Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 05/11/2011, 5 novembre 2011
LA LINEA DELLA CHIESA: ORA UN PASSO INDIETRO E SPAZIO A LARGHE INTESE —
L’unica notizia dall’Italia è un trafiletto in fondo a pagina tre. Ma nella Chiesa spesso l’essenziale si nasconde nei dettagli e la Santa Sede non ama fare rumore, specie quando si tratta di politica. Così il titolo dell’Osservatore Romano di oggi sulle vicende del governo è un richiamo di cronaca a ciò che in realtà sta più a cuore Oltretevere: «In Italia appelli alla cooperazione tra le forze politiche». È un articolo che non a caso riprende soltanto le due massime cariche dello Stato, le parole di Giorgio Napolitano a Bari («Il momento è molto difficile, molto duro per il nostro Paese»), il «colloquio» del presidente della Repubblica con Renato Schifani e infine l’appello del presidente del Senato: «Ha invitato tutte le forze politiche ad abbandonare "irrigidimenti", "pregiudizi" e "contrapposizioni" che impediscono di rafforzare la credibilità del Paese e ha invitato maggioranza e opposizione a un’ampia condivisione delle scelte strategiche necessarie per affrontare l’emergenza», riassume il quotidiano della Santa Sede.
Soprattutto in questa fase, la preoccupazione in Vaticano come alla Cei è evitare «strumentalizzazioni» e mantenere un profilo istituzionale. Però agli esponenti cattolici più in vista («E dai massimi livelli: in questi casi non delegano mai a nessuno», butta lì un parlamentare alludendo ai cardinali Bertone e Bagnasco) sono arrivati «diversi incoraggiamenti» verso una linea di condotta che, raccontano, si può riassumere così: un passo indietro «o almeno di lato» di Berlusconi per lasciare il posto di premier a un esponente del Pdl «anche indicato da lui stesso» che guidi una coalizione allargata all’Udc e «a chi vuole nel Pd». Il nome più ripetuto è quello di Gianni Letta, interlocutore storico e stimato in Vaticano.
Di certo, Oltretevere come ai vertici della Chiesa italiana, non si vogliono né le elezioni anticipate né «ribaltoni» di sorta. Anche perché, considera un vescovo dei più autorevoli, «dall’altra parte ci sono Bersani, Vendola e Di Pietro e le gerarchie ecclesiastiche, molto semplicemente, non si fidano». Del resto la situazione è quasi obbligata, spiegano fonti vicine alla Cei: «Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. È chiaro che non si può precipitare verso le urne in una situazione come questa, ci sono molte cose da fare e vanno fatte adesso, non dopo. Se questa maggioranza è in grado, le faccia, altrimenti se ne prenderà atto». Con un altro governo, non con elezioni. Lo stesso direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ha scritto: «Continuiamo tenacemente a premere perché le dosi d’urto di sacrifici che ci sono già state somministrate, e quelle che verranno, siano accompagnate da una nuova legge elettorale che ci restituisca il potere di scegliere non solo i partiti e le alleanze, ma anche gli uomini e le donne che ci rappresentano». Escluse le urne, non si possono nemmeno immaginare rovesciamenti traumatici, ha poi fatto capire: «Nel panorama istituzionale e politico italiano, soluzioni conflittuali sarebbero insopportabili». A settembre il cardinale Angelo Bagnasco aveva detto una frase che somigliava a un invito al premier perché facesse un passo indietro: «Ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto». Il segretario della Cei Mariano Crociata ha poi chiarito che «la Chiesa non fa governi e nemmeno li manda a casa». Le gerarchie sembrano aver congedato Berlusconi ma non (ancora) il centrodestra.
Gian Guido Vecchi