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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

CENTRALITA’ MEDIATICA. LA NUOVA SFIDA DEL TG1

Domani, probabilmente, il principale telegiornale nazionale aprirà una nuova pagina, con un nuovo direttore, e si chiuderanno i due anni e mezzo di «minzolinismo». Il neodirettore del Tg1 si troverà ad affrontare una situazione profondamente mutata in un rapido lasso di tempo. I telegiornali, specie quelli della sera, continuano a rappresentare un momento forte, rituale, condiviso del consumo di tv: tutti assieme totalizzano un ascolto medio di 20.800.000 spettatori (periodo di garanzia autunno 2011).
In tre anni hanno perso qualcosa del loro ascolto complessivo, ma decisamente meno rispetto agli altri generi della televisione generalista, il cui calo fisiologico è legato al considerevole aumento dell’offerta digitale: solo 800.000 spettatori in meno per l’insieme dei notiziari nazionali. Certamente è molto mutata la mappa complessiva dei telegiornali. Confrontando la stagione attuale con la medesima del 2008 (gestione Riotta del Tg1) si evidenzia una notevole emorragia che colpisce in particolare il primo tg pubblico, con una perdita di oltre 1.600.000 spettatori: da 7.192.000 individui medi e il 30,5% di share a 5.524.000 individui. Più contenuta la perdita del Tg5, da 5.874.000 spettatori a 5.044.000. In controtendenza sono solamente il Tg3 di Bianca Berlinguer (da 2.353.000 spettatori a 2.668.000) e, naturalmente, il TgLa7 di Enrico Mentana, attestato a 2.774.000 spettatori (erano 500.000 con Piroso). Questi i numeri.
Interessante però anche la fotografia del pubblico che, in tre anni, ha abbandonato il Tg1: hanno scelto un’alternativa tanto i giovani (-7% fra i venti/trentenni) quanto gli adulti (-12% fra i cinquanta/sessantenni), ma soprattutto le persone con buoni livelli di istruzione (-14% fra i laureati). Non sarà facile ridare centralità mediatica al Tg1.
Aldo Grasso
In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.