Corriere della Sera 11/05/2007, pag.57 Ranieri Polese, 11 maggio 2007
James Ellroy: la mia stagione all’inferno. Corriere della Sera 11 maggio 2007. Come i personaggi dei loro romanzi, anche gli autori di noir tornano sempre sul luogo del delitto
James Ellroy: la mia stagione all’inferno. Corriere della Sera 11 maggio 2007. Come i personaggi dei loro romanzi, anche gli autori di noir tornano sempre sul luogo del delitto. Per James Ellroy quel luogo è la Los Angeles fra gli anni ’40 e i ’70, la città del cinema, della Dalia nera, la città in cui, il 22 giugno 1958 (lui aveva da poco compiuto 10 anni), fu trovata uccisa sua madre Geneva, la metropoli in cui per due decenni avrebbe vissuto come uno sbandato, senza tetto né legge, affamato di sesso, ossessionato dalle storie di criminali, di poliziotti, di delitti senza un perché. Nel racconto I ragazzi del coro, compreso nell’antologia The Best American Crime Writing 2005 a cui partecipa (esce ora da Mondadori, con il titolo Scorciatoie per l’inferno, pp. 376, e 15,50), Ellroy ripercorre il suo apprendistato selvaggio, la lunga preparazione alla carriera di scrittore. Con un’aggiunta rispetto alle pagine autobiografiche già note ( I miei luoghi oscuri), e cioè il tributo di riconoscenza per Joseph Wambaugh, il poliziotto di Los Angleles che con i suoi libri ( Il campo di cipolle, I nuovi centurioni e, appunto, I ragazzi del coro) l’avrebbe convinto a cominciare a scrivere. Cronache nere. La passione per le storie criminali nasce per Ellroy nel 1958, con la morte della madre. Affidato al padre Armand, comincia a leggere polizieschi per ragazzi, poi, nel ’59, come regalo di compleanno, riceve The Badge di Jack Webb, una raccolta di casi affrontati dalla polizia di Los Angeles. Troppo giovane per capire quanto in quella sua mania entri il fantasma della madre uccisa (nella postfazione di Dalia nera, ristampato nel 2006 per l’uscita del film di De Palma, confesserà di aver sovrapposto l’immagine di Elisabeth Short, il cui corpo diviso in due fu trovato nel gennaio 1947, a quella di Geneva Ellroy: due figure che suscitano forti attrazioni sessuali) il giovane James segue delitti e misfatti sui giornali e divora i gialli di Mike Hammer, James Cain, Chandler, Hammett. Nel 1960 Caryl Chessman finisce nella camera a gas. A scuola, il ragazzo va male, spesso bigia le lezioni, gira per la città rubando libri, infilandosi nei cinema senza pagare: guarda e legge solo storie di delitti. Il crimine è l’unica realtà, la vera realtà che conta, il resto non vale niente: lui sceglie la parte dei criminali. Nel ’65, Armand Ellroy muore. James si arruola volontario nell’esercito poi si fa riformare. Non paga l’affitto e perde la casa, vive e dorme per strada. In quell’anno c’è la rivolta di Watts, con alcuni amici vorrebbe andare a combattere contro i neri ma la polizia li ferma. Per sopravvivere ruba alcool e lo rivende ai ragazzi delle scuole, smercia pasticche comprate a Tijuana, beve, si fa di ogni tipo di sostanze, dorme in scatole di cartone. Beccato dai poliziotti, impara a conoscere le diverse celle di Los Angeles. Entra in contatto con i veri criminali. Dice di aver appreso da loro che le teorie che giustificano la delinquenza come il frutto della emarginazione sociale sono solo delle balle inventate per ottenere sconti della pena. Arrapato, pedina le ragazze e poi entra nelle loro case quando non c’è nessuno per stendersi sui loro letti, annusare le mutandine e masturbarsi. Ma nel 1969 deve smettere: la setta di Manson massacra Sharon Tate e dovunque si impiegano sistemi di sorveglianza. Poi, nel 1971, in una fattoria-prigione sente parlare di un libro sui poliziotti di Los Angeles. Un ragazzo del coro. Uscito, Ellroy si procura subito I nuovi centurioni, lo legge più volte, ne resta affascinato. Pur continuando a vivere malamente, condivide l’idea di Wambaugh della necessità dell’ordine sociale, dell’imperativo morale nel combattere il crimine. Da allora, uno dopo l’altro ( Il cavaliere azzurro, Il campo di cipolle), Ellroy legge tutti i suoi libri. Spesso li ruba, a volte quando lo beccano addormentato dentro una scatola di cartone, per strada, glieli sequestrano e lui torna a rubarli. Nel 1975 – Wambaugh ha lasciato da un anno il servizio – esce I ragazzi del coro. Ellroy ha trovato un altro mezzo di sussistenza: si sottopone a prelievi di sangue che vende per pochi dollari. Con quei soldi compra il libro di Wambaugh. In quel periodo si ammala, infezioni polmonari gravi, lunghi ricoveri. Sente che il giro di giostra è alla fine. pronto per una riforma morale della sua esistenza. Ha in serbo tante storie da raccontare, Wambaugh gli ha insegnato come. Ma prima deve cambiare vita. Wambaugh, scrive, lo ha salvato. Ha avuto la funzione di «rimprovero morale e di eterno maestro». Nel 1981 pubblica il suo primo romanzo, Brown’s Requiem. Per la gratitudine che sente nei suoi confronti ora gli dedica questo racconto, che termina così: «Mi hai dato una visione. Hai liberato l’amore e la rispettosa rabbia nel mio cuore». Ranieri Polese