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 2011  dicembre 12 Lunedì calendario

Così l’Italia assomiglia a uno Stato di polizia fiscale - Cosa succede se lo Stato ha strumenti da Grande Fratello e, sulla base delle infor­mazioni raccolte può disporre come cre­de dei beni dei cittadini, anche tradendo e rinnegando le proprie stesse leggi? Ma vo­gliamo davvero vivere in uno Stato dove la privacy non esiste più, dove ogni nostro comportamento, ogni nostra spesa, ogni nostra telefonata o dialogo possono esse­re registrati e gestiti da occhiuti personag­gi liberi di farci i comodi loro? Facile dire: non ho nulla da nascondere, quindi per me il problema non si pone, ma in realtà presto potreste vedere che il problema si potrebbe porre eccome, per tutti

Così l’Italia assomiglia a uno Stato di polizia fiscale - Cosa succede se lo Stato ha strumenti da Grande Fratello e, sulla base delle infor­mazioni raccolte può disporre come cre­de dei beni dei cittadini, anche tradendo e rinnegando le proprie stesse leggi? Ma vo­gliamo davvero vivere in uno Stato dove la privacy non esiste più, dove ogni nostro comportamento, ogni nostra spesa, ogni nostra telefonata o dialogo possono esse­re registrati e gestiti da occhiuti personag­gi liberi di farci i comodi loro? Facile dire: non ho nulla da nascondere, quindi per me il problema non si pone, ma in realtà presto potreste vedere che il problema si potrebbe porre eccome, per tutti. L’intervista del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, sul «Corriere» di ieri era a tal proposito emblematica. Il presidente di Equitalia si compiaceva nel­­l’avere «finalmente» a disposizione un ar­senale di controlli degno della Berlino co­munista, poi, alla timida domanda di Mas­simo Mucchetti che, evidentemente affa­scinato lo intervistava, chiedendo se vi era­no sit­uazioni analoghe all’estero ecco la ri­sposta geniale: «No, ma il tasso di liberali­smo si confronta con l’osservanza della legge». Ecco, e se ribaltassimo la questio­ne? E se per una volta si confrontassero con gli altri Paesi le leggi e la pressione fi­scale per vedere se esse sono tollerabili e compatibili con l’attività economica? E con che coraggio poi si parla di osservanza delle leggi quando lo Stato stesso tradisce le proprie con un’assurda tassa su capitali oggetto di legale rimpatrio? Il corto circuito sta tutto in queste tre no­tizie sparse, rintracciabili sui giornali di ie­ri: «Equitalia vede tutto e sa tutto», «I soldi vanno presi dove ci sono», «Fuga dall’Ita­lia, molte famiglie chiedono il trasferimen­to in Svizzera». Ovvio, logico, consequen­ziale e distruttivo, indipendente dall’eva­sione o dall’onestà del cittadino. Se lo Sta­to dimostra di cambiare a piacimento le sue proprie leggi, domani potrei ricevere una multa per essere passato a 120kmh al­­l’ora sotto un occhiuto «tutor» perché ex post si è deciso che i veloci devono pagare, anche se al momento il limite era superio­re. Con la sempre valida scusa dell’emer­genza ( perenne)e dell’equità (soggettiva) ecco che anche al prossimo decreto le tas­se e le confische potrebbero abbattersi su qualsiasi ricchezza, anche la più onesta con la certezza di colpirla. Gli strumenti non mancano: 1) accesso illimitato e totale dell’Agenzia delle Entra­te ai conti correnti bancari; 2) abolizione di fatto del contante ed imposizione della moneta elettronica anche ai pensionati; 3) trasparenza totale per il fisco degli elen­chi e dei registri dei mezzi di trasporto pri­vati; 4) notifica diretta da parte delle ban­che­all’Agenzia delle Entrate di ogni movi­mento superiore alla cifra minima; 5 ) red­ditometro; 6 ) obbligo per i negozianti di se­g­nalare il nome di ogni acquirente di qual­siasi cosa di valore superiore a 3mila euro (in vigore dall’ottobre 2011); 7) il micidia­le accertamento «impoesattivo» che ren­de la cartella di Equitalia immediatamen­te ese­cutiva e obbliga al pagamento istan­taneo di un terzo dell’importo preteso an­che in caso di ricorso in commissione tri­butaria, in poche parole si deve pagare an­che in caso di «cartella pazza», sperando che non chiedano a caso qualche milione. In breve: lo Stato può arrivare ovunque, tranne all’estero, dove i veri maxi evasori hanno già da tempo trasferito holding, ric­chezze, barche ed aerei, senza mai aderire ad al­cuna sanatoria o accerta­mento e ora ridono degli illusi rimasti. Logica avrebbe voluto che l’arsenale fiscale fos­se abbinato ad una ridu­zione delle super aliquo­te, finora congegnate per far pagare agli onesti il «buco» degli evasori. Il conto è presto fatto: l’at­tuale pressione fiscale è quasi al 50% se, secondo Befera, l’evasione è pari al 10% del pil la fiscalità «imposta» è pari al 60 per cento. Intollerabile. Nessuna riduzione, si è anzi sferrato un attacco al patrimonio, con nuove tasse su risparmi, auto, e case. Il messaggio è chia­ro: la ricchezza, anche se onestamente guadagnata o regolarizzata secondo leg­ge è a rischio, il governante pro tempore (e se domani fosse la Camusso?) vede tutto e ne potrà abusare senza limiti e vincoli. È questa l’Italia che vogliamo?