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 2011  novembre 05 Sabato calendario

Balbettante e triste: ho sognato Bersani al G20 di Cannes - Grande trambusto in Europa e nel mondo

Balbettante e triste: ho sognato Bersani al G20 di Cannes - Grande trambusto in Europa e nel mondo. Berlusconi è cadu­to, si è dimesso, anzi no è caduto in un’imboscata,anzi no in un vo­to di sfiducia. Una pattuglia di ul­trafedelissimi col coltello in boc­ca lo ha colpito con le solite venti­tré coltellate d’ordinanza: « Tu quoque Stracquadanio?». Bene, trambusto, Napolitano si rende conto (è la settantunesi­ma volta) che la situazione è cata­­strofica, bisogna fare prestissi­mo, bisogna chiudere ieri matti­na, bisogna saltare le procedure, i pasti, le convenzioni e correre in Europa con idee chiare, conti in tasca, cambiali, promesse da mantenere, leggi, decreti e an­che una bozza di letterina per l’imminente Natale. Un due e tre, chi non ha fatto resta a me, viene nominato primo ministro Pier Giorgio Bersani uno e trino per via del patto di Vasto, che è un accordo angusto ma a tre punte. La signora Bersani veste il marito che domani va in un luogo molto importante che si chiama Euro­pa, dove lo aspettano come in un racconto di Harry Potter una ven­tina di­funzionari banchieri trave­stiti da corvi e tutti, dico tutti i ca­pi di Stato, governo, agenzie di ra­ting, osservatori cinesi indiani brasiliani e russi, più il piedistal­lo di cristallo con sopra appollaia­ti Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ancora irritato perché Obama seguita a dirgli che sareb­be un guaio se Giulia, la piccola appena nata, somigliasse a lui an­ziché a Carlà. E insomma Pier Lui­gi Bersani si mette in tiro, del re­sto è un uomo naturalmente ele­gante, si mette in viaggio, decolla e atterra con manovra impeccabi­le, scarta le auto blu e i taxi per da­re di sé un’immagine pulita e so­bria, arriva correndo e con la lin­gua di fuori all’appuntamento con l’Europa in un grande tendo­ne appositamente allestito per l’evento costituito dall’arrivo di Mister Postberlusconi. Così lo chiamano. Abbreviato: «Mr. PB». Lui avverte subito: «Mi chia­mo Pier Luigi Bersani» e tutti gli chiedono come l’ha presa PB, che fa PB e così via. La Merkel lo saluta con un so­spiro e gli chiede, attraverso un interprete prussiano-emiliano, se è pronto a portare le pensioni a 67 anni come accade ai lavorato­ri tedeschi. Bersani si butta sul ge­nerico appassionato: «Noi ades­so siamo pronti a fare la nostra parte, il Paese è consapevole di dover compiere dei sacrifici...». La Merkel sorride e poi con il suo tipico accento del Meclem­burgo- Pomerania Anteriore, gli dice: « Herr Post Essebbì ... ». Bersa­ni si toglie la giacca e si mostra in maniche di camicia come da ma­­nifesto, operoso e ricco di propo­ste taglienti: «Ma dove andiamo? Ma insomma, ma qui bisogna darci un taglio e fare le cose giu­ste, non si può seguitare così...». Lo sguardo gelido di Sarkò lo pietrifica come la Medusa: « Vous pensez m’sieur que la petit Giulia ressembles plus à moi ou à Car­là? ». Bersani si sente preso di con­tropiede: «Lo chieda a Renzi, che sa sempre tutto lui. Per me va be­ne tutto... non ho problemi... sia­mo pronti a discutere». La Merkel fa un sorriso da basi­­lisco: «Ci dica delle pensioni: 67 anni subito come i lavoratori te­deschi? Siete pronti a creare nuo­vi posti di lavoro anche a costo di scrostare i parassiti improdutti­vi? ». «Be’,allora-suda Bersani-que­ste sono cose che poi vediamo in un secondo tempo, no? Ci sedia­mo intorno a un bel tavolo con le parti sociali...». « NEIN !!! » urla la Merkel sbat­tendo i tacchi delle sue robuste scarpe. « Nein », ripete poi con un sorriso freddo ma a 32 denti: «Niente tavolo, niente aspetta, niente parti sociali, niente doma­ni. Herr Bersani, sì o no?». «Così, subito? - mormora il post SB - Magari prima facciamo amicizia, ci facciamo le coccole, prendiamo un buon Sangiovese, e lì...». «Solo champagne francese» si inalbera Sarkò che non ha avuto soddisfazione sulla faccenda del­la somiglianza con la sua bambi­na. E poi dice a denti stretti: « M’sieur , qui ci siamo già abba­stanza lessati le palle...». « Bitte ? » si scandalizza la Me­rkel «Linguaggio della banlieue , Angelicà, signor Bersani, entro quante ore siete disposto a tra­durre in legge quello che vi chie­de l’Europa?». Bersani chiede un cuscino per la sua poltrona in ferro battuto su cui lo hanno sistemato per farlo sentire a disagio e dice che deve sentire Di Pietro e Vendola. E an­che Casini, Fini, Bassolino, D’Alema,Fassino e Veltroni,sen­za trascurare Enzo Visco. Gelo sotto il tendone europeo. «Dunque, sibila la Merkel, lei ha bisogno di tempo e di sentire un sacco di gente. E che cosa pensa­no questi Vendola e Di Pietro? Di Pietro è quello che ha parlato di macelleria sociale?». «Ah, eh eh, scherzava, Antonio ha un temperamento paesano e...». Sarkò vorrebbe che l’Italiano lo rassicurasse sulla somiglianza di Giulia con lui, ma ripiega sul concreto: «Lei è d’accordo con madame Lagarde secondo cui di voi italiani non c’è mai da fidarsi qualsiasi cosa promettiate?». Bersani risponde che lui è una persona seria, che i suoi alleati so­no persone serie e che persino Crozza, in un certo senso, è una persona seria specialmente quando fa la sua imitazione.I vol­ti arcigni dell’Europa unita e disu­nita dimostrano ulteriore fred­dezza. Le borse hanno uno spasmo. Lo spread spernacchia verso l’al­to come un palloncino senza lo spago. Bersani capisce che que­sti vogliono da lui l’abiura: la ma­celleria sociale, le pensioni a set­tant’anni, una riforma radicale della giustizia che permetta alle imprese di ottenere sentenze ra­pide e precise. Suda freddo. Sarkò sta sussurrando qualcosa sur les italiens , qui sont toujours comme ça , cominciano la guerra da una parte e la finiscono dall’al­­tra, guarda tu Bini Smaghi che non schioda neanche con le can­nonate. «Lei saprebbe far schiodare Bi­ni Smaghi? » chiede senza pensar­ci troppo Sarkò a Bersani. «Mica posso ammazzarlo, di­pende da lui». «Visto?» dice Sarkò alla Me­rkel, tale e quale a quell’altro, le Berluscòn. «Ma no che non sono uguale!» grida sdegnato Bersani: «È un al­tro stile, siamo persone serie, noi, giriamo senza giacca, noi, ab­biamo gli occhiali e non faccia­mo feste scollacciate, noi, venia­mo da un grande passato e speria­mo ancora nel futuro, noi...». « Jawol dice la Merkel: ma ci ga­rantite pensioni tardi, basta con quelle di fasulle, basta con i con­certi fra parti sociali, basta truc­chi, basta imbrogliucci all’italia­na... ». «Rinunci a Satana?!». Urla im­provvisamente Sarkò. «Devo pensarci», mormora un Bersani raggrinzito e con l’entu­siasmo a scartamento ridotto. «Ha tempo fino a domattina», dice la Merkel. «Devo vedere Di Pietro, Vendo­la, Fini Casini Rutelli...». « Auf wiedersehn » dice Sarkò per battere sul tempo la Merkel. « Au revoir » dice la Merkel per tener testa a Sarkò. «Penso che Giulia somigli di più alla mamma» dice Bersani. « Les italiens sont comme ça », sbuffa Sarkò che si prende sotto braccio la Merkel e se ne va. Poi si gira e sussurra all’uomo nuovo venuto dall’Italia: « Rien ne va plus ».