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 2007  maggio 11 Venerdì calendario

Francia e Inghilterra: due matrimoni mancati. Corriere della Sera 11 maggio 2007. emerso da una ricerca storica che nel 1956, durante la crisi di Suez, il primo ministro Guy Mollet avanzò la proposta di unificazione di Francia e Gran Bretagna

Francia e Inghilterra: due matrimoni mancati. Corriere della Sera 11 maggio 2007. emerso da una ricerca storica che nel 1956, durante la crisi di Suez, il primo ministro Guy Mollet avanzò la proposta di unificazione di Francia e Gran Bretagna. Già prima, durante la Seconda guerra mondiale, la stessa proposta era stata avanzata da Winston Churchill. Ebbene, alla luce delle vicende che seguirono, e soprattutto alla luce delle resistenze che ancora oggi Francia e Gran Bretagna pongono all’approvazione di una legge fondamentale comune come la Costituzione europea, non le sembra impensabile che queste due grandi potenze abbiano potuto seriamente ipotizzare di unirsi, sia pure sotto il peso delle drammatiche contingenze storiche in cui quelle proposte furono avanzate? Girolamo Lazoppina Caro Lazoppina, in un Atlante storico del Trecento, disegnato con lo stile di una moderna carta politica dell’Europa, vi sarebbe una grande macchia rosa a cavallo della Manica. La macchia comprenderebbe l’Inghilterra, una parte dell’Irlanda, la Normandia, il Maine, la Turenna, mentre una macchia più chiara includerebbe il resto dell’Irlanda, i principati gallesi, la Bretagna, le Fiandre, il Poitou (la regione di cui è oggi «governatrice» Ségolène Royal), l’Aquitania, la Guascogna, il ducato di Tolosa. Sono i domini e i «protettorati» della famiglia normanna che aveva sconfitto Aroldo d’Inghilterra a Hastings nel 1066 e conquistato l’isola. Vi fu dunque un periodo storico in cui l’Inghilterra e buona parte della Francia formarono un solo Stato. Ma una più giovane dinastia francese, i Capeti, si era nel frattempo impadronita di una bella e fertile regione intorno alla città di Parigi, attraversata da grandi fiumi (l’Oise, la Marna, la Senna, la Loira) e cercava di estendere il proprio dominio alle regioni circostanti. Ci vollero una lunga guerra (più di cent’anni), Giovanna d’Arco e alcune memorabili battaglie, da Azincourt a Orléans, per sciogliere questo imbrogliato nodo dinastico e separare definitivamente due grandi Stati europei destinati a essere amici o nemici, a seconda delle circostanze, ma sempre egualmente gelosi della propria identità e sovranità. I due progetti d’unione che lei ricorda nella sua lettera furono grida retoriche, lanciate in momenti gravi, ma destinate a restare lettera morta. Il primo progetto fu un’idea di Winston Churchill, approvata dal Gabinetto di guerra britannico nei giorni del giugno 1940 mentre la Gran Bretagna chiedeva alla Francia di continuare a combattere, se necessario, al di fuori del territorio metropolitano, ma riteneva utile al tempo stesso imbarcare le proprie truppe a Dunquerque per sottrarle all’accerchiamento delle forze tedesche. Se approvata, la «Dichiarazione per una Unione franco-britannica» avrebbe previsto una doppia nazionalità per ciascuno dei suoi cittadini, creato organi comuni per la difesa e la politica economico-finanziaria, istituito un solo Gabinetto di guerra per la direzione delle forze armate dei due Paesi, associato i due Parlamenti. Nella sua opera sulla Seconda guerra mondiale, Churchill racconta che il suo progetto fu calorosamente presentato dal Premier francese Paul Reynaud ai suoi colleghi di governo. Ma «ben di rado», scrisse Churchill, «una proposta così generosa ha avuto una accoglienza tanto sfavorevole». Alla maggior parte dei ministri interessava soprattutto aprire conversazioni con i tedeschi per la conclusione di un armistizio. Il secondo progetto fu francese e risale al settembre 1956. Il presidente del Consiglio a Parigi era un socialista, Guy Mollet, e la Francia attraversava allora momenti difficili: una cattiva situazione economica, una guerra algerina scoppiata due anni prima, un complicato contenzioso con l’Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez. Vecchio professore d’inglese e profondamente convinto che Nasser fosse un nuovo Hitler, deciso a sconvolgere la carta del Medio Oriente, Mollet pensò che Francia e Gran Bretagna dovessero affrontare insieme, come nelle due Grandi guerre dei decenni precedenti, quella che a lui sembrava una pericolosa minaccia. Andò a Londra nel settembre del 1956 e illustrò il suo progetto nel corso di una conversazione con Anthony Eden. Il Premier britannico respinse l’unione, ma disse di essere favorevole all’ingresso della Francia nel Commonwealth. Mollet, dal canto suo, disse di ritenere che i francesi avrebbero accettato senza troppe difficoltà la sovranità nominale della regina Elisabetta e rilanciò suggerendo una sorta di cittadinanza congiunta, simile a quella in vigore tra la Gran Bretagna e l’Irlanda. Questo scambio di vedute non ebbe alcun seguito pratico. Un anno dopo la Francia avrebbe firmato i trattati di Roma per il Mercato Comune e la Gran Bretagna, invitata a farne parte, avrebbe risposto: «no, grazie». Sergio Romano