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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

KALADZE IN POLITICA: IL MIO SOGNO GEORGIANO —

Dollari e pallone. L’uomo più ricco della Georgia e il calciatore più famoso della Georgia. «Georgian Dream», il sogno georgiano, il nuovo movimento politico che si propone di sgretolare il regime del presidente Mikhail Saakashvili, è nato ufficialmente ieri nella Tbilisi Concert Hall, 2.500 invitati, musica di Vivaldi ma pure rap nostrano, coagulato attorno alle figure di Bidzina Ivanishvili e di Kakhaber «Kakha» Kaladze.
Il primo può contare su un patrimonio personale di 5 miliardi e mezzo di dollari che gli è valso la posizione numero 185 nella hit parade di Forbes riservata agli uomini più danarosi del mondo. Il secondo, poderoso difensore, ha vinto tutto quello che era possibile vincere nel suo decennio milanista, allenatore Carlo Ancelotti: scudetto (2004), Coppa Italia (2003), Supercoppa Europea (2007), Mondiale per club (2007) e due Coppe dei campioni (2003 e 2007). Ora gioca a Genova, sponda rossoblu, e ieri ha pubblicamente annunciato l’addio alla nazionale di cui era il capitano («Dopo 15 anni e 83 partite mi faccio da parte con tanta tristezza»).
In realtà questa scelta di rottura è il primo tassello dell’impegno politico che l’ex rossonero ha programmato per il suo futuro: il calcio è stato una parentesi fondamentale della sua vita tormentata (nel 2001 una banda di criminali ha rapito a scopo di estorsione il fratello Levan, i cui resti sono stati ritrovati soltanto anni dopo), il suo contratto con il Genoa scade nel 2013 ma «Kakha» saluterà la compagnia con un anno di anticipo, già alla fine del campionato in corso.
La situazione in Georgia non è delle più esaltanti (eufemismo) e il presidente Saakashvili, dopo la velleitaria e disastrosa prova di forza contro i russi che nell’agosto del 2008 ha portato i carri armati di Putin a 30 chilometri da Tbilisi, ha accentuato la sua deriva autoritaristica.
In quella calda estate del 2008 è toccato proprio a Kaladze scongiurare guai più grossi al suo Paese inducendo Silvio Berlusconi (da milanista a milanista) a intercedere presso l’amico (di Berlusconi) Vladimir Putin. Nel giro di 48 ore i russi sotto le pressioni internazionali arrestarono la marcia verso Tbilisi anche se le conseguenze di quel gesto di follia (la Georgia conta 4,3 milioni di abitanti, la Federazione russa 142 milioni) sono ancora ferite aperte.
La discesa in campo di Ivanishvili, una sorta di Dottore locale più silenzioso e riservato, però come Berlusconi tifoso del Milan («Da quando Kaladze ha indossato la maglia rossonera, il Milan è diventato la mia squadra del cuore»), ha ovviamente provocato una scossa in un Paese apparentemente rassegnato al suo destino: «La verità è che ho fatto di tutto per non entrare in politica ma Saakashvili ha messo in piedi una vera e propria dittatura. Lui non sopporta le gente libera come me, vuole solo yesman, me ne ha fatte di tutti i colori. E io non volevo abbassare la testa».
Così eccolo qui, davanti ad una platea entusiasta mentre fuori centinaia di persone premono per ascoltare lui e il delfino designato, il milanista Kaladze (per i tifosi georgiani quella genoana pare un’esperienza soltanto virtuale del loro idolo), il cui percorso politico dopo le elezioni legislative del prossimo ottobre e quelle presidenziali dell’autunno del 2013 è già stato tracciato al fianco del Grande Capo: «Mollo in anticipo il calcio perché mi piange il cuore a vedere la povertà in cui vive la mia gente». Per questo il primo passo dev’essere la normalizzazione dei rapporti con i russi. «E fa niente se la propaganda dice che sono un uomo di Putin — chiosa Ivanishvili —. La gente non abbocca, anche se, sentendosi spiata e controllata dal regime, ha paura. Ora anche gli americani e tutta l’Europa, rendendosi conto del fatto che sono una persona credibile, hanno iniziato a stabilire contatti con noi».
Piazzato al centro della platea della sala da concerti di Tbilisi c’è pure l’ucraino Andriy Shevchenko, un altro pezzetto della grandeur ancelottiana, 175 gol in rossonero. È piombato con un volo privato da Kiev per sostenere Kakha, l’amico di una vita, e mentre lo vede arringare la folla con insospettata verve, si spella le mani: «Non ho capito niente di quello che diceva ma vedendo l’entusiasmo della gente ho capito che parlava con il cuore».
Un entusiasmo che ha costretto Kaladze a stringere mani e a incassare pacche sulle spalle in quantità industriale prima di rimettere piede su uno dei jet di Berlusconi. Oggi a Pegli, quartier generale genoano, c’è allenamento. Il primo dell’aspirante onorevole Kakhaber Kaladze.
Alberto Costa