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 2011  novembre 05 Sabato calendario

SPECCHI E CREDENZE PER CATTURARE I PENSIERI

Il mobile dei buoni e cattivi pensieri è una specie di credenza poggiata su quattro ventose, di quelle che si usano per il trasporto delle grandi lastre di vetro. Le ventose sono basculanti e rendono il mobile instabile - come i pensieri - basta sfiorarlo e lo vedi barcollare. La parte anteriore è composta da due pannelli di legno ricurvi che si incrociano come drappeggi di un abito, dipinti in due diverse tonalità di amaranto. Ai lati opposti del ripiano sono scavate piccole nicchie quadrate, che accolgono blocchetti di carta con fogli volanti. Chiunque può scriverci sopra i propri pensieri: a destra quelli buoni, a sinistra i cattivi. E poi li può inserire tra i raggi in fil di ferro del sole-specchio appeso sulla parete sovrastante. Anche gli ospiti possono farlo. Il mobile li accoglie nell’ ingresso della casa di Francesca Montinaro, artista e scenografa di trasmissioni di successo come «Le invasioni barbariche» di Daria Bignardi e «Vieni via con me» di Fabio Fazio e Sergio Saviano, fino alla recentissima «La culla della parola» di Dino Boffo su TV2000. Francesca costruisce le sue scenografie come «luoghi emozionali». «La tv - dice - è la pacchia per un artista, perché ti offre uno spazio completamente vuoto dove puoi creare grandi installazioni, opere-contenitore in cui l’ interazione tra conduttore, ospiti e pubblico è fondamentale. Chiunque vi entri ne deve rimanere coinvolto. Nell’ ultima versione delle Invasioni barbariche ho immaginato un mare che all’ apparenza è calmo, con le barche ferme e le vele ritirate. Invece quando entri in scena ti accorgi che è percorso da un vento tumultuoso e ne rimani turbato». Dal mobile dei buoni e cattivi pensieri si intuisce che anche per arredare la propria casa è partita dal concetto di luogo emozionale. Vi abita con la figlioletta Nora e il marito Giancarlo «che trova e rilancia invenzioni». Ha scoperto cinque anni fa questo appartamento all’ ultimo piano di un palazzo nel cuore del quartiere Esquilino, in piena Chinatown romana. Ma affacciandosi alle finestre sembra di tornare indietro nel tempo, con la piazza-giardino recintata al- l’ inglese e ombreggiata da platani centenari, il prato dove emergono i resti della cinta muraria fatta costruire da Servio Tullio per difendere la città dai Galli, la facciata ottocentesca dell’ Acquario Romano oggi riconvertito in Casa dell’ Architettura. Francesca vi ha trasferito tutti gli oggetti acquistati «per amore a prima vista» girando tra i rigattieri di mezzo mondo: il lampadario Déco trovato a Rio de Janeiro; i termosifoni in ghisa con decorazioni Liberty a Parigi; i vasi in ceramica nera a Bali; il grande specchio degli anni Venti, con luci incorporate, che copre un’ intera parete della stanza da pranzo, a Milano; il letto a baldacchino, in cuoio e acciaio tubolare, a Roma, la credenza rivestita in pergamena in Germania. È orgogliosa soprattutto di due vetri di Murano gemelli, scovati uno al mercato delle pulci di Parigi l’ altro a Porta Portese. Per la collezione di piatti e bicchieri anni Cinquanta, tutti scompagnati e recuperati nei mercatini dell’ usato, ha costruito dei contenitori su misura, appesi alle pareti dalla stanza di pranzo, che si aprono con tiranti di seta rossa. «Apparecchio abbinando queste stoviglie secondo l’ umore del momento e gli ospiti si scelgono il posto che sentono più confacente alle loro sensazioni». Innamorata di Robert Delaunay e «non potendo permettermi le sue opere» ha affidato a un falegname il progetto di un armadio-guardaroba con gli sportelli dipinti a laccatura superlucida nei colori vibranti usati dal pittore francese per i suoi quadri. Apre gli sportelli per mostrare le cerniere a nastro in ottone, come si usavano una volta e che qui sembrano trasformate in opera d’ arte. Per comodini, due sgabelli in ferro, recuperati nello studio di uno scultore, lasciati con le incrostature di gesso. Alle pareti, grandi olii su stampa digitale di Paolo Consorti. Davanti al caminetto, il dipinto creato da Francesca per la scenografia dell’ Era glaciale. «Ho immaginato Daria Bignardi come la principessa nel quadro di san Giorgio e il drago di Paolo Uccello, dove al primo sguardo sembra che sia catturata dal drago e poi si scopre che è lei a tenerlo al guinzaglio. Daria sembra perduta nella foresta bianca che l’ avvolge; invece chi ne resta catturato è l’ ospite».
Lauretta Colonnelli