[PA. MAS.], La Stampa 12/12/2011, 12 dicembre 2011
Gaffe di Romney, Gingrich balza in testa - In crisi Mitt Romney, fin qui in testa nei sondaggi, ha sfidato Perry che lo rimproverava di aver appoggiato la riforma sanitaria Ma la posta troppo alta ha dato fastidio In rimonta Newt Gingrich, indebolito dagli scandali (amanti, divorzi) ha convinto con la sua difesa schietta: «Fanno parte del passato, votatemi per quello che sono ora» Newt Gingrich è sopravvissuto al primo dibattito da «front runner» tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, che lo hanno attaccato insieme su tutti i fronti possibili
Gaffe di Romney, Gingrich balza in testa - In crisi Mitt Romney, fin qui in testa nei sondaggi, ha sfidato Perry che lo rimproverava di aver appoggiato la riforma sanitaria Ma la posta troppo alta ha dato fastidio In rimonta Newt Gingrich, indebolito dagli scandali (amanti, divorzi) ha convinto con la sua difesa schietta: «Fanno parte del passato, votatemi per quello che sono ora» Newt Gingrich è sopravvissuto al primo dibattito da «front runner» tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, che lo hanno attaccato insieme su tutti i fronti possibili. Chi invece ha fatto una gaffe che rischia di compromettere ancora di più la sua campagna è Mitt Romney, che ora si trova a rincorrere per cercare di riconquistare lo status di favorito. Il dibattito di sabato sera in Iowa, organizzato dalla televisione Abc, era il penultimo prima del voto nei caucus, che il 3 gennaio apriranno ufficialmente la corsa alla Casa Bianca. Sul palco erano rimasti Gingrich, Romney, Perry, Bachmann, Paul e Santorum, perché Cain si è ritirato e Huntsman non era stato ammesso a causa dei suoi consensi troppo bassi nei sondaggi. Il tema della serata è diventato subito «tutti contro Gingrich», come è avvenuto ogni volta che qualche candidato repubblicano ha cominciato a distanziare i rivali. Newt però ha retto al fuoco concentrato dei suoi avversari, solidificando la sorprendente posizione di favorito. I moderatori, Diane Sawyer e George Stephanopoulos, sono partiti dal tema centrale delle prossime elezioni: la crisi economica e la disoccupazione. Al momento di cominciare, erano già note le anticipazioni dell’intervista a Obama trasmessa ieri sera dal programma «60 Minutes», in cui il presidente si diceva sicuro di poter riportare la disoccupazione all’8%. Quindi i candidati repubblicani hanno dovuto rispondere con le loro proposte pratiche per affrontare l’emergenza, e Gingrich non ha avuto paura di ricordare gli anni in cui, come Speaker della Camera, aveva lavorato insieme al presidente Clinton per favorire l’ultimo grande boom occupazionale negli Stati Uniti. Poi sono cominciati gli attacchi concentrici su tutto: la posizione di Newt sulla sanità, le dichiarazioni sui palestinesi che sono «un popolo inventato», la sua storia di insider di Washington che ha approfittato delle connessioni politiche per fare soldi, le infedeltà coniugali, il fatto di essere un ipocrita che cambia spesso idea. Sulla sanità è andata all’attacco la Bachmann, accomunando Romney e Gingrich nell’accusa di aver sostenuto «l’individual mandate», cioè l’obbligo di acquistare l’assicurazione sanitaria per chi può permettersela, che è al centro della riforma di Obama. Newt si è difeso sostenendo che lo aveva appoggiato ai tempi della riforma di Hillary Clinton, per evitare guai peggiori. Invece Romney, assalito anche da Perry, che gli rinfacciava di aver inserito quel provvedimento nella riforma approvata in Massachusetts, ha fatto una gaffe che gli potrebbe costare parecchi voti. Perry gli rimproverava di aver difeso l’individual mandate anche in un libro, ma Romney ha risposto che non era così, e lo ha sfidato a dimostrarlo con una scommessa. Il problema è che ha proposto di giocarsi 10.000 dollari, una cifra che per molti americani equivale a quattro o cinque mesi di stipendio. Subito sono piovute le critiche: è la dimostrazione che Romney è un ricco signore, lontano dalla realtà dei cittadini di cui vorrebbe essere presidente. Gingrich invece ha difeso le dichiarazioni sui «palestinesi inventati», ribadendo che «è la verità e qualcuno deve aver il coraggio di dirla, come fece Reagan con l’Urss definendola impero del male». Ha smentito di aver fatto soldi come lobbista e ha rinfacciato a Romney di non aver fatto il politico di professione «solo perché hai perso nel 1994 contro Ted Kennedy». Quindi ha ammesso i suoi sbagli nella vita coniugale: «Ho commesso errori, di cui ho chiesto perdono a Dio. Ora però sono un nonno di 68 anni, e spero che gli elettori guardino anche alla mia vita attuale». Al momento sono con lui, e tocca agli altri rincorrerlo.