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 2011  novembre 05 Sabato calendario

TARANTINI: BASTA CON LE “LEZIONI” ALLA LAVAGNA DI LAVITOLA

Basta con il favoreggiamento mediatico. La Procura di Roma deve chiedere un processo immediato e quella di Bari dovrebbe fare di più per arrestare Valter Lavitola che continua a rilasciare interviste da Panama. Tra i milioni di telespettatori di Servizio pubblico ce n’è uno che non ha gradito lo spettacolo. La lezione di ragioneria applicata del professor Lavitola, con tanto di lavagna, non è piaciuta all’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Gianpaolo Tarantini.
“LUNEDÌ presenteremo un esposto in Procura a Roma”, spiega al Fatto, “contro questa ennesima intervista di un lati-tante che continua a essere intervistato e a lanciare messaggi abusando del suo diritto di difesa. Chiederemo alla Procura di Roma di valutare se non ci siano gli estremi del favoreggiamento”.
Nonostante Michele Santoro abbia contenuto Lavitola impedendogli di lanciare messaggi e dilungarsi sulle cifre dei pagamenti, come già aveva tentato di fare nella trasmissione di Enrico Mentana a settembre, Diddi è infuriato per quello che ha visto. Ormai è chiaro che Tarantini e Lavitola giocano l’uno contro l’altro la partita della libertà. E l’editore dell’Avanti! usa le interviste per far conoscere la sua versione sul nocciolo della questione: i soldi dati da Berlusconi a Tarantini. Già nella serata del 29 settembre, quando era stato ospite di Mentana, Lavitola aveva tirato fuori un foglio con la lista dei versamenti senza che nessun giornalista gli avesse chiesto nulla in proposito. In questa seconda apparizione l’ospite-latitante è sembrato ancora più determinato nel divulgare in Italia la sua versione. Non solo: nell’illustrare il dare e l’avere con Berlusconi, l’editore dell’Avanti è stato molto più duro nei confronti della coppia Tarantini. Ecco perché l’avvocato Diddi, insieme al collega Piergerardo Santoro, ha annunciato la presentazione dell’esposto.
A CHI GLI CHIEDE se il ministero e la Procura di Bari stiano facendo tutto il possibile per cercare Lavitola, l’avvocato Diddi risponde: “a me non risulta siano state attivate le procedure per l’estradizione con Panama ma non è questo il punto. Il messaggio che vogliamo dare con l’esposto è che noi non accettiamo il processo mediatico”. Diddi e Santoro sentono che la partita si sta spostando dal piano giudiziario, dove sembrava vinta grazie anche alla loro scelta di far collaborare i Tarantini, a quello mediatico, dove Lavitola si trova a suo agio. La scena del latitante che illustra in tv su una lavagna degna di Bruno Vespa tutti i pagamenti ricevuti dai coniugi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Lavitola continua impunemente a lanciare messaggi dalla latitanza senza curarsi della coerenza con quello che dice nelle intercettazioni e persino con la precedente intervista. Nessuna lavagna potrà cambiare quello che Lavitola dice nelle intercettazioni e cioè che lui si è preso mezzo milione destinato da Berlusconi al mio assistito”.
Tarantini potrebbe ribattere al suo ex sodale in televisione, ma i legali lo frenano. “Non vogliamo il processo mediatico”, spiega Diddi, “chiediamo invece il processo immediato subito in Tribunale”. Effettivamente i termini non sono scaduti e niente impedirebbe alla Procura di Roma di comportarsi come quella di Milano nel caso Ruby. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti e la sua collega Simona Marazza non hanno questa intenzione e non sembrano nemmeno attratti dall’idea di sentire come persona informata dei fatti Silvio Berlusconi. La Procura di Napoli arrivò sulla soglia dello scontro istituzionale per ascoltare la versione del presunto estorto. I pm romani non hanno ancora sentito Berlusconi sotto giuramento. Nonostante la versione del premier, contenuta nel memoriale consegnato ai pm di Napoli, cozzi con quella di Lavitola e con le intercettazioni. O forse proprio per questo.