Nicola Bruno, Corriere della Sera 05/11/2011, 5 novembre 2011
TROPPI «SOCIAL»? CI PENSA UN APP
Il messaggio arriva puntuale ogni giorno alle 13.30, giusto in tempo per la pausa pranzo. Basta aprirlo e scorrerlo velocemente per scoprire tutto quello che ci siamo persi nelle ultime ore: gli articoli, le foto e i video di cui tutti i nostri amici stanno parlando e che potrebbero essere interessanti anche per noi. Niente più tempo perso, quindi, nel mare di tweet, notifiche e tag di tutti i social network a cui siamo iscritti e che spesso ci lasciano con centinaia di arretrati da leggere e la sensazione, sempre più frustrante, di non saper più controllare le nostre vite digitali.
Tutto in una email
A mettere a dieta la nostra presenza online ora ci pensano una serie di strumenti chiamati «filtri sociali» (social filter), ovvero servizi che, a partire dalla nostra lista di contatti, cercano di ridurre al minimo il rumore di fondo e di centralizzare in un unico luogo tutti i social network a cui ci siamo registrati. È il caso di Summify, che già dal nome rende chiara la sua missione: riassumere in un’email quotidiana il meglio di quello che è accaduto sulle nostre reti sociali. Il servizio è puntuale, intelligente e all’insegna del minimalismo: ogni giorno non vengono segnalati più di cinque articoli; l’ideale per chi è sommerso da migliaia di messaggi ed è vittima di quella che il New York Times ha definito «fatica da social network».
Razione quotidiana
Per chi invece preferisce ogni tanto evadere dalla gabbia dei propri contatti c’è un’alternativa altrettanto funzionale. Si chiama Know about it ed è un servizio che punta più sull’effetto sorpresa. Come Summify, anche questo dalle nostre reti sociali per generare un’email quotidiana personalizzata, con la differenza però che offre anche «perle nascoste» e «raccomandazioni fuori dal nostro network». Con un minimo di interazione (cliccando ad esempio sui pulsanti «mi piace», «non mi piace» o «già visto») si può educare il servizio a realizzare una selezione più accurata.
Account da sfogliare
Ma il settore in cui i «filtri sociali» danno il loro meglio è comunque quello dei tablet e dei dispositivi touch. Anche perché qui si può sperimentare di più in termini di visualizzazione. Una delle applicazioni più popolari per iPad è Flipboard, servizio che trasforma i nostri profili sociali in una comoda rivista da sfogliare. Basta collegare i propri account Facebook, Twitter, Google+ e via dicendo per navigare all’interno delle segnalazioni dei nostri amici attraverso un’interfaccia pulita e rilassante.
Simile, ma più focalizzata sull’idea di filtro, è News.me. Progettata dal New York Times e da Bit.ly (noto servizio per ridurre gli indirizzi web su Twitter), è un’applicazione che unisce il minimalismo di Summify con la grafica spettacolare di Flipboard. Il risultato è un notiziario realizzato a partire da tutti i link che si è persi nelle ultime ore, che può poi essere sfogliato come una rivista interattiva. News.me permette di accedere anche ai profili degli altri utenti in modo da vedere quali sono i contenuti che vanno per la maggiore in network diversi dal nostro.
I «media manager»
Oltre al sovraccarico di stimoli sociali, l’altro aspetto che affatica le nostra vita digitale è anche la dispersione. Per quanto siamo stati bravi a distribuire correttamente i nostri contatti virtuali (gli amici di infanzia su Facebook, i colleghi su LinkedIn, le fonti di informazioni su Twitter, le foto su Instagram), spesso si perde tempo a passare da un servizio all’altro. Ecco allora arrivare una serie di aggregatori che centralizzano tutti i nostri amici 2.0. I più noti e utilizzati sono Seesmic e Hootsuite, due servizi che si definiscono «social media manager» e permettono di visualizzare in un’unica interfaccia le foto che il nostro amico pubblica di qua e il tweet che fa di là.
A orari fissi
Certo, anche così il rischio di sovraccarico è sempre alto. I più recidivi farebbero bene a tenere a portata di clic Freedom, un software che ci mette a dieta forzata, permettendoci di accedere ai siti perdi-tempo solo ad orari prestabiliti (ad esempio: Facebook in pausa pranzo; Twitter la mattina). Solo così, forse, potremo liberarci una volta per tutte dall’affaticamento da social media.
Nicola Bruno