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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

Ora l’Erario potrà spiare tutti i nostri conti Capitali in fuga all’estero - Al Comando generale delle Fiamme gialle parlano di svolta epocale

Ora l’Erario potrà spiare tutti i nostri conti Capitali in fuga all’estero - Al Comando generale delle Fiamme gialle parlano di svolta epocale. Per la prima volta lo Sta­to sfodera gli artigli contro chi fa­ceva il furbo e non pagava le tasse. La stagione dei grandi evasori, con un gruzzolo milionario in banca e dichiarazione dei redditi da pezzenti, finisce una volta per tutte. Almeno sulla carta. Perché basterà poco agli investigatori del fisco per stanare i finti poveri: sa­rà s­ufficiente interrogare il cervel­lone elettronico dell’Anagrafe tri­butaria per sapere tutto quel che c’è da sapere sul quel determina­to contribuente. Merito dell’arti­colo 11 della manovra voluta dal governo Monti che trasforma l’Anagrafe tributaria in una sorta di grande fratello, carico di infor­mazioni e di dati. Il segreto banca­rio si attenuerà: diventerà una fo­glia di fico e con un clic anche quell’esile protezione cadrà met­tendo a nudo le ricchezze del si­gnor Rossi. Eccoci al punto, chirurgica­mente affrontato da Mario Mon­ti. Fino a oggi l’Anagrafe tributa­ria centellinava le notizie: al finan­ziere, che aveva sospetti su un cer­to soggetto, il cervellone gestito dalla Sogei comunicava che il si­gnor Rossi aveva un conto presso un certo istituto di credito. Punto. D’ora in poi il militare riceverà un rapporto completo. Un estratto conto, con il saldo, le movimenta­zioni e tutti gli eventuali investi­menti in titoli di Stato, quote di fondi, azioni e obbligazioni. Fino­ra, per essere chiari, il militare do­veva scrivere a quell’istituto di credito e chiedergli tutta la docu­mentazione di suo interesse. Una faticaccia, che oggi, in teoria, di­venta un gioco da ragazzi. Que­sto, naturalmente, sempre che il testo originale non subisca cam­biamenti in corso d’opera. «Onestamente - spiega un uffi­ciale della Guardia di finanza - il nostro lavoro diventerà molto più veloce. Prima si procedeva passo passo, un gradino alla vol­ta. Dovevi rivolgerti a una banca, poi dovevi chiederle tutti i dati e magari dovevi riproporre i quesi­ti ad altri istituti di credito. Giorni e giorni, lettere su lettere perché l’Anagrafe indicava solo la strada da percorrere. Ora l’Anagrafe ci consegnerà una fotografia com­pleta della situazione patrimonia­le ». E certi scandali che hanno co­stellato le cronache dovrebbero andare in archivio, come retaggio di un passato in cui si combatteva l’evasione in modo ancora artigia­nale. Con il nuovo sistema certe si­tuazioni paradossali dovrebbe­ro, o meglio potrebbero essere smascherate in un battito di ci­glia. Tizio è avvisato: potrà conti­nuar­e a giocare a rimpiattino e di­chiarare somme irrisorie o finger­si addirittura nullatenente ma i suoi conti magari milionari, i suoi investimenti e le sue movimenta­zioni saranno disponibili dentro la «pancia» dell’Anagrafe. E non più nascosti dietro le mura di una filiale. Si volta dunque pagina? Sì, ma il metodo di ricerca sarà sempre lo stesso: non ci sarà l’accesso in­discriminato al cervellone. Nien­te pesca a strascico. «Noi- dicono al Comando generale delle Fiam­me gialle - procederemo come al solito: se si ha un sospetto e solo in quel caso si andrà ad interrogare l’Anagrafe. Le informazioni arri­veranno solo in seguito all’apertu­ra di un procedimento penale o amministrativo. Certo, la lotta al­l’evasione e al riciclaggio farà un balzo in avanti. E accelerando i tempi si moltiplicheranno anche le verifiche». Ma i segugi delle Fiamme gialle immaginano già la possibile con­tromossa di chi non vuole rispet­tare le regole. Porteranno i capita­li all’estero. E sfuggiranno così al sofisticato radar della Sogei. Ba­s­terà andare in Svizzera per mette­re fuori gioco, o almeno in difficol­tà, i nostri 007.L’Italia stava nego­ziando, come già hanno fatto Ber­lino e Londra, un accordo a suo modo storico con Berna per im­porre una tassazione sui capitali esportati. Ma la trattativa, ormai in dirittura d’arrivo, si è bloccata perché l’Europa vuole stabilire una linea d’attacco comune. Ci vorrà tempo per pizzicare chi ha spostato le proprie fortune a Luga­no. In ogni caso c’è sempre un’uscita di sicurezza nel cortile di casa nostra: San Marino. A San Marino si arriva solo con le rogato­rie, come in qualunque altra par­te del mondo. Ma per arrivare a San Marino non c’è neanche biso­gno di passare una dogana. La grande fuga, forse, è già comincia­ta.