Antonio Iorio, Il Sole 24 Ore 12/12/2011, 12 dicembre 2011
SPOSTARE L’ASSE SUI REATI NON AIUTA LA DETERRENZA
Il provvedimento più incisivo del decreto salva-Italia sotto il profilo della lotta all’evasione è la possibilità per il fisco di acquisire presso gli intermediari finanziari i movimenti dei clienti e quindi di valutarli preventivamente sia per i controlli, sia per selezionare le situazioni da verificare.
In realtà, la manovra di Ferragosto aveva già introdotto una disposizione (di non facile lettura) che obbligava gli intermediari a fornire all’amministrazione finanziaria, in via preventiva, determinate informazioni sui conti. Norma abrogata per lasciare spazio a obblighi più forti. Da ora in poi, i movimenti sui conti, e non soltanto gli estremi dei rapporti, confluiranno nell’anagrafe tributaria e potranno essere utilizzati dal fisco. Sarà poi possibile incrementare ulteriormente il flusso informativo con ulteriori notizie sulla base di un provvedimento delle Entrate.
È un evidente cambio di strategia nell’utilizzo dei dati bancari: finora veniva individuato il contribuente da controllare e - sulla base di un’autorizzazione - si acquisivano i movimenti effettuati in determinati anni sui conti e rapporti con una richiesta agli intermediari finanziari; in futuro saranno proprio i movimenti sui conti (visibili immediatamente) a consentire di individuare chi verificare, o cosa contestare.
Oltre a questo nuovo utilizzo delle informazioni bancarie, c’è poi la rinnovata convinzione del legislatore (e verosimilmente dell’amministrazione finanziaria) di perseguire e contrastare l’evasione in sede penale, vale a dire criminalizzando violazioni che in passato erano sanzionate solo in via amministrativa.
La conversione della manovra di Ferragosto ha previsto un deciso abbassamento delle soglie di rilevanza penale delle violazioni tributarie, imponendo nel contempo l’estinzione del debito tributario per accedere ai benefici previsti nel rito penale (come nel caso del patteggiamento, per cui ora è necessario aver pagato in qualche modo il debito con il fisco).
Il Dl salva-Italia introduce addirittura una sanzione penale nei casi in cui il contribuente, a richiesta dell’amministrazione finanziaria, fornisca atti o informazioni false o non corrispondenti al vero.
Ma se le disposizioni sui conti dovrebbero agevolare il contrasto all’evasione, resta qualche perplessità sull’utilità di criminalizzare violazioni, fino a ieri di tipo amministrativo. Il rischio - già evidenziato dall’ufficio studi della Cassazione - è di intasare gli uffici giudiziari, mentre i veri evasori non si lasceranno scoraggiare dalla minaccia di una sanzione penale (difficile da scontare tra l’altro).
In questo senso, l’esperienza insegna: la legge 516/82 (quella delle «manette agli evasori») - criminalizzando anche violazioni formali - è certamente servita a intasare le Procure della Repubblica e i Tribunali, ma sul versante del contrasto all’evasione non ha portato molto. Altrimenti non sarebbero state necessarie nuove e ulteriori misure a distanza di anni.