LUCA MERCALLI, La Stampa 5/11/2011, 5 novembre 2011
In 5 ore 40 centimetri Troppa pioggia per resistere - Con precisione chirurgica rispetto alle previsioni dei giorni scorsi, il diluvio si è scatenato ieri su Genova
In 5 ore 40 centimetri Troppa pioggia per resistere - Con precisione chirurgica rispetto alle previsioni dei giorni scorsi, il diluvio si è scatenato ieri su Genova. Un nubifragio cosiddetto «rigenerante», ovvero di quelli che si mantengono per più ore sulla medesima zona, magari ristretta, ma con intensità da monsone. A patirne gli effetti più disastrosi sono stati i quartieri orientali della città, dove il pluviometro dell’Università ha rilevato ben 386 millimetri d’acqua tra la mezzanotte e il tardo pomeriggio, ma in gran parte concentrati tra le 10 e le 15. A guardare le statistiche meteorologiche genovesi non è un record assoluto, ma si è trattato pur sempre di un fenomeno di violenza straordinaria e impressionante: dopo il caso storico del 7-8 ottobre 1970, con 948 millimetri in 24 ore a Bolzaneto e 35 vittime, la stazione universitaria aveva infatti rilevato 429 mm il 27 settembre 1992, e allora i morti furono due, così come – solo un anno dopo – il 23 settembre 1993, quando di millimetri ne caddero 351. Se quantità d’acqua di questo tipo si riversano in poche ore su una città fatta come Genova, e collocata dove è Genova, alla base di versanti appenninici da cui l’acqua si riversa improvvisa senza dare tempo di mettere in pratica efficaci piani di evacuazione in corso di evento, i disastri sono pressoché inevitabili. E non accade solo in Italia, patria del dissesto idrogeologico e della cementificazione selvaggia, che sicuramente concorre a tali tragedie pur non essendone l’unica responsabile. Una precisazione d’obbligo, dopo che, a seguito dell’alluvione delle Cinque Terre scatenata da un diluvio inaudito da 500 millimetri, si è anche sentito dire: «La pioggia questa volta c’entra poco...». Anche la Svizzera, famosa per il territorio montuoso curato alla perfezione, subisce periodicamente gravi danni alluvionali. Solo un mese fa, il 10 ottobre, era la verdissima Loetschental, nel Vallese, a finire sotto colate di fango con guasti per 20 milioni di franchi. Evidentemente la cementificazione amplifica questa fragilità connaturata nel territorio italiano, accrescendone la vulnerabilità: la tragedia di Aulla dello scorso 25 ottobre si è infatti consumata lungo i viali cittadini sorti nell’alveo occupato della piena del Magra del 1952. In queste situazioni, generalmente una parte la mette la natura, una parte l’uomo, in dosi variabili a seconda dei casi. Quanto alla Liguria, la natura partecipa con ricorrenti nubifragi autunnali alimentati dal vapore e dall’energia di un mare ancora tiepido in questo momento dell’anno, l’uomo con una fitta edificazione che spesso non tiene conto delle esigenze di espansione dei corsi d’acqua durante le piogge intense. Poi ci sono le questioni di protezione civile, non solo intesa come disposizioni che arrivano dall’alto – fondamentali, indubbiamente - ma anche come bagaglio personale di preparazione ed educazione al rischio che consente di non mettersi nei guai e a volte di salvare la pelle. Con le previsioni di pericoloso maltempo annunciate da giorni, con i messaggi di massima allerta diramati per tempo dalle autorità competenti, si pretendeva forse che tra corsi e carrugi genovesi la vita potesse svolgersi come in un qualunque giorno di sole, senza applicare alcune basilari norme di buonsenso e di autoprotezione? Quante storie, leggendo le cronache, di persone salvate ieri per il rotto della cuffia su automobili avventuratesi in sottopassi allagati: in quest’ottica, ecco che almeno alcune delle vite perdute tra i flutti e il fango forse si sarebbero potute evitare. E ora? Purtroppo non è finita perché, secondo i modelli meteorologici, oggi violenti nubifragi dovrebbero colpire in particolare il Savonese, dove sono probabili piene torrentizie e dissesti importanti, ma pioverà forte pure in Piemonte, anche domani, quando si svilupperà una piena di corsi d’acqua come Tanaro, Bormida, Po, Dora Baltea, Sesia, nonché dei torrenti minori. Una situazione che, peraltro a 17 anni esatti dall’alluvione del 5 e 6 novembre 1994, merita la massima attenzione. Con buona probabilità non si arriverà a tanto. Anche grazie al fatto che sulle Alpi nevicherà mediamente sopra i 2000-2200 metri, ma sono comunque da mettere in conto, soprattutto domani per quanto riguarda il Piemonte, straripamenti e frane su versanti collinari e montuosi.