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 2011  novembre 05 Sabato calendario

«È L’ORA DEI PEONES. IO SONO DIVENTATO UN OGGETTO DEL DESIDERIO» — «È

la riscossa del peones. È il momento di gloria di tutti quelli che finora sono stati in un angolino. Lasciati nei propri banchi a spingere un bottone». Giancarlo Mazzuca, 63 anni, ex direttore de Il Resto del Carlino e deputato del Pdl, usa un tono crepuscolare per descrivere la situazione che sta vivendo. Con una maggioranza in affanno e alla conta perenne, lui, che nelle ultime ore ha espresso pareri critici sul governo, si è ritrovato all’improvviso al centro dell’attenzione. Corteggiato, coccolato, ricercato.
«Sì, sono un oggetto del desiderio. Robe che finora non avevo mai vissuto, mi creda. Sono disorientato. È l’epilogo di una vicenda cominciata diversamente. Perché quando tre anni fa ho accettato di candidarmi credevo di poter fare qualcosa di concreto per l’Italia. Purtroppo, invece, non è andata così. Molte volte, nel corso di questi anni, mi sono sentito come altri esponenti della società civile: messi da parte e usati dai politici all’inizio solo come specchietto per le allodole, come acchiappavoti».
C’è del rimpianto, nella sua voce.
«Sicuramente. Da direttore mi chiamavano in tv, mi sentivo utile. Svolgevo un lavoro vero. Qui, a volte, dopo mesi mi chiedo: ma cosa ho fatto in Aula? E poi pochi mi consideravano, addirittura molti nemmeno mi salutavano. Ai loro occhi ero poco importante, forse. Adesso, invece...».
Adesso invece lei è richiestissimo.
«E certo. A cominciare da lei che mi sta intervistando. Ma anche tanti altri suoi colleghi mi chiamano, vogliono sapere che faccio...»
E lei, Mazzuca, che fa?
«Io resto dove sono, nel Pdl. Non si abbandona mai la nave che affonda. Lo dica: Mazzuca rimane al suo posto anche se continuerà a esercitare il suo diritto di critica. Ribadendo dunque che in questa fase serve un passo indietro del premier e un governo di larghe intese. E poi, mi scusi, ma non voglio confondermi con gli Scilipoti di turno. Se devo cambiare sarà per mia scelta precisa, e non perché mi offrono qualcosa».
Perché le hanno offerto qualcosa?
«Ah, in queste ore il mio telefono squilla e riceve sms. Molte sono proposte di cambiare casacca. E tutti, o quasi, mi promettono la ricandidatura».
Chi l’ha cercata?
«Non mi faccia fare nomi, la prego».
Almeno uno.
«Beh, Casini. Sa, con lui ci conosciamo da una vita. È stato persino compagno di classe di mia moglie. Poi siamo entrambi originari della stessa regione, l’Emilia Romagna...».
Scusi Mazzuca, ma perché non si era candidato con il leader udc, allora?
«Eeh, bella domanda. Perché ai tempi non aveva posti liberi e non me lo aveva chiesto. Ma infatti gliel’ho detto: scusami, Pier Ferdinando, ma in questi tre anni mica mi hai pensato. Potevi farlo prima, no? Poi, per carità, lui è sempre stato gentile, io lo stimo... Ma insomma, diciamo che mi ha scoperto tardi».
Altre telefonate?
«Dal gruppo misto, dal centro...Vuole la verità?»
Dica.
«È che mi guardano tutti in modo diverso. Aperitivi, chiamate, messaggini. Lo stesso Franceschini (anche lui emiliano, ndr), che per tre anni e mezzo manco mi salutava, all’improvviso l’altro ieri l’ha fatto. E così Bersani. Insomma, ora sono tutti più gentili con me. Anche i miei stessi compagni di banco: si raccomandano, mi dicono di non andar via...»
Telefonate illustri dal Pdl? Berlusconi, Verdini...
«No, loro non mi hanno chiamato. Ma con Alfano ci ho parlato e mi ha rassicurato. Anzi, mi ha dato ragione sull’allargamento all’Udc. E poi mi ha cercato Gasparri, col quale abbiamo un intenso rapporto di sms».
Tutti a sondarla, insomma.
«Già, perché questa legge elettorale fa trionfare i voltagabbana e scatena la caccia al voto. Di più: chi mi contatta mi dice di decidere presto, perché ho un valore "che scade". E questo è triste. Sono sconsolato, mi creda. Sto rimpiangendo il giornalismo. Una ricandidatura? Magari dopo quest’intervista non me l’offrirà più nessuno».
Angela Frenda