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 2011  novembre 05 Sabato calendario

L’Italia non piace più Ora gli immigrati preferiscono la Cina - I «fratelli d’Italia» aumentano e tanti parlano straniero

L’Italia non piace più Ora gli immigrati preferiscono la Cina - I «fratelli d’Italia» aumentano e tanti parlano straniero. Sono cin­que milioni nel nostro Paese, al­meno altri 500mila- ma la cifra va per difetto - irregolari. Dall’unità del Belpaese, ricorreva l’anno 1861, sono cresciuti di cinquanta volte. Forza lavoro, linfa vitale per la crescita, per poter pagare pen­sioni e ringiovanire il popolo rac­contano sapienti analisti; qual­cun altro, soprattutto chi il lavoro lo perde o la casa popolare non la trova perché spetta prima al «rifu­giato », sosterrebbe il contrario. Ma come in una nemesi storica, si invertono ruoli e destini. A Ades­so sarà la Cina, paese che ci ha rela­to centinaia di migliaia di immi­grati, a subire l’immigrazione. Toccherà anche al Giappone, alla Corea del Sud, alle Filippine assor­bire i nuovi argonauti. A livello mondiale i migranti sono arrivati a quota 214 milioni. Le cifre snocciolate dal rappor­to-Caritas raccontano questo nuo­vo mondo globale, dove la bossia­na Padania somiglia a un granello di sabbia di fronte a un circuito di «migrantes» che trasforma il glo­bo. «La popolazione immigrata ­recita il dossier- è più giovane, in­cide positivamente sull’equili­brio demografico con le nuove na­scite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative, è lon­tana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territo­rial­e e anche la disponibilità a inse­rirsi in tutti i settori lavorativi: com­ple­ssivamente rende più di quan­to costi alle casse dello Stato. Sono loro il volano per il nostro svilup­po », concludono gli esperti. Nu­meri decisivi, guardandola alme­no in termini matematici. In Italia gli immigrati rappresentano circa il 10 per cento della forza lavoro, assistono 2,5 milioni di famiglie, diventano sempre più cittadini ita­liani (66.000 nel 2010 e oltre 600.000 nel complesso), incidono per il 7,9 per cento sul numero tota­le degli iscritti a scuola, si sposano con gli italiani (257.762 matrimo­ni misti fra il 1996 e il 2009), men­tre so­no 650mila gli stranieri di se­conda generazione nati sulla Peni­sola. Da noi poi la migrazione si spar­ge a macchia di leopardo. Chi colti­va i campi nel Belpaese? O racco­glie frutta e ortaggi? A queste do­m­ande risponde la Confederazio­ne italiana agricoltori: in 15 anni il numero di stranieri occupati nel settore è quadruplicato, passan­do dai 52 mila del 1995 ai 197 mila del 2010, oggi pari a circa il 20% de­gli occupati del comparto. Poi ecco l’Italia «conquistata». Solo in Lombardia gli immigrati (e si parla di regolari) sono più di un milione, in Emilia- Romagna rappresentano oltre l’11 per cento dei residenti e via via passando dal Veneto, al Piemonte al Trenti­no, al Lazio, alla Campania. La co­munità straniera più rappresenta­ta, con circa 1 milione di presen­ze, è quella romena, cui segue la comunità albanese che conta 491 mila persone seguita a ruota da quella marocchina con 457 mila persone. Tra i Paesi asiatici la do­minano i cinesi, con 201 mila pre­senze; tra i paesi sub-sahariani vincono i senegalesi (77 mila «ospiti) mentre tra i sudamericani la comunità peruviana, con 95 mi­la residenti è la più numerosa. Le cifre dicono più delle parole. Sui banchi di scuola a seguire le le­zioni dell’anno 2010-2011 ben 82.535 alunni con cittadinanza non italiana, pari al 14% degli iscritti totali mentre si registra che quasi la metà (44,7%) degli alunni stranieri è nata nel Belpaese. An­che nei nidi la presenza è in cresci­ta, con un 9,2% rispetto all’8,2% dell’anno precedente.