Alessandro Trocino, Corriere della Sera 05/11/2011, 5 novembre 2011
POMICINO ARRUOLATORE: «LORO OFFRONO POSTI NOI UDC LA POLITICA» —
POMICINO ARRUOLATORE: «LORO OFFRONO POSTI NOI UDC LA POLITICA» — La terza vita di Paolo Cirino Pomicino sta ricominciando proprio lì, dove aveva concluso la prima. In questi giorni lo si vede spesso passeggiare in Transatlantico. Sorride sornione, si intrattiene amichevolmente con i deputati, discute, rimbrotta, lusinga, motteggia come solo lui sa fare, senza farsi mancare le inevitabili citazioni in partenopeo stretto. Non è deputato, ma semplice iscritto Udc. Per uomini della sua storia politica e della sua tempra, la qualifica è poco più che un dettaglio. In questi giorni sta trattando freneticamente con i deputati in procinto di lasciare il Pdl. È cosa nota e palese. Non a lui però: «Cosa dice? Ma quale mercato, quali trattative, io faccio politica. Del resto lo sapete, sono malato: di cuore e di politica».
La prima vita, dopo epici scontri con Antonio Gava e Ciriaco De Mita, si conclude traumaticamente nel 1992. La mannaia di Mani Pulite si abbatte su di lui: condannato per finanziamento illecito per la maxitangente Enimont, patteggia anche due mesi per corruzione. Quanto basta per metterlo fuori combattimento per un po’. Il ritorno sulla scena viene interrotto da un infarto, un trapianto di cuore e un’unzione, per fortuna non estrema. Ma Pomicino di vite a disposizione ne ha molte. E così risuscita nell’Udeur, poi nella Dc per le Autonomie, infine nell’Udc. Ed eccolo qui, a 72 anni, attivissimo ma insolitamente avaro di aneddoti. Segno che sta lavorando sul serio? È davvero l’anti Verdini: «Paragone improprio. Anche perché rispetto a lui ho una cosa in meno e una cosa in più. Lui ha posti di sottogoverno e risorse finanziarie, io no. In compenso, rispetto a lui, io posso offrire la politica». Modestia comprensibile. Ma siamo sicuri che non ha proprio niente da offrire? Candidature? Pomicino si adonta: «Mi dispiace che continuiate a pensare che la politica sia solo mercato delle vacche. Non è vero, neanche nella Seconda, nella quale pure ha dilagato questa prassi». Anche nella Prima, però, i dc non erano proprio mammolette: «I democristiani non hanno mai fatto trattative nella loro vita». Toccherà riscrivere la storia. «Diciamo allora che promettevano quello che c’era. Oggi non c’è niente. Cosa posso promettere ora? Solo politica». Viene più facile immaginare che chi scappa dal declino del berlusconismo sia più interessato a salvare se stesso che non a questioni politiche. «Questa cosa del governo inquina il dibattito. L’Udc sta facendo nascere un partito di massa fondato sulle due grandi culture storiche, il cattolicesimo e il liberalismo». Tutto molto bello, ma ad Antonio Razzi e Americo Porfidia, interesserà? «Le do una notizia, è finita la stagione del personalismo politico, dei partiti padronali. Scomparso il carisma di Berlusconi, scompare il cemento che teneva uniti i suoi fedeli. Lo so, come diceva Eduardo De Filippo, la notizia è impressionante ma nun tiene che ce fa». Berlusconi, in effetti, per ora non si muove. «E fa male. Sarà ricordato più come il signore di Palazzo Grazioli che come statista. Dovrebbe avere la sensibilità di dimettersi. Ha una responsabilità pesantissima. La lunga notte del pensiero politico, per fortuna, sta finendo. Arriva l’alba. I partiti senza cultura politica si stanno sfarinando e potranno riemergere finalmente le grandi culture politiche europee: liberale, cattolica, popolare, socialista, ambientalista».
Alessandro Trocino