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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

BORSA. QUELLE HOLDING CON LO SCONTO INCORPORATO

Il potere non va più di moda? Le holding, i forzieri che custodiscono i pacchetti di controllo dei principali imperi industriali e finanziari italiani come Generali, Fiat, l’Espresso, Italcementi e Fondiaria-Sai, sembrano uscite dal radar degli investitori. Le loro performance, in media, sono decisamente peggiori rispetto a quella di mercato.
Tutto regolare di questi tempi se non fosse che il crollo delle quotazioni ha spinto le capitalizzazioni di alcune società addirittura al di sotto del valore di mercato delle proprie partecipazioni. Se Exor decidesse di cedere tutte le proprie quote in Fiat, Fiat Industrial e Juventus, agli attuali prezzi di Borsa incasserebbe quasi 200 milioni in più del proprio valore di mercato. Nel caso di Premafin, la holding della famiglia Ligresti, addirittura una volta e mezza il valore di Borsa.
Casi
Ma anche nei casi in cui le holding trattano al di sopra dei prezzi dei gioielli di famiglia ci sono situazioni paradossali. Cir, tolto l’Espresso e Sogefi vale 616 milioni di euro. Ma ciò significa che il mercato sta valutando «zero» il 50% di Sorgenia, una delle più importanti aziende nel campo energetico in Italia che la stessa Cir iscrive a bilancio a oltre 360 milioni di euro. Prezzi da saldo anche per Mediobanca. L’istituto milanese, primo azionista di Generali con il 13,2%, possiede anche un pacchetto di partecipazioni (che vanno da Telecom Italia agli Aeroporti di Roma) che vale circa 3,4 miliardi di euro. Considerato che in Borsa il titolo vale 4,4 miliardi la differenza pari a 900 milioni di euro rappresenta tutte le restanti attività del gruppo: i servizi finanziari. Ma alla fine dell’esercizio 2011, che si chiude a giugno, il patrimonio netto tangibile ammontava a circa 6,3 miliardi di euro. «La storica sottovalutazione delle holding rispetto al valore dei propri asset — spiega Giulio Baresani Varini di Millennium Sim — ha molte ragioni tra le quali una governance spesso ingessata da patti di sindacato che non piacciono agli investitori istituzionali. A ciò si aggiunga il fatto che le holding reagiscono normalmente in ritardo rispetto a eventuali inversioni del ciclo dei profitti e delle performance di Borsa».
La stagione non è ancora quella giusta dunque per andare a caccia di affari? «Le opportunità non mancano — continua Baresani — ma statisticamente le holding si muovono alla fine dei grandi rialzi, quando gli investitori a caccia delle ultime opportunità rimaste si accorgono degli sconti e tendono a scommettere sulla chiusura del differenziale tra il valore delle controllate e quelle del titolo».
CorrierEconomia ha messo in rassegna alcune delle principali holding di partecipazioni quotate, per mettere in evidenza quale sia al momento il giudizio del mercato sui forzieri di Piazza Affari. I risultati sono un confronto tra la capitalizzazione di Borsa e la stessa grandezza, ma al netto del valore dei pacchetti azionari nelle società quotate in Italia. In tre casi, Exor, Italmobiliare e Premafin, il valore residuo è addirittura negativo. Saldi ignorati finora, considerato che da inizio anno la migliore è Exor che perde il 39%, mentre la peggiore, Premafin, ha lasciato sul terreno l’80%. Exor piace comunque agli analisti di Goldman Sachs che sul titolo hanno recentemente confermato il buy (comprare), portando il target a 18,50 euro, che incorpora un rialzo del 23%. Secondo gli analisti della banca d’affari inglese l’appeal è proprio legato alla pessima performance. Da notare poi che la società della famiglia Agnelli possiede anche delle quote in due società trattate all’estero ovvero Sequana ed SGS che insieme valgono oltre un miliardo di euro.
Trasformazioni
Brilla invece Pirelli che dopo l’accorciamento della catena è diventata soprattutto una società operativa ma in pancia ha ancora pacchetti azionari, modesti, in Mediobanca ed Rcs. Lo sconto praticamente non esiste perché il mercato la considera ormai una società industriale a tutti gli effetti. E proprio il buon andamento delle vendite di pneumatici hanno spinto il titolo che da inizio anno in Borsa sale del 12%. Nonostante il rally il titolo piace ancora ad Axa che ha un buy, (comprare) con un target di 8,70 euro. Un giudizio che riflette la fiducia nel piano industriale e non riflesso nei prezzi, considerato che il titolo tratta a sconto sui principali concorrenti e offre una cedola con un rendimento superiore al 3%.
Adriano Barrì