12 dicembre 2011
Verso l’approvazione della manovra Monti
• In Italia sta intanto viaggiando verso l’approvazione la manovra del governo Monti, un volume forte di 243 pagine. È pressoché sicuro che saranno protette dall’inflazione le pensioni fino a 1.400 euro, secondo una richiesta dei partiti. Nella sua versione originale questa protezione era concessa solo alle pensioni fino a 950-980 euro. I soldi necessari dovrebbero uscir fuori da una maggiore tassazione dei capitali a suo tempo scudati da Tremonti, anche se i dubbi intorno a questa norma sono molti. Domenica sera, Monti (con Giarda, Fornero, Grilli, Catricalà) ha incontrato Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella, cioè i rappresentanti delle maggiori organizzazioni sindacali. Sul tavolo richieste per alleggerimenti alla manovra del valore di cinque miliardi (rivalutazione delle pensioni pari al triplo dell’assegno minimo, ammorbidimento dello «scalone» previdenziale e niente Ici per i non abbienti). Il premier ha detto di no a tutto, e lunedì i tre sindacati hanno scioperato per tre ore. Che Cgil, Cisl e Uil scendessero in lotta insieme non accadeva da molto tempo. Il punto è che l’impostazione di Monti mette in crisi il ruolo stesso dei sindacati nelle tematiche che non riguardino strettamente il mondo del lavoro.
• La parte anti-casta della manovra è comunque sparita. Nel decreto le disposizioni in materia erano due: una prevedeva la riduzione delle province a mere scatole amministrative, con pallide funzioni di coordinamento delle attività poste a mezzo tra Regione e Comune, dieci consiglieri scelti dagli stessi Comuni, via le Giunte e relativi stipendi e prestazione gratuita per gli eletti nelle assemblee non previste dalla Costituzione (per esempio le comunità montane). Tutta questa roba è sparita, per intervento (pare) dello stesso Napolitano che ha consigliato il rinvio di tutta la materia a un disegno di legge da presentare al Parlamento. Sapendo come vanno queste cose, possiamo dire che questo risparmio (un 500 milioni almeno, all’inizio) non ci sarà più. Non ci sarà neanche il taglio degli stipendi dei parlamentari, che avrebbe dovuto adeguarsi alla media europea. Il governo voleva intervenire con un decreto, ma deputati e senatori si sono ribellati all’idea di una perdita della loro autonomia. Tutti promettono che le due assemblee, quando si saprà l’ammontare di questa media europea, sapranno provvedere lo stesso. Un impegno a cui credono in pochi.
• È invece già entrato in vigore l’aumento del prezzo dei carburanti, 8,2 centesimi per la benzina e 11,2 per il gasolio (siamo ormai, per tutt’e due, oltre l’euro e sette al litro) più 2,6 cent per il Gpl e 0,00331 a metro cubo per il gas metano. Dal 1° gennaio benzina e gasolio subiranno un ulteriore rincaro di 0,0005 euro al litro e a ottobre il nuovo aumento dell’Iva (dal 21 al 23%) renderà i carburanti per autotrasporto ancora più costosi. L’Unione petrolifera ha ricordato che da marzo a oggi, per le sole accise e Iva, il prezzo di benzina e gasolio è cresciuto rispettivamente di 16 e 20 centesimi. Cioè Monti ha raddoppiato in un solo colpo gli aumenti precedenti. Allarme per le conseguenze che il caro-trasporti avrà sull’inflazione e polemiche dei giornali: per avere la grande idea di affrontare la crisi aumentando il prezzo dei carburanti ci voleva un governo di cervelloni?
• Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, prevede che tutta la manovra ci farà perdere nel 2012 mezzo punto di Pil (in assenza, però, di altre iniziative). I mercati hanno accolto comunque bene finora la manovra, facendo scendere lo spread sotto i quattrocento punti e riportando il tasso d’interesse che il Tesoro paga sui Btp al 6-6,5%. La popolarità di Monti dopo la manovra è passata, secondo i sondaggisti, dal 73 al 64%. [Giorgio Dell’Arti]