terza camera
dovrebbe essere votata dal Parlamento (secondo la procedura costituzionale).
Siamo da capo a quindici.
• Quanto guadagnano i parlamentari?
Sommando tutto, poco meno di 15 mila euro al mese.
Ho l’impressione che la media europea potrebbe costringerli a un dimezzamento.
• Ma non si rendono conto del discredito di cui
sono circondati?
Fini e Schifani ieri hanno smentito che i
parlamentari vogliano fare marcia indietro sulla questione degli stipendi. C’è
anche una interessante dichiarazione dell’onorevole Crosetto, pidiellino,
secondo il quale (ma a noi non risulta) «la norma prevista nella manovra Monti
è già legge. Già è previsto l’adeguamento, già è prevista la tagliola al 1°
gennaio». Poi aggiunge: «Non è più tollerabile per le persone oneste che hanno
accettato di dedicarsi alla politica, uscire di casa, acquistare il giornale e
sentirsi, in questo caso senza alcun motivo reale, insultati ed additati come
bersaglio di un odio ormai irreversibile. Solo per il fatto di aver l’onore di
scrivere su un giornale non ci si può permettere di insultare, deridere,
diffamare e cercare di far uccidere moralmente e fisicamente, perchè questo è
il punto cui arriveremo tra poco, altri cittadini come loro che nulla
hanno fatto di male se non essere eletti». Brutta dichiarazione, rilasciata da
un uomo intelligente, che non si chiede perché il popolo degli elettori nutra
sentimenti di così forte disgusto nei confronti del popolo degli eletti.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 12 dicembre 2011]
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