FRANCESCO MANACORDA, La Stampa 5/11/2011, 5 novembre 2011
Ecco le 29 superbanche troppo grandi per fallire Per l’Italia c’è Unicredit - C’ è Goldman Sachs ma a sorpresa manca la giapponese Nomura; debutta Bank of China ma non c’è la spagnola Bbva
Ecco le 29 superbanche troppo grandi per fallire Per l’Italia c’è Unicredit - C’ è Goldman Sachs ma a sorpresa manca la giapponese Nomura; debutta Bank of China ma non c’è la spagnola Bbva. Otto sono americane, quattro francesi, mentre in Italia c’è solo Unicredit. I colossi bancari della terra, certificati ieri dal Financial Stability Board presieduto per l’ultima volta da Mario Draghi e approvati dal G20 sono ventinove e dovranno avere, spiega lo stesso Draghi, «requisiti di capitale più alti che riflettono il costo del loro possibile fallimento». In gergo finanziario si chiamano Sifi, acronimo inglese che tradotto suona più o meno come «istituzioni finanziarie di importanza sistemica»; di fatto sono le superbanche mondiali troppo grandi per fallire. Lo stesso Fsb ritiene, come spiega un comunicato, che «i benefici per l’economia globale che deriveranno da banche in migliore salute superano di gran lunga il modesto e temporaneo impatto che sia avrà sul Pil nell’arco del periodo di implementazione delle nuove regole». Proprio per Unicredit, che ieri ha subìto un tracollo in Borsa del 6,55% a 0,77 euro sull’onda del calo di tutto il settore, è in arrivo una buona notizia. I Cashes, gli strumenti convertibili emessi nel 2009 per 3 miliardi e sottoposti all’esame della Banca d’Italia, che doveva decidere se considerarli equivalenti al capitale o meno, paiono aver passato l’esame. Lunedì arriverà il verdetto ufficiale, che si preannuncia per l’appunto positivo. Alla banca guidata da Federico Ghizzoni verrebbe chiesto di apportare delle modifiche al regolamento che regola gli strumenti. In cambio Unicredit potrebbe contare su 3 miliardi finora non certissimi ai fini patrimoniali e ridurre quindi l’aumento di capitale ipotizzato in 5-8 miliardi al livello più basso della forchetta. L’inserimento nelle Sifi non preoccupa invece più di tanto Unicredit, che prevede di essere nella parte bassa della classifica, con un capitale richiesto che potrebbe arrivare all’8 o al massimo all’8,5%, richiedendo minimi aggiustamenti. Alle Sifi in generale viene chiesto di adottare un «cuscinetto» supplementare di capitale rispetto al 7% imposto dalle regole di Basilea III. Il capitale supplementare potrà andare dall’1 al 2,5%, a seconda del grado di importanza «sistemica» di ogni istituto, ma ieri la classifica non distingueva ancora tra le cinque diverse gradazioni in base alle quali si sale ogni volta dello 0,5%. In ogni caso le banche più importanti - che a quanto comunicato sono quattro - dovranno avere un capitale pari al 9,5% dei loro attivi ponderati per il rischio. Tradotto in parole povere significa che le banche considerate più globali di tutte dovranno avere - partendo nel 2016 e arrivando a regime tre anni dopo - almeno 9,5 euro di capitale proprio ogni 100 euro impegnati con i propri clienti. Per gli istituti la richiesta di capitale aggiuntivo è onerosa. Ma d’altro canto con l’inserimento nelle Sifi gli istituti hanno una sorta di garanzia non scritta: se davvero sono troppo grandi per fallire, allora anche se ci dovessero essere problemi seri qualcuno correrebbe al loro salvataggio. La scommessa dei regolatori e dei governi mondiali, però, è che di questi salvataggi non ci sia mai bisogno proprio grazie al capitale aggiuntivo richiesto. Draghi parla appunto di «un grande pacchetto» in grado di «ridurre le conseguenze catastrofiche in caso di fallimento» delle banche sistemiche. E se poi il fallimento dovesse arrivare lo stesso? In questo caso le perdite verrebbero ripartite tra gli azionisti e i creditori. Inoltre le autorità di vigilanza nazionali - da noi Bankitalia - devono accertarsi che ogni Sifi abbia pronti i piani di emergenza e deve coordinarsi con le autorità degli altri paesi in cui opera la banca su cui svolge la vigilanza. Le 29 Sifi che già da quest’anno dovranno prendere misure particolari, sono state classificate in base a cinque criteri: le dimensioni, il livello di interconnessione, le attività globali, la complessità e - in caso di fallimento - il grado di difficoltà di sostituzione delle loro attività da parte di altre banche.