ALBERTO STATERA , la Repubblica Affari e finanza 12/12/2011, 12 dicembre 2011
ANTICORRUZIONE PER MONTI NON SARA GRAVE; UNA PASSEGGIATA
Le cricche di ogni specie, la P3, la P4, la Protezione civile, il G8, la Finmeccanica, gli appalti, la truffa dei medicinali, i clan camorristici incistati nelle istituzioni, il traffico di influenze, le nomine prezzolate. Una teoria di scandali senza precedenti, molti dei quali ancora da decrittare, ha segnato indelebilmente i tre lustri del berlusconismo. Altro che Tangentopoli. La sedicente seconda Repubblica ha innovato il registro e le consuetudini dei comitati d’affari e della corruzione, talvolta con trucchi che ne hanno moltiplicato il fatturato malavitoso, contribuendo in modo significativo alla crisi che ha travolto l’Italia. C’è adesso soltanto da sperare che il nuovo governo di quasitecnici non pensi che qualche timida misura contenuta nel decretone prenatalizio antifallimento possa in qualche modo alleviare la tassacorruzione che impiomba l’Italia al sessantanovesimo posto tra i paesi corrotti, subito prima della Grecia, della Corea del Nord e della Somalia, secondo l’ultima classifica di Trasparency International.
Il professor Monti è troppo esperto per pensare che il limite all’uso dei contanti sia un deterrente per una corruzione che via via è andata raffinandosi con il patrocinio dei governi Berlusconi. La vecchia mazzetta in contanti, pur ancora praticata ai livelli non eccelsi del sistema gelatinoso che ha governato l’Italia negli ultimi due decenni, è soltanto il residuato di un’antica epoca tangentizia ormai superata dall’ingegno aguzzo dei mille e mille comitati d’affari. Non più come una volta la mazzetta elettorale da 100 milioni di lire consegnata in banconote, ma l’appartamento comprato al ministro "a sua insaputa", la caparra per un bene che non sarà poi mai acquistato e rimarrà al venditore, lo yacht pagato il doppio del suo prezzo, come insegna il caso Milanese l’affitto ministeriale pagato con fondi di misteriosa (ma non tanto) provenienza, il viaggio esotico a cinque stelle, i lavori di ristrutturazione, il personale domestico, la Ferrari o l’Aston Martin, il giardinaggio, i tendaggi e i puff per il soggiorno, le escort di qualità per i signori degli appalti e i trafficanti di influenze, che garantiscono posti di sottogoverno.
Ci vorranno volontà politica, determinazione e molto lavoro per scardinare un sistema che ha progressivamente smantellato i sistemi di controllo, ha aggirato le normative sugli appalti, ha di fatto depenalizzato gli abusi d’ufficio e il falso in bilancio, ha ridotto i termini di prescrizione dei reati di corruzione, minando non solo la credibilità delle istituzioni, ma ogni regola del libero mercato a favore del sistema gelatinoso che negli ultimi anni ha governato il paese direttamente dagli uffici di palazzo Chigi, dove svernava l’affarista Bisignani, federatore dei comitati d’affari e delle massonerie laiche e cattoliche.
Se Monti e i suoi ministri tecnici vorranno avviare una bonifica per quanto possibile seria comincino a fare pulizia nella Guardia di Finanza, che a dispetto della maggioranza di seri professionisti risulta coinvolta in molte delle ultime vicende meno commendevoli, nei Servizi Segreti, nelle anse più opache della Pubblica Amministrazione, senza la cui complicità la corruzione dilagherebbe meno facilmente. Riprenda magari in mano il disegno di legge anticorruzione, che giace da lungo tempo. Ma che questa volta non sia una barzelletta, per tentare di far digerire agli italiani sacrifici che definire equi sarebbe iniquo.