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 2007  maggio 11 Venerdì calendario

In media un tifoso inglese pensa alla sua squadra di calcio una volta ogni dodici minuti. Se però il tifoso è sfegatato, ci pensa di continuo

In media un tifoso inglese pensa alla sua squadra di calcio una volta ogni dodici minuti. Se però il tifoso è sfegatato, ci pensa di continuo. Questi sono i risultati di una ricerca sponsorizzata dalla finanziaria britannica Virgin Money. Intervistati per commentare i dati, alcuni personaggi italiani hanno confermato la correttezza della ricerca inglese. Per esempio l’imprenditore Giovanni Malagò, romanista, ammette: «Non lo so ogni quanto penso alla Roma, non l’ho mai cronometrato. Ma una cosa è certa: come posso, ci penso». Paolo Cento, viceministro dell’Economia, rincara: «Io credo che gli inglesi li frego abbondantemente. Altro che un pensiero ogni dodici minuti. Io la mattina mi sveglio e il primo pensiero è: "Amo la Roma". E la giornata va avanti con un pensiero continuo». Luciano De Crescenzo, del Napoli, ricorda: «La prima volta che ho pianto nella mia vita è stato quando il Napoli perse con l’Ambrosiana, uno a zero, all’ultimo minuto. Avevo otto anni. Oggi l’Ambrosiana si chiama Inter. Quello per la squadra di calcio è l’unica forma di amore eterno che c’è: si cambia città, moglie, lavoro, casa, fidanzata. Ma la squadra no, rimane sempre quella per la vita». Ignazio La Russa, presidente dei deputati di An e interista, è interdetto: «Un pensiero ogni dodici minuti mi sembra una patologia. Credo che un tempo giusto per un tifoso medio siano dodici minuti di pensiero durante tutta la giornata». Franco Grillini, deputato diessino, ha una teoria: «Nella fissazione che hanno gli uomini per il calcio c’è una sublimazione omosessuale. Mi sembra ovvio che sia così: maschi che non fanno altro che pensare ad altri maschi...».