Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Cinque dei sei presunti pedofili di Rignano sono stati scarcerati ieri e la sesta detenuta – di professione bidella – potrà uscire probabilmente martedì prossimo: i suoi avvocati hanno presentato la loro richiesta al Tribunale del riesame in ritardo rispetto agli altri cinque e la sua posizione perciò non è stata affrontata ieri.
• Quindi lei aveva ragione, e i sei sono innocenti.
Io non ho mai detto una volgarità simile. Non ho mai detto: «Sono innocenti». E non ho mai detto: «Sono colpevoli». Lei deve ficcarsi in testa queste semplici regole: tutti sono innocenti fino a che non sono stati condannati in ultima istanza; non è l’accusato che deve dimostrare d’essere innocente, ma i pubblici ministeri che devono provare che è colpevole; il magistrato ha diritto di tenere in carcere una persona prima della sentenza definitiva solo se teme che quella possa ripetere il reato, scappare o inquinare le prove. Infine: quando la pubblica accusa espone il suo punto di vista (magari sostanziato da una mezza dozzina di manette), i giornalisti sono tenuti (ribadisc tenuti) a ragionare, soppesare i pro e i contro, non prendere per oro colato quello che gli viene detto e spiegare al lettore che idea si son fatti del caso e perché. Se il magistrato, piccato perché il cronista non ripete a pappagallo quello che lui gli dice, smette di dargli le notizie, pazienza. Meglio prendere un buco – come si dice in gergo – che massacrare qualcuno che non c’entra niente. Semplice, no?
• Lei, con la sua aria da finto innocentino, sta attaccando tutti quanti, pure i suoi colleghi.
Allora, cominciamo col dire che il Tribunale del riesame non ci ha ancora detto perché ha liberato i presunti pedofili. Non lo sapremo prima di 30 giorni e potrebbe darsi benissimo che il giudice abbia semplicemente valutato che gli indizi sono sufficienti per andare avanti, ma che non c’è ragione di tenere gli imputati in carcere.
• Il pubblico ministero però aveva detto, prima della sentenza, che la scarcerazione avrebbe di fatto significato archiviazione.
E ha fatto male a dir così. Dicendo così ha dimostrato un certo nervosismo, una scarsa sicurezza. Il punto è che fino ad ora l’accusa non ha trovato un riscontro obiettivo alle sue tesi se non nel malessere dei bambini che può anche essere stato indotto dagli interrogatori ossessivi dei genitori, da quel martellamento pieno di insinuazioni e malizie che i genitori hanno pure registrato e fatto mettere agli atti. Non c’è una foto, non c’è un filmato, non c’è un movimento bancario sospetto, non c’è qualcuno che abbia visto o sentito alcunché, non c’è qualche ex bambino di quella scuola che abbia detto: «Sì, quella maestra mi toccava», sono state messe sotto accusa le tre maestre di nome Deborah della ludoteca e la ludoteca ha le pareti trasparenti, da fuori si vede tutto quello che fanno dentro. Abbia pazienza, devo credere che in queste condizioni i magistrati abbiano in mano qualcosa di più di quello che ci hanno raccontato, perché quello che ci hanno raccontato non porta da nessuna parte. Oltre tutto mancano i fattori di circostanza e cioè: le date, le ore, chi faceva cosa eccetera eccetera.
• Quindi?
Quindi i pubblici ministeri procedano un po’ più prudentemente. Quelli di Rignano e gli altri. Alfio Caruso, sulla Stampa dell’altro giorno, ha fatto notare che Annamnaria Franzoni, con due sentenze di condanna sulle spalle, ha fatto fino ad oggi diciassette giorni di carcere in tutto. Mentre Fabrizio Corona è stato arrestato il 12 marzo scorso «e dopo quasi due mesi di detenzione non ci sono prospettive di remissione in libertà. A differenza della signora Franzoni, non piange, non suscita tenerezza, non stimola comitati in difesa della sua innocenza, benché nessuna delle presunte vittime l’abbia ancora denunciato. Corona, anzi, esibisce arroganza, presunzione, vanità. Ma se tutti gli arroganti, i presuntuosi, i vanitosi dovessero stare dentro, da domattina molti di noi dovrebbero cominciare a tremare». Segue lista di altri casi analoghi.
• Ah, quindi c’è qualcun altro oltre a lei che crede all’innocenza di Corona.
Io non credo all’innocenza di Corona, io dico che il quadro accusatorio che ci è stato presentato prima da Woodcock e poi dai magistrati milanesi è debole. E che nessuno dei presunti ricattati ha confermato le accuse. Ma non voglio cambiare discors i giudici, a Rignano o a Potenza, hanno un potere enorme, quello di rovinare le persone qualche volta per tutta la vita. Pensino bene prima di far uso della forza di cui dispongono. E i giornalisti, che non hanno un potere troppo diverso dal loro, pensino bene a quello che scrivono. Che il caso di Rignano serva almeno a questo.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 10/5/2007]
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