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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

Le donne tornano in piazza ma ora nessuno se ne accorge - Dire «le donne» è come dire «i biondi» o «i meridiona­li »:non significa nulla

Le donne tornano in piazza ma ora nessuno se ne accorge - Dire «le donne» è come dire «i biondi» o «i meridiona­li »:non significa nulla.In­dica una qualità specifica talmen­te diffusa (il sesso, come il colore dei capelli o il comune di nascita) da lasciare impregiudicato tutto il resto. E infatti ci sono donne gras­se e magre, di sinistra e di destra, ricche e povere, intelligenti e sce­me, casalinghe e manager, ma­donne e puttane: e questo, natural­mente, vale anche per gli uomini, per i biondi, per i meridionali e per tutte le altre categorie che la socio­l­ogia e la burocrazia hanno inven­tato e continuano ad inventare. Alcune donne la pensano però diversamente, e si considerano «le donne». Senza se e senza ma. Per natura e per legge. In quanto colte, emancipate e di sinistra, queste donne si considerano l’ari­stocrazia naturale del loro genere, e di conseguenza si rappresenta­no come la totalità: se tutte le don­ne fossero illuminate - così sem­brano dire - la penserebbero co­me noi, e dunque siamo legittima­te a rappresentarle. Con questo trucco ereditato dal peggior pater­nalismo, in realtà, le donne eman­ci­pate e di sinistra nascondono ap­pena un certo disprezzo per le al­tre, per le donne qualunque, per le donne di ogni tipo che popolano il vasto mondo. Ieri alcune donne si sono riuni­te a Roma e in una decina di altre città d’Italia:è stata la prima mani­festazione del movimento «Se non ora quando» dopo la caduta di Berlusconi, ed è stato, natural­mente, un fallimento. Sul palco di piazza del Popolo si sono avvicen­date Lunetta Savino, Emma, Erica Mou, l’Orchestra Europa Musica, Paola Turci, Marina Rei. Qualche migliaio di persone in piazza, due righe in cronaca: né poteva anda­re altrimenti. «Se non ora quando» non è mai stato un movimento femminista (tantomeno femminile), ma un brand dell’antiberlusconismo mi­litante. Le grandi manifestazioni del 13 febbraio scorso avevano davvero poco a che fare con i diritti e le rivendicazioni delle donne, e moltissimo invece con la guerra al Caimano: per questo furono un successo. Ma ora che il Caimano si è ritirato, a tenere alta la bandiera della lotta restano soltanto le se­conde file: Tiziana Ferrario che proclama «Basta con il modello Ol­gettine » e Paola Turci che denun­cia «i 15 anni del governo Berlusco­ni segnati per le donne da condi­zioni miserabili e sottocultura». Con analisi così raffinate, non stu­pisce che la piazza sia rimasta vuo­ta. «Se non le donne,chi?»era il tito­lo della manifestazione di ieri, «non contro un governo - spiega­no educatamente le organizzatri­ci - ma per parlare al governo, per costruire insieme un paese in cui le donne possano sentirsi final­mente cittadine ». Il fatto è che que­sta petizione di principio si tradu­ce poi in una piattaforma rivendi­ca­tiva degna del più agguerrito mi­crosindacato corporativo: «tute­la » del Welfare, no all’aumento dell’età pensionabile femminile, assegno «universale» di materni­tà, «quote rosa» e 50% dei posti in Parlamento e al governo. In prati­ca, soldi e quote garantite. Più o meno come i sudtirolesi. E qui il cerchio sembra chiuder­si: le donne che pretendono di rap­­presentare «le donne»,venuto me­no l’entusiasmo antiberlusconia­no e ridimensionato (per fortuna) il moralismo neomedievale dei mesi scorsi, diventano uno dei tan­ti­sindacati di cui è costellata la no­stra infelice Repubblica: non più genere (né tantomeno soggetto di liberazione individuale e colletti­va), «le donne» si propongono co­me semplice categoria protetta. Il diritto alla libera realizzazio­ne di sé diventa un obbligo stabili­to dalla legge; il merito e la libera competizione - fra le donne e fra i sessi - sono cancellati dall’eguali­tarismo burocratico delle «quote rosa»;al centro delle rivendicazio­ni non c’è lo sviluppo delle poten­zialità di ciascuna, ma la richiesta di censure preventive (sui giornali e in tv) e contributi statali a pioggia per tutte. In questa involuzione corporativa, «le donne» non si di­scostano troppo da gran parte del­la sinistra, di cui condividono tic e ossessioni. E infatti Camusso e Vendola hanno salutato con entu­siasmo la manifestazione di ieri. Grattata la crosta scintillante del­l’antiberlusconismo, la conserva­zione del modello sociale italiano, fondato su un reticolo infinito di microprivilegi e sussidi, sembra essere la preoccupazione domi­n­ante della sinistra oggi maggiori­taria. Bisognerebbeinvececomin­ciare a guardare al futuro: se non ora, quando?