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 2011  novembre 05 Sabato calendario

Che gran noia donne ed eccessi Ora Califano vuole solo cantare - «Nessun imbarazzo e nessun rammarico per quello che ho fatto in 70 anni di vita

Che gran noia donne ed eccessi Ora Califano vuole solo cantare - «Nessun imbarazzo e nessun rammarico per quello che ho fatto in 70 anni di vita. Rifarei tutto, pu­re le cose brutte, perché anche gra­zie a esse sono diventato quello che sono». E la vita non ha rispar­miato nulla a Franco Califano che si mette a nudo con «materiali e confessioni inedite» nel documen­tario Noi di settembre diretto da Stefano Veneruso, prodotto da Chiara Tilesi e presentato nella se­zione «Spettacolo-Eventi specia­li ». Il suo fine ultimo è la sua osses­sione odierna, quel volersi “ripuli­re” dall’essere “solo” il Califfo: «Perché il personaggio ha ancora il sopravvento sull’artista e questo mi rode un po’. Non mi darò pace finché non sarò riconosciuto pri­ma come cantante. Tutti però vo­gliono sentire della mia vita, delle donne, del sesso. Ho paura che sa­rà difficile». Forse ci riuscirà: Edoardo De An­gelis, il regista di Mozzarella Story sta preparando un film di finzione sulla sua vita e cerca l’attore giusto per interpretarlo. Intanto nel do­cumentario, il cui titolo rimanda al mese di nascita del cantante, che alterna momenti di intervista anche intima, a sequenze in giro per Roma, a spezzoni dei suoi film e ad alcune celebri performance, Franco Califano detto Er Califfo («Il soprannome è nato - come ca­pita a Roma- nel bar sotto casa»)ri­percorre la sua carriera con alme­no due momenti terribili che gli hanno mandato all’aria, tra l’al­tro, oltre alla libertà, i film che ave­va in cantiere addirittura a Hol­lywood: gli arresti per droga nel 1970, nel caso che coinvolse an­che Walter Chiari, e nel 1983, sta­volta con Enzo Tortora. Sempre as­solto perché «il fatto non sussiste». Racconta di ieri e sembra oggi: «Fu il primo processo basato sulle intercettazioni. Ricordo che ordi­nai cinque orologi, facile pensare a cinque dosi... Ma ero il produtto­re dei Ricchi e Poveri e volevo fare lo stesso regalo a tutti e cinque. Poi però non li ritirai. Così il mandato di cattura: “Per aver tentato di ac­qui­stare un imprecisato quantita­tivo di droga e di non esserci riusci­to per motivi indipendenti dalla sua volontà”».Per questo Califano s’è fatto un anno di galera salvo poi essere scarcerato completamente innocente: «Qualcuno si lamenta oggi ma probabilmente nella ma­gistratura qualcosa che non anda­va c’era allora e continua a esser­ci ». Stessa cosa dieci anni dopo con il processo Tortora «ancora più serio con 400 imputati, i penti­ti e l’accusa di spaccio internazio­nale come i camorristi ». Dal carce­re chiede aiuto a Craxi, allora presi­dente del Consiglio, e, fingendo un infarto, viene mandato ai domi­­ciliari: «Ma mi pentii perché non potevo nemmeno giocare a pallo­ne come in carcere. Qual era il van­taggio? ». Per Califano però, peg­gio del carcere c’è stato il collegio, da bambino: «Di notte qualcuno cercava qualcosa sotto le mie len­zuola. La seconda volta gli trapas­sai la mano con un coltellino. I pre­ti però credettero a lui. Ma mio pa­dre mi riportò a casa». Artista originale e controverso, intriso di una romanità leggenda­ria condensata nel capolavoro Tutto il resto è noia , spiazza quando racconta la passione per Pier Paolo Pasolini a cui dedicò una bellissima can­zone con la famosa strofa «la santità dei ragazzi, il prezzo dell’amore»: «Era un poeta vero, non un cialtrone. Es­sere di sinistra era quasi un obbli­go, se no non ti pubblicavano. An­che oggi. Berlusconi infatti ha sot­t­o contratto tutti gli scrittori di sini­stra. Perché mica è fesso, con loro ci guadagna».Mentre un po’ delu­d­e quando si concede all’antipoli­tica: «Tutti dietro a questa politica che non lo è più. Prima mi interes­sava ora no. Tranne poche perso­ne il governo è messo malissimo». Per poi ritornare Er Califfo doc quando svela della circoncisione da adulto con l’infermiera «pron­ta a sverginarmi all’ultima medica­zione » oppure quando ripercorre - e il racconto diventa mito - il re­cente incidente domestico con le tre vertebre rotte:«Stavo con ’na pi­schella, so’ sceso da lei tutto ga­gliardo, con lo sguardo paraculo del “so tutto io”,mi si è tolta la pan­tofola e so’ cascato. Le ho dovuto dire: “Stasera non ce la faccio”».