Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Nel libro appena uscito La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (Rizzoli) Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella raccontano come la nostra classe politica, senza distinzioni tra destra e sinistra, sia ormai un ceto di parassiti intenti a saccheggiare lo Stato e a distribuire soldi e privilegi a se stessi e al maggior numero possibile di clienti.
• Io ieri avevo detto che questo discorso mi pareva un poco qualunquista.
E io le avevo risposto: neanche per idea. Se lei facesse lo sforzo di leggere le 250 pagine di Rizzo e Stella capirebbe tante cose del paese in cui vive e le cadrebbero dagli occhi tante illusioni.
• Beh, mi racconti uno di questi episodi.
Di episodi ce ne sono mille. Per esempio: il 30 per cento delle cosiddette comunità montane sta su territori piatti come il deserto del Sahara. Il bilancio del Quirinale è segreto, mentre quello della regina d’Inghilterra (quattro volte più contenuto) è pubblico, dettagliato in ogni minima spesa e consultabile su Internet. La presidenza del Consiglio ha a disposizione 13 aerei e i dati sui voli (relativi per ora all’epoca di Berlusconi) mostrano che presidente del consiglio e ministri, nel solo ultimo anno, hanno volato 37 ore al giorno tutti i giorni per un costo quotidiano di 179.452 euro al giorno, interamente a spese del contribuente (ed è naturalmente segreto di stato la lista dei passeggeri di ciascuno di quei voli). Lo sa che i deputati possono denunciare alla Camera i furti di una giacca, di un cappotto, di un computer o di una collana di diamanti ed essere rimborsati sulla parola senza bisogno di produrre la minima documentazione? E poi c’è il vitalizio a 42 anni, i 15 mila euro di emolumento mensile (record mondiale), i portaborse pagati in nero...
• E’ malcostume, sarà una minoranza...
No, quello che le sfugge, e che Rizzo e Stella mostrano magistralmente, è che il saccheggio, il privilegio, lo spreco non sono solo il frutto di disonestà individuali: sono sistema, sistema su cui si regge tutto. In altri termini: la situazione è a un punto tale che se qualcuno si tirasse indietro e non obbedisse alla logica generale, se qualcuno non volesse rubare o profittare dei privilegi, sarebbe immediatamente fatto uscire dal recinto. Tutto si regge sulle due parole che Rizzo e Stella hanno messo in copertina: “Casta” e “Intoccabili”.
• Mi faccia capire.
Io, in una democrazia matura come la nostra, se voglio vivere di soldi pubblici devo farmi eleggere in uno degli organi di rappresentanza (Senato, Camera, Regione, Provincia, Comune, Circoscrizione, Comunità Montana o Parlamento europeo) oppure devo essere mandato in uno dei tanti consigli d’amministrazione delle società che vengono amministrate dallo Stato. Da queste posizioni mi batterò per costruirmi una rete di clienti a cui garantirò o posti nelle medesime amministrazioni o consulenze ben remunerate oppure finanziamenti per attività troppe volte ridicole o semplicemente inutili. In cambio, costoro mi garantiranno il sostegno che mi consentirà di continuare a far parte della Casta degli Intoccabili, i parassiti che Rizzo e Stella chiamano bramini e io chiamo mandarini. Quarant’anni fa Panfilo Gentile aveva detto che il destino della democrazia, passata la fase iniziale di entusiasmo, è di diventar mafiosa, perché il consenso prima o poi va comprato. Rizzo e Stella, in uno dei capitoli più belli, raccontano che De Gasperi andò negli Stati Uniti facendosi prestare il cappotto e mostrano come poi, di anno in anno e con l’accordo di tutti, dal cappotto prestato si è passati alle tenute demaniali affitatte a un paio di euro al mese, ai dipendenti comunali (a Napoli o a Taranto) che, profittando degli assessori che chiudevano gli occhi, si segnavano da sé ore di straordinario capaci di gonfiare le buste paga fino a 500 mila euro l’anno... Lei saprà che il comune di Napoli fece bancarotta all’inizio degli anni Novanta e che adesso è al crac quello di Taranto. Crede che si sia trattato di una disgrazia?
• Com’è possibile che non ci sia niente da fare?
In tutto il libro viene citato un solo caso di buona amministrazione e riguarda il governatore della Sardegna, Renato Soru, ovviamente un nuovo arrivato. Ha dimezzato i costi e qualche volta obbligato i più spiritosi a pagare di tasca loro le fantasie che si erano permesse. Perché questo esempio, invece di confortarmi, mi scoraggia? Perché significa che un minimo di buon governo si potrebbe introdurre. E che se non si introduce è solo perché i cosiddetti eletti – che stiano dietro a Bertinotti, a Bossi, a Berlusconi o a D’Alema – non ne vogliono nemmeno sentir parlare. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/5/2007]