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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

Al ristorante il vino parla - Al ristorante ordiniamo il vino. Un trebbiano Spolentino. Portano in tavola la bottiglia e la stappano; vuotiamo il bianco nei calici

Al ristorante il vino parla - Al ristorante ordiniamo il vino. Un trebbiano Spolentino. Portano in tavola la bottiglia e la stappano; vuotiamo il bianco nei calici. Mentre afferro la bottiglia per osservarla da vicino, noto che sul retro, dall’altra parte del vetro, c’è incollato qualcosa. Guardo meglio: una freccia nera su campo bianco invita a tirare. Lo faccio e si stacca una striscia di plastica, e subito appare un pieghevole. Leggo. Sono dodici riquadri rettangolari, recto e verso, un pieghevole di pochi centimetri di lato, ma lungo, in cui sono narrate le qualità del vino che stiamo bevendo, gli abbinamenti possibili, il tipo di vitigno, il territorio da cui proviene, l’annata; sul retro ci sono notizie sulla vinificazione e affinamento e la storia del produttore; in italiano e inglese, corredato da immagini dei luoghi, vigne, campi, cantine carte geografiche. Si chiama «Vino parlante», con tanto di sito web. L’ha realizzato una società di promozione di produttori, che identifica e sceglie - così è scritto - vini di qualità e li valorizza attraverso questa seconda etichetta. In effetti, non è proprio un’etichetta, che per altro c’è già, bensì un foglio illustrativo; quasi un capitolo di un libro che, invece di essere posto lontano dall’oggetto di cui tratta, è lì sulla bottiglia da bere. Ci informa e ci dice quello che dovremmo sapere su ciò che stiamo degustando. Gli inventori - un economista bocconiano e un biologo - la chiamano «retro etichetta applicabile»: «Ci consente di bere informati». Senza essere informati, oggi non si fa più nulla. Senza una guida, un libretto d’istruzioni, un catalogo, un’enciclopedia, senza recensioni, discussioni, blog, cifre, numeri, parole oggi non si può più fare nulla bene, o almeno così crediamo. I due inventori hanno interpretato un’esigenza del consumatore postmoderno: applicato a uno dei più antichi prodotti umani le norme del neuroshopping. Sono entrati, se così si può dire, nella testa del consumatore, cercando di capire cosa vuole. Non quando acquista un vino, ma mentre lo beve, o subito dopo. Vuole scoprire. «Scopri il sapere di bere informato» è lo slogan della società di promozione. Oramai lo sappiamo, produrre un manufatto, un oggetto o un alimento non basta più. Ma forse è sempre stato così. Recita infatti un testo indiano di 4000 anni fa: «Dove vanno le mani, gli occhi sono già stati. Dove gli occhi sono stati, la mente è già volata. Dove la mente è volata, ci sono le emozioni. Dove c’è emozione, c’è vita». Niente di antico sotto il sole. Anche il vino parla.