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 2011  novembre 05 Sabato calendario

Sceicchi nel pallone: 2 miliardi di dollari per la rivoluzione - I signori del petrolio propongo­no alchimie per un nuovo ordine economico internazionale

Sceicchi nel pallone: 2 miliardi di dollari per la rivoluzione - I signori del petrolio propongo­no alchimie per un nuovo ordine economico internazionale. Que­s­ta volta non rispolverando lo stru­mento di ricatto per eccellenza (l’oro nero), bensì la sfera di cuo­io, globalizzata al punto tale da an­nichilire Blatter e gli uomini delle segrete stanze della Fifa e spazzar via l’ultima stilla di romanticismo che forse ancora alberga in questo sport. Con le premesse degne di un film di fantascienza lunedì scorso a Dubai è stata fondata la Royal Football Fund. I soci non so­no proprio quattro amici al bar, ma alcuni tra gli uomini più in vi­sta di Emirati, Arabia Saudita, Qa­tar e Bahrain. Sceicchi e primi mi­­nistri, nipoti di re e presidenti di compagnie aeree, uniti non solo dalla passione per il calcio, ma da investimenti onerosi già attuati negli ultimi anni in Europa con ri­sultati in alcuni casi apprezzabili. Ecco che a fianco di Mansour bin Zayed, proprietario del Man­chester City, spunta Hamad al-Thani,l’uomo forte del Paris Saint Germain di Leonardo. Senza di­menticare Mohammad Fathy Sa­oud, presidente di quella Qatar Foundation che sponsorizza il Barcellona, o Ahmed bin Saeed Al Maktoum, amministratore dele­gato dell’Emirates Airlanes che «griffa» maglie di club (Milan, Re­al Madrid, Psg tra gli altri) e stadi (Arsenal). Lunedì attorno all’am­pio tavolo in radica della sala riu­nioni della Dubai’s United Invest­ment Bank si sono accomodati in dieci con un «obolo» da 200 milio­ni di dollari ciascuno. Staccando dal copioso libretto un assegno imbarazzante per tentare di com­prarsi il calcio di tutto il pianeta. Ci riusciranno? Le risorse econo­miche giocano a loro favore. In questo momento, escludendo for­se l’emergente Cina, nessuno ha, o vuole, esporsi così tanto nel mondo schizofrenico del pallone anche soprattutto alla luce della crisi che sta paralizzando l’econo­mia mondiale. E mentre Platini predica il fair-play finanziario, che punta al 2018 come anno in cui tutti i club dovranno raggiun­gere il pareggio dei conti nei bilan­ci, i paesi del Golfo vanno contro­corrente e spendono con la natu­ralezza dei bambini capricciosi. I propositi sono davvero teme­rari, gestiti per altro da chi vanta una certa familiarità con il calcio d’Europa. Con 2.000 milioni di dollari potenzialmente tra le ma­ni i dieci soci hanno deciso di inve­stire il 30% nell’acquisizione di nuovi club europei. Tre sarebbe­ro già stati individuati (Besiktas, Sporting Lisbona e Atletico Ma­drid). Nel 2013 partirebbe invece l’assalto al Manchester United e addirittura al Barcellona, in parte «controllato»attraverso uno spon­sor che versa nelle casse dei catala­ni 150 milioni di euro per i prossi­mi cinque anni. Un altro 30% ver­rà dirottato per assicurarsi i diritti economici dei giovani calciatori in America Latina, in Africa e in Eu­ropa. Un 20% del «tesoretto» an­drà all’acquisto dei più importan­ti eventi calcistici televisivi alme­no fino al 2022 ( anno dei mondiali in Qatar). In questo caso sarà la tv qatariota Al Jazeera a far la parte del leone. Il rimanente 20% è dedi­cato invece alla «mission impossi­ble », ovvero a mettere le mani sul­le prestazi­oni di alcuni tra i più no­ti top player del pianeta, sottraen­doli ai loro procuratori. Secondo la stampa araba Cristiano Ronal­do, Tevez, Messi, Ibrahimovic e Iniesta entreranno a far parte del­la nuova scuderia entro la fine del 2012. Scenari forse sbalorditivi, ma che se messi in atto trasforme­rebbero il calcio in una malinconi­ca alienazione collettiva su scala planetaria.