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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

I miracolati della Finanziaria tra vantaggi e tasse evitate - La manovra salva-Italia sal­va anche alcune categorie di citta­dini, e aumenta le difficoltà per al­tre

I miracolati della Finanziaria tra vantaggi e tasse evitate - La manovra salva-Italia sal­va anche alcune categorie di citta­dini, e aumenta le difficoltà per al­tre. Difficoltà anche quotidiane, come l’appuntamento monoto­no­e preciso dei pensionati ultraot­tantenni alle Poste per riscuotere la pensione mensile. Con le ulti­me disposizione decise dal gover­no Monti infatti scatta il divieto di pagamento in contanti sopra i mil­le euro, soglia che scende a 980 eu­ro (inizialmente erano 500 euro, poi il governo ha deciso di accetta­re gli emendamenti migliorativi) qualora i pagamenti avvengano da parte della pubblica ammini­strazione, Inps compresa. Molti pensionati saranno dunque co­stretti ad aprire un conto corren­te, se non ne sono già titolari, sem­plicemente per gestire la propria pensione. Un cambiamento che avvantag­gia certamente le banche e rende la riscossione mensile meno auto­matica per la fascia più anziana della popolazione. Potrebbero es­sere coinvolti in questo cambia­mento potenzialmente 14 milioni e 300mila pensionati, quanti sono coloro che percepiscono una pen­sione sopra i 500 euro. In più, la manovra alza l’imposta di bollo su titoli e prodotti finanziari (com­presi anche i Bot), per ora fino ad un massimo di 1.200 euro, ma si studia già un innalzamento di quel tetto. E questa è solo una del­l­e novità più invisibili della mano­vra. Ci sono altri «furbetti» della ma­novra, quelli che non sono colpiti dalle nuove imposte.L’Ici diventa Imu e soprattutto diventa più ca­ra, con la rivalutazione degli esti­mi catastali. Ma ci sono parecchie categorie di immobili, e dunque di proprietari di immobili, esenta­ti da quella gabella. Nella No-Ici­area ci sono gli immobili possedu­ti da Stato, Regioni, Province, Co­muni, Comunità montane, Asl e Camere di commercio destinati ai compiti istituzionali. Poi, oltre a quelli del Vaticano («destinati al­l’esercizio del culto e di proprietà della Santa Sede appositamente indicati nei Patti Lateranensi») ci sono anche i fabbricati apparte­nenti alle organizzazioni interna­zionali, i terreni agricoli situati nel­le aree montane o di collina. E infi­ne una lista lunghissima di immo­bili posseduti da enti non com­merciali e destinati esclusivamen­te ad attività assistenziali, previ­denziali, sanitarie, didattiche, ri­cettive, culturali, ricreative, sporti­ve. Ma anche la rivalutazione del valore catastale degli immobili colpisce qualcuno di più e qual­cun altro di meno. Il valore del 60% in più riguarda una categoria di fabbricati, la «A», che altro non è che quella delle abitazioni priva­te, che subisce un rincaro degli estimi pieno (da 100 a 160). Inve­ce agli immobili di proprietà degli istituti di credito- le banche- e del­le assicurazioni viene applicato un aumento del 20%. Un altro pa­radosso della manovra è che per chi guadagna oltre i 100mila euro (cioè i «ricchi» secondo il Fisco) l’Imu diventerà addirittura più vantaggiosa dell’Ici. «Questo per­ché – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre –se con l’attuale sistema, l’Irpef sugli immobili aumentava al crescere del reddito, garantendo così un criterio di progressività, ora l’Imu sarà praticamente una tassa piat­ta, che consentirà ai più ricchi, ri­spetto all’applicazione dell’Ici, ag­gravi di imposta più lievi man ma­no che cresce il reddito. Oltre i 100mila euro di reddito, questi proprietari di seconda casa paghe­ranno addirittura meno di quanto hanno pagato sinora con l’Ici». Versano lacrime e sangue i com­mercianti, ma molte meno gli im­­prenditori del settore edile. Con la manovra messa a punto dal gover­no Monti diventano in­fatti perma­nenti tutti gli incentivi per gli inter­venti di ristrutturazione ed effi­cie­ntamento energetico degli edi­fici e per le spese conseguenti a ca-lamità naturali. Altre categorie si sentono invece penalizzate, co­me i farmacisti, che contestano la possibilità di distribuire i farmaci con ricetta medica anche fuori dal­la farmacia. Questa misura «colpi­sce il servizio farmaceutico» e «non porta sviluppo, ma solo dan­ni ai cittadini», attacca Federfar­ma. La pensano all’opposto, ov­viamente, le associazioni dei para­farmacisti ( altra categoria entusia­sta della manovra) che accusano i farmacisti addirittura di «procura­to allarme, falso ideologico e diffa­mazione per aver fatto credere che con la liberalizzazione dei far­maci con ricetta venissero meno le garanzie di sicurezza per i citta­dini ». Per loro il bicchiere è mezzo pieno. Ma per la maggiora parte re­sta mezzo vuoto.