5 novembre 2011
L’alluvione di Genova
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
C’è questa nuova questione, alla quale accennavamo già ieri, e cioè il monitoraggio delle mosse italiane da parte del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Questo mentre il Pdl continua a perdere forza, ieri per via della morte a Bari dell’onorevole Pietro Franzoso, rimasto in agonia da settembre a causa di un incidente stradale. Berlusconi dovrà in ogni caso affrontare due prove capitali a giorni: il voto di fiducia sull’emendamento alla legge di stabilità e l’approvazione del nuovo Rendiconto generale dello Stato.
• Intanto: che cos’è il Fondo Monetario Internazionale, o
Fmi?
In modo un po’ sbrigativo, diciamo che è una banca.
I padroni di questa banca sono 186 paesi che la finanziano ciascuno con una
somma di denaro. Per esempio gli Stati Uniti sono i finanziatori numero uno con
42 milioni di dsp. Seguono giapponesi, tedeschi, francesi, inglesi, cinesi e al
settimo posto gli italiani. Noi contribuiamo con 7,882 milioni di dsp. Capisco
di dover spiegare che cosa sono questi dsp. Dsp è una sigla per “diritti
speciali di prelievo” (special drawing rates), una moneta virtuale che
rappresenta la media tra dollaro, euro, yen e sterlina. I cinesi vorrebbero che
entrasse nel paniere anche lo yuan… Ma questo è un altro discorso. Questo Fondo
Monetario, al cui vertice c’è adesso la francese Christine Lagarde (prima il
direttore generale era Dominique Strauss-Khan, quello messo nei guai dalla
cameriera del Sofitel), è in realtà una struttura americana. Come la Nato, come
la Banca Mondiale: sono architetture diplomatiche internazionali, ma nessuno
pensa che possano mai andare contro la volontà degli Stati Uniti. Il Fmi
soccorre, prestando soldi, i paesi in difficoltà. Un tempo si occupava quasi
solo del Terzo Mondo. Adesso è attiva sul mercato europeo. Gli americani,
almeno a livello di governo, sono preoccupatissimi della crisi finanziaria, e
ormai anche economica, europea.
• Quindi il Fmi sta per mettere le mani sull’Italia.
Questa espressione – “mettere le mani” – si
riferisce al fatto che il Fmi, quando presta i soldi a uno stato, ne espropria
in parte la politica, pretende tagli, eccetera. Per il momento, almeno
ufficialmente, sarebbe però Berlusconi ad aver chiesto al Fmi di tenere
d’occhio le mosse italiane, per rassicurare i partner europei sul fatto che le
riforme annunciate nella lettera di intenti si stanno effettivamente facendo.
Napolitano sarebbe d’accordo. Senta come Berlusconi ha annunciato la cosa: «Il
monitoraggio dell’Fmi sull’Italia è come una certificazione di bilancio nei
confronti di una società commerciale». Berlusconi allude qui al fatto che una
società può farsi certificare il bilancio da revisori terzi, i quali ne
attestano la correttezza e la veridicità. Queste certificazioni, quando non
sono richieste dalla legge, servono proprio per ottenere finanziamenti. Anche
Barroso ha garantito che a chiedere l’intervento dell’Fmi è stata l’Italia.
• Senza chiedere soldi in prestito?
Senza chiedere soldi in prestito, ancora. Ma l’altro
giorno, alla colazione dei leader del G20 a Cannes, il Cavaliere ha
inaspettatamente ringraziato Christine Lagarde, direttrice del Fmi, che
ufficialmente non aveva fatto niente di speciale per l’Italia. Del resto, con i
tassi che volano verso il 7%, sarà difficile rinunciare all’aiuto del Fmi.
L’Italia sta per andare fuori mercato. E il Fmi presterebbe al 5 o al 5,5, come
fu a suo tempo per la Grecia.
• Quanto presterebbe?
L’Italia può accedere in ogni momento al precautionary
credit line, una linea di credito pari a 5
volte quello che versiamo. Nel nostro caso 44 miliardi. Questi sono disponibili
subito. Tra un anno possiamo ancora farci dare il doppio, cioè 88 miliardi. E
tra questi due finanziamenti si possono negoziare altri interventi a tassi
sempre più bassi di quel 7% (minimo) che pretenderà tra poco il mercato. L’anno
prossimo l’Italia avrà bisogno di finanziarsi per più di 400 miliardi, tra
nuove emissioni e rinnovo delle scadenze. Non è uno scherzo. E per ottenere i
denari dovremo rinunciare a un pezzo della nostra sovranità. Il Fmi – per
esempio – potrebbe obbligarci a non rinnovare nessun contratto di lavoro, a
vendere patrimoni pubblici, a imporre altre tasse, tagliare gli stipendi… La
cura greca.
• Berlusconi però non ha preannunciato tutto
questo.
No, ancora ieri Berlusconi ha detto: «Noi pensiamo
che l’avventarsi sui titoli del debito italiano sia una moda passeggera.
L’Italia non sente la crisi nel modo spasmodico rappresentato dai giornali». Ha
dato la colpa di tutto al cambio euro-lira che il precedente governo (Prodi) si
fece imporre a un tasso secondo lui penalizzante per l’Italia. È una vecchia
polemica, che ogni tanto torna fuori. Però, sono passati dieci anni, se anche
fosse vero dovremmo ormai aver assorbito il colpo.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 5 novembre 2011]
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