Vittoria Puledda , la Repubblica Affari e finanza 12/12/2011, 12 dicembre 2011
Banche, boccata d’ossigeno la garanzia statale sui bond farà decollare la raccolta - Le banche stanno facendo i conti, per verificarne la convenienza, ma le prime valutazioni sono decisamente favorevoli: in un momento come quello attuale, in cui tutti i rubinetti del credito sono chiusi o quasi, in cui il mercato interbancario funziona con il contagocce e ai problemi di sempre ora si è aggiunto il dicktat dell’Eba sulle maggiorazioni di capitale richiesto agli istituti di credito, la garanzia dello Stato è una manna
Banche, boccata d’ossigeno la garanzia statale sui bond farà decollare la raccolta - Le banche stanno facendo i conti, per verificarne la convenienza, ma le prime valutazioni sono decisamente favorevoli: in un momento come quello attuale, in cui tutti i rubinetti del credito sono chiusi o quasi, in cui il mercato interbancario funziona con il contagocce e ai problemi di sempre ora si è aggiunto il dicktat dell’Eba sulle maggiorazioni di capitale richiesto agli istituti di credito, la garanzia dello Stato è una manna. Costosa, ma salvifica. «E’ inutile girarci intorno, questo è un sistema per aumentare il novero dei titoli stanziabili presso la Bce, nelle aste di finanziamento spiega un analista che vuole restare anonimo e per capire quanto sia importante questa misura basti pensare che sono cinque mesi che le banche italiane vengono finanziate solo dalla Bce». Secondo alcune ricostruzioni, da giugno a ottobre la Banca centrale ha immesso nel "sistema Italia" 140 miliardi: 70 attraverso acquisti di titoli del Tesoro, e altrettanti con le aste di finanziamento. Il 2012, per il sistema bancario italiano, rischia di presentarsi a sua volta oneroso: si calcola che andranno in scadenza almeno 4050 miliardi di bond bancari rivolti alla clientela istituzionale (quelli collocati con il retail sono tutt’altra cosa e molto più semplice da gestire). Andiamo per gradi. Nell’ormai famosa manovra fiscale del governo Monti, l’articolo 8 è dedicato alle "misure per la stabilità del sistema creditizio". In realtà non è un’iniziativa isolata: la scelta nasce dalla decisione del Consiglio d’Europa dello scorso 26 ottobre, poi ribadita all’Ecofin del 30 novembre, con la stessa logica: predisporre schemi di garanzia per il funding delle banche. Di tutte le banche dell’eurozona, che in modo diverso stanno comunque attraversando forti problemi di approvvigionamento. E infatti in un primo momento si era pensato di fornire una garanzia europea alle banche che ne avessero bisogno per il funding, con caratteristiche e modalità identiche. Si è scelta una via di mezzo: meccanismi nazionali, ma schema unificato, con lo stesso meccanismo di calcolo del costo della garanzia uguale in tutta Europa; insomma, se non lo stesso prezzo, almeno lo stesso sistema di "pricing". Una via di mezzo, come spesso avviene in ambito comunitario, un compromesso tra l’obiettivo di evitare aiuti di Stato e l’esigenza soprattutto da parte tedesca di non pagare anche per i problemi altrui, delle aree meno virtuose. L’Italia è stata la prima a recepire questo meccanismo di rete di sicurezza. E dunque, il Tesoro potrà dare la sua garanzia sui titoli da tre mesi a cinque anni (e in un secondo momento fino a sette anni) sulle obbligazioni emesse da banche che ne abbiano fatto richiesta. Non sarà un rubinetto sempre aperto: occorre infatti che Bankitalia vigili e certifichi che la banca è in buona salute, che è in grado prospetticamente di pagare gli interessi, che le quantità richieste non eccedano certi parametri, rispetto al patrimonio. E ancora, i titoli emessi devono essere a tasso fisso, denominati in euro e non subordinati, e non devono incorporare componenti derivative. Ma al di là dei dettagli tecnici, pur rilevanti, è la sostanza che conta: sono titoli pienamente fungibili, nelle richieste di rifinanziamento presso la Bce. Ma non è detto che queste obbligazioni arrivino sul mercato; nemmeno su quello degli investitori istituzionali. I bond, infatti, ragionevolmente verranno emessi ma non necessariamente collocati all’esterno; potrebbero restare sui libri delle banche, come loro passività, ed essere usati presso la Bce, per ricevere in cambio finanziamenti. Un meccanismo che solo con la clausola delle garanzie statali può essere attivato: in altro caso, infatti, la Banca centrale non può accettare titoli dello stesso emittente, a meno che non si tratti di covered bond garantiti da mutui o altre attività. Non solo, diversa è la "valorizzazione" dei titoli portati in Bce: i bond che hanno la tripla A di rating, ad esempio, sono valutati circa al valore pieno per fissare il controvalore della liquidità data in cambio; i titoli di Stato italiani vengono pesati per circa il 90% (dipende dalle scadenze) e grosso modo altrettanto valgono i covered bond, mentre le obbligazioni di un’altra banca vengono valutati circa al 70%. Però tutto ha un costo, anche la garanzia statale; anzi, la struttura del prezzo è uniforme in tutta Europa, per evitare effetti distorsivi in ambito comunitario e aiuti di Stato mascherati. Ebbene, un primo pezzo di commissione (che le banche pagheranno allo Stato) è legato alla percezione di rischio di ogni singolo paese europeo. Per quanto riguarda la parte fissa, le banche italiane pagheranno una commissione pari allo 0,4%. Poi c’è la componente variabile, quella legata alla rischiosità di ogni singolo istituto: come avviene per qualsiasi tipo di bond, infatti, ogni singolo emittente ha un suo merito di credito e dunque un prezzo che deve pagare al mercato per finanziarsi. La formula tecnica, molto complessa, fa esplicito riferimento al valore del Cds della banca e/o al rating. Quella commissione sarà dunque una parte del costo del funding (della raccolta) con questo tipo di strumenti. Che andrà ad aggiungersi al tasso fisso, non troppo dissimile da quello dei titoli di Stato (visto che c’è la garanzia pubblica, è immaginabile che questi bond paghino un tasso analogo e tendenzialmente uguale per tutti i tipi di emissione). Emettere obbligazioni con la garanzia statale quindi ha un costo parametrato al proprio merito di credito, e poi un costo aggiuntivo di finanziamento presso la Bce. Ma è comunque un modo per accedere a finanziamenti, in un contesto in cui l’interbancario è una fonte praticamente prosciugata. Le ultime indicazioni dell’Eba sulla necessità di rafforzare il capitale rischiano di aggravare ancora di più la scarsità di capitali sul mercato e di accrescere il clima di sfiducia sulle banche; in particolare quelle italiane.