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 2011  novembre 05 Sabato calendario

QUEI CONSULENTI DA RICAPITALIZZARE

Un elenco di 29 banche troppo importanti per fallire. Perché se questo accadesse, l’effetto contagio nei confronti del sistema sarebbe esiziale. La lista è stata redatta e presentata al G20 dall’Fsb, il Financial stability board presieduto in questi anni da Mario Draghi (al quale soccederà il canadese Mark Carney).

Il gruppo, di cui fa parte anche la banca italiana Unicredit, sarà chiamato a rafforzare i suoi requisiti patrimoniali proprio per scongiurare quell’ipotesi crac che produrrebbe effetti a catena. Ora, nell’elenco ci sono diversi istituti bancari internazionali che in Italia si avvalgono di illustri consulenti. Per esempio c’è Goldman Sachs, la banca d’affari statunitense di cui è stato vicepresidente lo stesso Draghi e della quale è tutt’ora international advisor quel Mario Monti che molti in Italia vorrebbero a capo di un governo tecnico. C’è la tedesca Deutsche Bank, che ha scelto come senior advisor italiano l’ex premier e pluriministro Giuliano Amato. E ancora, compare la Morgan Stanley, altro istituto statunitense che ha affidato le sue fortune nel Belpaese all’ex ministro dell’economia Domenico Siniscalco. Curiosamente, sia Siniscalco che Amato vengono considerati profili che Monti potrebbe coinvolgere nella compagine di un eventuale governo più o meno tecnico (vedi ItaliaOggi del 3 novembre). Del gruppo dei 29, tra l’altro, fa parte anche Credit Suisse, la cui controllata italiana è presieduta da Aurelio Regina, presidente della Confindustria del Lazio.

Insomma, tutte queste banche che si giovano di consulenti-vip italiani, così come tutte le altre dell’elenco, secondo il percorso tracciato dall’Fsb dovranno adottare regole più rigorose di governance già a partire dal 2012. E dal 2016 dovranno provvedere ad adeguare i loro requisiti patrimoniali. Il tutto con un capitale aggiuntivo tra l’1 e il 2,5% rispetto alle soglie di Basilea 3, a seconda delle dimensioni sistemiche di ciascun istituto. Sugli istituti in questione, inoltre, si concentrerà una sorta di vigilanza transfrontaliera, basata su una maggiore cooperazione delle singole autorità statali. Oltre a Unicredit, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Credit Suisse e Deutsche Bank, nel gruppo dei 29 ci sono Bank of America, Bank of China, Bank of New York Mellon, Banque Populaire CdE, Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Commerzbank, Dexia, Group Credit Agricole, Hsbc, Ing Bank, Jp Morgan Chase, Lloyds Banking Group, Mitsubishi Ufj, Mizuho, Nordea, Royal Bank of Scotland, Santander, Societe Generale, State Street, Sumitomo Mitsui, Ubs, e Wells Fargo.