Alessandro Penati, la Repubblica 5/11/2011, 5 novembre 2011
LA SAGA BPM CONTINUA ESCLUSO IL LIETO FINE
Se non fossimo in piena crisi finanziaria, e se le nostre banche non fossero nel mirino, la saga della Banca Popolare di Milano avrebbe anche i suoi lati divertenti. Dopo "Potere ai dipendenti", "Banca d´Italia manda l´ispettore", "Trionfa il duale", "Le grandi manovre assembleari", "Arpe sfida Bonomi", "La cacciata di Ponzellini", e "Arriva la Procura", in queste settimane va in scena il capitolo "L´aumento di capitale".
L´operazione è stata lanciata poco dopo che l´Europa ha chiesto alle banche di portare il capitale primario al 9% delle attività rischiose, dopo aver svalutato i titoli di stato in portafoglio al 30 di settembre. Bpm non rientrava negli stress test, ma è pur sempre una grande banca: nel prospetto tuttavia l´argomento è ignorato, anche perché i dati forniti sono fermi al 30 giugno. Non era il caso di aggiornarli? Forse non c´era tempo perché a fine ottobre scadeva la garanzia del consorzio; e in questi casi Consob è attenta a fare squadra per il sistema. Comunque, anche dopo l´aumento, Bpm rimarrà con un rapporto Core Tier 1 ben al di sotto del 9%.
Il prospetto non dice come Bpm intenda ricostruire il conto economico. Fa riferimento a un piano industriale che Bpm stessa definisce superato, dove il costo della raccolta ipotizza un premio per il rischio Italia di 67 punti, mentre ieri era di 430. Il rapporto costo/ricavi non scende alla media europea neanche nel 2015. E l´eccessiva esposizione al mattone (22 miliardi) merita solo una menzione: ma quale è il rischio? Con le transazioni immobiliari a -30% dai massimi, non è un quesito superfluo. E visto che i mutui alle famiglie sono solo 8 miliardi, quali società immobiliari sta finanziando Bpm? Dato lo stile della casa (l´ex presidente è indagato per un prestito a una società in odore di mafia) domandare è lecito.
Ma è nelle operazioni straordinarie che Bpm dà il meglio di sé. la Repubblica ha ben documentato due recenti acquisizioni a prezzi ingiustificati a favore dei soci (Cic e Cr Alessandria) che intenderebbero utilizzare l´incasso per sottoscrivere l´aumento: ma il codice civile lo vieta. L´anno scorso Bpm ha chiuso in utile solo grazie alla plusvalenza da 220 milioni per la cessione della sua società di gestione ad AM (in cambio del 36%). Principi contabili rispettati; ma pessimo affare. Bpm aveva sborsato 250 milioni per Anima, poi fusa in Bpm Gestioni che in quel momento, con quasi il doppio delle masse, ne valeva almeno 300: complessivamente, quindi, circa 550 milioni. Attività cedute ad AM per un valore dichiarato di 413; da cui sottrarre il costo delle garanzie concesse ad AM sui ricavi e sulla rete di vendita, e del prestito per finanziare l´acquisto.
Il vero capolavoro però è il convertendo. Collocato presso i propri clienti come obbligazione col miraggio della cedola al 6,75%, in realtà era un rischioso derivato per l´acquisto di azioni Bpm (e per questo multata dalla Consob). Poiché l´obbligazione imponeva l´obbligo di conversione a 6 euro, quando il titolo Bpm era precipitato a meno di 1, si è deciso quest´estate di ridurre il prezzo di conversione a 2,71 euro. Una beffa: Bpm avrebbe di lì a poco varato un aumento di capitale super scontato. Risultato, per ogni 100 euro investiti, i sottoscrittori hanno un titolo che oggi equivale a 37 azioni Bpm, più il diritto per altre 92 con l´aumento, più un call a 2,71 euro, più tutte le cedole incassate e capitalizzate fino alla scadenza del bond (6/2012). Totale: circa 36 euro. Come un bond Argentino. A quando una class action?
E dire che l´obbligazione doveva servire al rimborso dei Tremonti bond: rinviato, con un aggravio nel 2012 di almeno 45 milioni di interessi (in aumento, perché legati al Btp trentennale). Tutto questo perché non si è mai toccato il vero problema: non è pensabile che una grande banca acceda al mercato dei capitali, specie durante una crisi finanziaria, con la struttura cooperativa. O si ha il coraggio di convertirla in società di capitali, o la saga Bpm è destinata a farci divertire ancora.