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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

Parigi e Berlino ci hanno dettato le regole Ora copiamo le loro ricette anti-evasori - I «sacrifici» che hanno fatto piangere in mondovisione il neo ministro del Welfa­re, Elsa Fornero, riguardano soprattutto due sacri rifugi del popolo italiano e del­l’intera cultura occidentale: la casa e la pensione

Parigi e Berlino ci hanno dettato le regole Ora copiamo le loro ricette anti-evasori - I «sacrifici» che hanno fatto piangere in mondovisione il neo ministro del Welfa­re, Elsa Fornero, riguardano soprattutto due sacri rifugi del popolo italiano e del­l’intera cultura occidentale: la casa e la pensione.Il ritorno dell’Ici (anche se nella nuova forma dell’Imu) sulla prima abita­zione riguarda 24,2 milioni di italiani (a fronte di 25 milioni di famiglie residenti); l’innalzamento dell’età pensionistica in­teressa tutti i lavoratori che andranno in pensione nei prossimi anni (oggi sono 16 milioni, si calcola che tra 30 anni saranno più di venti). Ebbene, questi due caposaldi della ma­novra Monti sono stati presentati, tra l’al­tro, come adeguamenti del nostro siste­ma fiscale e previdenziale ad altri ordina­menti­occidentali che già prevedono le tas­se sulla prima casa ed età pensionabili più elevate. Come a dire: non è un’anomalia, semmai la diversità siamo noi. Ma allora perché questo stesso princi­pio non può valere anche per altre struttu­re del nostro sistema impositivo. Tanto per fare un esempio: l’evasione fiscale. In Italia è una piaga che ci viene presentata quotidianamente come più unica che ra­ra. Vale, a seconda delle stime, tra i 250 e i 270 miliardi. Il 15-16% del Pil. Il che collo­ca il valore dell’economia sommersa, se­condo il Fondo Monetario internaziona­le) intorno al 27%del Pil.Basterebbe,in un solo anno, ad abbattere il debito pubblico e a riportare il suo rapporto con il Pil den­tro a soglie di tranquilla sostenibilità. E nel tempo a seguire farebbe del Paese il «Frec­cia rossa »d’Europa:altro che locomotiva. Il che, va da sé, non è verosimile. Ma di cer­t­o una riduzione importante di questa eco­nomia sommersa, oltre che salutare, sa­rebbe anche equo. Sarebbe sufficiente rientrare nel livello fisiologico del som­merso di Francia (15%) o Germania (16%),senza aspirare a Usa (10%)o Svizze­ra (9%). Anche perché, a fronte di questi numeri,l’Italia vanta una pressione fisca­le e contributiva che tocca ormai il 45% del reddito, contro il 36% della Germania o il 28% degli Usa. Quindi: perché non ci ispi­riamo ai migliori non solo per l’età pensio­nabile, ma anche per l’articolazione del si­stema tributario? Possibile che solo da noi ci sia una fetta così larga di evasori? Naturalmente non si tratta di una pas­seggiata di salute: occorre una riforma fi­scale complessiva, che riequilibri lavoro e capitale, consumi e redditi. Qualche mini­stro delle Finanze in passato ci ha provato, incontrando sempre due ordini di proble­mi: il primo di natura politica;il secondo le­gato­alla macchina burocratica dell’Agen­zia delle Entrate che, nonostante i progres­si compiuti negli ultimi anni, resta ancora pesante. In questo ambito, visto anche il clima favorevole alle riforme, un governo riformista potrebbe considerare due o tre aspetti che ci differenziano dagli altri Pae­si capitalistici. Per esempio, rispetto agli Usa c’è una differenza semplice ma non banale: gli americani lavorano di più degli europei; una media di 26 ore settimanali a testa con­tro le 17 degli italiani. Ed è stato dimostra­to, come è peraltro intuitivo, che dove si la­vora di meno l’incidenza delle imposte (per esempio l’aliquota marginale più al­ta) è maggiore. Quindi una seria riforma dei modelli contrattuali sarebbe una pri­ma base sulla quale iniziare a ragionare sul riequilibrio delle imposte, andando a toccare anche uno dei moventi che sono alle fondamenta dell’evasione e cioè l’ele­vata pressione fiscale. Ma è stando nell’ambito dei redditi e dei consumi che si possono trovare più utili ispirazioni. Nel campo dei redditi catasta­li, per esempio, in Italia si tendono ad au­mentare le imposte sulla base di un cata­sto centrale che, nonostante i progressi, viene ritenuto un sistema inefficiente. In Germania, per esempio, il sistema federa­le di tassazione immobiliare permette una mappatura costantemente aggiorna­ta e attualizzata nei valori. Ci pensano gli Enti locali e lo fanno con precisione chirur­gica. Per quanto riguarda il valore aggiunto (la cui tassazione riguarda i consumatori finali, ma serve a ricostruire il reddito sia delle imprese intermediarie, sia di quelle di produzione), è il regime dell’Iva, in Ita­lia, quello che fa acqua da tutte le parti. L’imposta si basa sulla compensazione di acquisto e vendita del bene fino all’ultimo passaggio, quello al consumatore finale. In Francia o in Germania il percorso del va­lore aggiunto è controllato meglio sia per il maggior peso del ruolo della grande di­stribuzione (che disincentiva il nero), sia per la più sicura tracciabilità dei flussi fi­nanziari. Questo secondo aspetto, secon­do molti esperti, sarebbe fondamentale per limitare il nero nei passaggi interme­di. In estrema sintesi servirebbe un conto corrente bancario fiscale, da rendere ob­bligatorio per ogni fattura. Sarebbe la solu­zione anche per determinare il reddito d’impresa,che così troverebbe immedia­ta emersione, e limitare l’evasione del­l’Iva che, in Italia,è stimata nell’ordine (re­cord) del 50 per cento.